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Sardegna. Panico in spiaggia “Le Saline” nel Sulcis. Urla “C’è uno squalo in acqua” tutti in fuga dal mare. Era uno scherzo

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Cagliari (Sardegna), 27 luglio 2015 – Si è scatenato il panico sulla spiaggia di “Le Saline” a Calasetta, nel Sulcis, sulla costa sud occidentale della Sardegna, quando i bagnanti hanno sentito urlare al megafono “Tutti fuori dall’acqua, c’è uno squalo“. Ma lo squalo non s’era e tutto era frutto di una bravata di 3 giovani che volevano filmare la gene in fuga e presa dal panico per il falso allarme.

[easy_ad_inject_1]Uno dei giovani, autori dello scherzo di poco gusto, si è persino lanciato in mare, armato di katana, gridando “Lo uccido io lo squalo”. Tutto al solo scopo di pubblicare il video in rete con i bagnanti in fuga dall’acqua.

Ma lo scherzo, o meglio la bravata, ha avuto un esito diverso da quello sperato. I tre giovani sono stati, inftti, denunciati dai carabinieri per usurpazione di funzioni pubbliche, in quanto uno dei tre indossava una canotta con la dicitura salvataggio e aveva al collo un tesserino, procurato allarme e porto d’armi e oggetti per offendere.

L’episodio è avvenuto ieri pomeriggio quando sulla spiaggia di Calasetta c’erano oltre 400 persone intente a godersi la bella e tranquilla giornata di sole nelle splendide acque della costa sud occidentale della Sardegna.

Erano circa le 16.30 quando i tre ragazzi sono giunti in spiaggia e hanno messo in opera il loro “diabolico” scherzo. Al lanciato allarme squalo, la gente presa dal panico si è data alla fuga, tra loro anche anziani e bambini, con il pericolo anche di provocare incidenti.

Mentre uno di loro si buttava in acqua urlando “lo uccido io lo suqlo”, un altro di loro era intento a girare tutta la scena con la videocamera. E’ stato allora che alcuni bagnanti hanno chiamato le forze dell’ordine. Intervenuti sul posto, i carabinieri della stazione di Calasetta, hanno identificati i tre giovani e li hanno condotti in caserma per formalizzare le accusa. Posti sotto sequestro la katana, la canotta e la memoria della videocamera con il video girato.

Uno dei tre giovani, L.A. 21 anni, ha confessato ai carabinieri di essere lui l’ideatore dello scherzo e si è scusato con le persone che ha fatto spaventare, dicendosi dispiaciuto per l’accaduto.

Non volevo innescare il panico, ha detto. Ma, ci chiediamo, come si fa a pensare di non innescare il panico quando in spiaggia ci sono tantissime persone, tra cui molti bambini e anziani?
Bastano davvero le sue scuse, in questo caso? E se a qualcuno fosse venuto un infarto e avesse perso la vita?
Forse, in questo caso, servirebbe davvero una punizione esemplare per giovani irresponsabili in cerca di emozioni da pubblicare in rete per farsi qualche risata con gli amici.

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Vincent Dimaggio
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