Rimborso pensioni Inps. 1800 euro medi per la bocciatura della norma Fornero. Unimpresa:”Austerity sbagliata”

Roma, 4 maggio 2015 – Mentre il Governo Renzi si appresta a provvedere con un emendamento riparare alla bocciatura della norma della Legge Fornero dichiara illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n.70/2015 del 10 marzo 2015, si fanno i conti sui rimborsi delle pensioni inps interessate dalla norma fino ad oggi.

Secondo l’Istat il blocco 2012-2013 ha toccato circa sei milioni di persone con una pensione superiore ai 1.443 euro mensili lordi.

[easy_ad_inject_1]La quota maggiore è costituita da pensionati tra i 1.500 e i 1.999 euro (17,4% del totale) e tra 2 mila e 3 mila euro (13,7%).

Ciò che sembra evidente è che se il blocco è illegittimo, i pensionati che per due anni, quando l’inflazione era rispettivamente al 3% (2012) e all’1,2% (2013), non hanno avuto l’adeguamento, ora dovranno riceverlo e nessun emendamento del Governo potrà evitarlo, pena essere passibile di dichiarazione di illegittimità anch’esso.

Mediamente, prendendo ad esempio un un pensionato «tipo» che al dicembre del 2011 riscuoteva 2.000 euro lordi, a gennaio 2012 la sua pensione sarebbe dovuta salire a 2.054 euro. Dunque gli spetta, per l’anno 2012 un rimborso di 704 euro. A gennaio 2013 la sua pensione, regolarmente adeguata nel 2012 (2.054 euro), avrebbe dovuto godere di un aumento di 59 euro portandosi a 2.113 euro. Per il 2013 dovrebbe ottenere un rimborso di 1.469 euro. In tutto, il risarcimento si traduce in 2.173 euro lordi, 1.739 euro netti.

Dura la posizione delle imprese: “La sentenza della Corte costituzionale sul blocco delle rivalutazioni delle pensioni dimostra che l’austerity è sbagliata e, alla lunga, controproducente. Norme troppo severe sui conti statali, varate peraltro nella fretta e senza una opportuna oltre che approfondita valutazione, non aiutano la finanza pubblica e puniscono soprattutto le fasce più deboli della popolazione”.

Lo ha dichiarato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi che aggiunge “Oggi l’ex premier Mario Monti ha spiegato in una intervista che quella misura fu indispensabile perché altrimenti l’Italia sarebbe andata in default e sarebbe arrivata la Troika. Ci limitiamo a osservare i dati: nell’ultimo anno il debito pubblico è salito di 62 miliardi di euro e a febbraio scorso si è attestato a oltre 2.169 miliardi con una crescita media mensile superiore a 5 miliardi. Questi numeri non sono il termometro di un Paese in salute nonostante il rigore sui conti cominciato proprio con il governo tecnico guidato dal professor Monti”.

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Autore: Vincent Dimaggio

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