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Sanità pubblica: liste di attesa infinite e i pazienti si rivolgono sempre più ai privati

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Roma, 10 giugno 2015 – Il Sistema Sanitario pubblico è sempre più in difficoltà. In attesa di capire di chi è la reponsabilità, in un intreccio di norme e competenze che va dal Ministero alle Regioni fino alle autonomie managerializzate delle singole ASL, i numeri non danno adito a dubbi e i pazienti, sempre più impazienti, si vedono costretti a rivolgersi ai privati mettendo mano al portafoglio.

[easy_ad_inject_1] “Pagare è la condizione per accedere alla prestazione in tempi realistici”. E’ questo in sostanza quanto emerge dai dati della ricerca Censis-Rbm Salute «Oltre l’attuale welfare integrativo: rinnovare la previdenza complementare e la sanità integrativa», presentata a Roma al Welfare Day e diffusa da Adnkronos salute, secondo la quale per accedere a servizi sanitari in tempi brevi, gli italiani hanno pagato nel 2014 ben 33 miliardi di euro, +2% rispetto all’anno precedente.

Andando più a fondo nel dettaglio i dati sono a dir poco scoraggianti: 20 giorni in più per una risonanza magnetica al ginocchio (da 45 a 65 giorni), 12 giorni in più per una ecografia dell’addome (da 58 a 71), 10 giorni in più per una colonscopia (da 69 a 79).

Ed oltre l’attesa c’è da considerare i costi: una colonscopia senza biopsia nel pubblico costa mediamente 56 euro di ticket e richiede 3 mesi di attesa (fino a un massimo di 6 mesi nel Centro Italia), oppure costa 224 euro nel privato con una settimana di attesa.

Una risonanza magnetica al ginocchio nel pubblico richiede un ticket di 63 euro e 74 giorni di attesa, 142 euro di costo nel privato con soli 5 giorni di attesa.

Chi ci guadagna e chi ci perde sembra ormai una domanda retorica e nel frattempo 22 milioni gli italiani nell’ultimo anno hanno fatto almeno un accertamento specialistico tra radiografia, ecografia, risonanza magnetica, Tac, elettrocardiogramma e Pap test. Di essi 5,4 milioni hanno pagato per intero la prestazione e 1,7 mln di questi ultimi sono persone con redditi bassi.

Dal punto di vista geografico l’Italia resta divisa in due: in Puglia e Campania vi è il maggiore ricorso agli specialisti privati.

Tanti anni fa fu introdotta nel sistema sanitario pubblico la possibilità dell'”intramoenia” parola latina che, si diceva, risolveva gran parte dei problemi. Nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale italiano, l’attività cosiddetta “intramoenia” si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa.

Il medico è tenuto al rilascio di regolare fattura e la spesa, come tutte le spese sanitarie, è detraibile dalle imposte. Le prestazioni sono generalmente le medesime che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero.

Le prestazioni erogate in regime di intramoenia garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione.

Eppure dai dati Censis sembra proprio che l’intramoenia ha costi di solito superiori al privato puro e tempi di attesa più lunghi. Una visita cardiologica costa in media 113 euro con 7 giorni di attesa in intramoenia, 108 euro e 5 giorni di attesa nel privato. Una risonanza magnetica del ginocchio senza contrasto costa in intramoenia 152 euro con 11 giorni di attesa, 142 euro con 5 giorni di attesa nel privato puro. Una prima visita oculistica costa 105 euro con 12 giorni di attesa in intramoenia, 102 euro con 6 giorni di attesa nel privato puro.

Quali le vostre esperienze e testimonianze? Lasciate pure un commento.

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Vincent Dimaggio
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One thought on “Sanità pubblica: liste di attesa infinite e i pazienti si rivolgono sempre più ai privati

  1. Tutti veri i dati sopra esposti e la seguente costatazione:
    che è costretto a pagare il tiket con una differenza non molto eccessiva si rivolge al privato e recupera il 19% dalla dichiarazione dei redditi.
    Chi è esente da tiket accetta le lunghissime code e la Sanita finisce per servire solamente chi non paga!!!!
    Pietro

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