Rischio terrorismo in Italia. Matteo Renzi: non ci sono minacce specifiche. Pollari (ex sismi): attentato prevedibile

Roma, 23 marzo 2016 – “Abbiamo, come tutti i partner, messo in campo tutte le misure di sicurezza necessarie, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica in Italia”.

Lo avrebbe detto il premier Matteo Renzi nell’aprire l’incontro a Palazzo Chigi con i ministri degli Interni e degli Esteri Angelino Alfano e Paolo Gentiloni e tutti i capigruppo di maggioranza e minoranza di Camera e Senato.

Il Ministro degli Esteri. Paolo Gentiloni, parlando su La7 degli attentati di Bruxelles ha detto: “Questo terrorismo che si richiama a Daesh nelle metropoli europee è il terrorismo della porta accanto”, nasce “dentro i quartieri delle nostre città e quindi è più pericoloso”, una “sfida per l’intelligence”.

Poi ha assicurato che “Vinceremo questa battaglia” contro il terrorismo. Sul rischio in Italia: “E’ meno esposta del Belgio”, ma “dobbiamo essere consapevoli del fatto che anche dei Servizi efficienti non possono cancellare il rischio”.

Intervento in Libia? Non si sa se nei vertici di sicurezza e quelli con i capigruppo di Camera e Senato si sia parlato anche di un intervento militare in Libia. La questione è stata sollevata da Giovanni Minoli durante la sua trasmissione Mix24 in onda su Radio24 intervistando l’ex capo del Sismi, il Generale Nicolò Pollari che ha commentato la nuova legge che consente al premier di usare direttamente i corpi speciali. E si è espresso su un eventuale intervento in Libia: “Come lei sa, la Libia è una delle realtà più incerte e ingovernabili, senza regole, senza equilibri e priva di riferimenti che c’è al mondo. A mio sommesso avviso, e non solo a mio sommesso avviso, a causa di quello che abbiamo combinato qualche anno fa”.

A Minoli che chiede se questa legge che consente al premier di usare direttamente i corpi speciali sia uno strumento utile, Pollari: “Io credo che, quando si parli di intervento militare sul terreno in Libia, si parli di una prospettiva che condurrà nelle attuali condizioni ad un disastro. Posso usare un’espressione colorita che spesso usavamo nelle caserme? Si entra porco e si esce salsiccia”. Quindi cercare di entrare porci ed uscire salsiccia, chiosa Minoli, e Pollari aggiunge: “Cercare di evitare di entrare porci e uscire salsiccia, ecco”.

Sull’attentato di Bruxelles, il Generale Nicolò Pollari ha commentato: “Mi sembra che sia ora che l’Europa si renda conto che il terrorismo vive tra noi. Questa è la cronaca di una morte annunciata, ce l’avevano detto in tutti i modi. Avevano indicato anche le città. Mi pare che tra le notizie stampa che trapelino in questi giorni vi siano addirittura delle indicazioni più specifiche, ma aldilà di queste indicazioni da tempo, diciamo così, il programma operativo dell’Isis andava in questa direzione, quindi era prevedibile che ci fosse (un attentato, ndr), come è prevedibile che ce ne saranno altri. Non c’è nulla che mi sorprenda”.

Questo significa che l’attività di intelligence è praticamente nulla sostanzialmente, insiste Minoli su Radio 24 e Pollari risponde: “Innanzitutto quando parliamo di queste cose dobbiamo parlare di attività di sicurezza della quale fa parte anche l’intelligence. Il dispositivo di sicurezza è un pochino più complesso e prevede tutta una serie di prospettive e di responsabilità e qui è come la sindrome della malattia, si pensa sempre che tocchi a qualcun altro, cioè uno spera in cuor suo e in silenzio, pur rendendosi conto della situazione, che non tocchi a lui”.

Alla domanda di Minoli che chiede se questi attacchi avvenuti a 48 ore dall’arresto di Salah siano una risposta all’arresto del terrorista Pollari risponde: “Io le darò una risposta più articolata. Penso di no e in parte penso che ci sia una connessione: non penso affatto che siano direttamente collegati alla cattura del terrorista, penso che la cattura del terrorista abbia fatto anticipare un po’ qualche tempo per la preoccupazione che qualcosa potesse venir fuori”. Ed a Minoli che chiede se sia stato un errore far trapelare la notizia della cattura, l’ex direttore del Sismi risponde su Radio 24: “Guardi, se è stato fatto deliberatamente, specialmente con le indicazioni che emergono da molti organi di stampa e propagate con grande enfasi sul fatto che lui volesse collaborare, certamente è stato un errore, errore molto grave”. Minoli quindi incalza chiedendo se le autorità belghe avevano in mano un supertestimone che avrebbe potuto evitare la strage e Pollari risponde ai microfoni di Radio 24: “Non so se lui (Salah, ndr) sia un supertestimone, lui è sicuramente un personaggio molto significativo. Penso che i suoi contegni a Parigi non siano esattamente compatibili con la filosofia e il modo di agire dell’Isis”. “Ho il sospetto che l’arresto di Salah Abdeslam – prosegue Pollari su Radio 24 -, e specialmente la possibilità teorica che questa vicenda potesse in qualche modo determinare in Belgio, a Bruxelles, dove loro sono più forti, una qualche variabile rispetto alle loro progettualità, abbia anticipato, diciamo così, l’iniziativa”.

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