Gb. Scandalo camera dei Lord. Lord Sewel si è dimesso

Londra, 28 luglio 2015 – Sta facendo il giro del mondo lo scandalo che sta colpendo il parlamento inglese dopo lo scoop del “The Sun” che ha coinvolto il barone John Sewel – il vice speaker della Camera dei Lord – ripreso in un video choc durante un festino a base di coca e prostitute e dimessosi poche ore dopo.

Lo scandalo che ha colpito Lord John Sewel – Si è dimesso il barone John Sewel, 69anni responsabile dell’applicazione dei regolamenti, poche ore dopo la pubblicazione, sul sito del Sun, di un video in cui appariva nudo mentre assumeva cocaina dal seno di una escort nel suo appartamento di Londra. Secondo quanto si apprende Sewel avrebbe pagato un assegno di 200 sterline per il festino a cui partecipava anche un’altra donna.

Nel video Lord Sewel si lamenta per “il ritardo” delle due escort e poi gira a faccia in giù una foto della moglie Jennifer.

La Baronessa D’Souza, presidente della camera dei Lord, ha definito il comportamento di Sewel “al tempo stesso sconvolgente e inaccettabile” ancor più per il suo ruolo di garante del funzionamento della Camera alta, e ha preannunciato un’inchiesta interna che si affiancherà a quella della polizia.

250 mila pagine porno visitate dal Parlamento inglese – Secondo quanto rivelato dall’Express dal parlamento inglese, durante l’orario di lavoro ci sarebbero stati circa 250mila tentativi di connessione a siti porno solo nel 2014.

Sarebbero state visualizzate 42mila pagine classificate come pornografiche solo nell’aprile dello scorso anno, più di 1.300 visite al giorno e più di 30mila click ‘proibiti’ nel mese di ottobre.
Nel 2013, sempre secondo quanto riferito dal giornale, i membri del Parlamento si sarebbero scatenati con 350.000 visite a siti web porno.

Jonathan Isaby, amministratore delegato della Taxpayers’ Alliance interpellato dall’Express ha dichiarato: “alcune di queste ‘visite’ sono senza dubbio il risultato di clic su pop-up fuori dal controllo degli utenti, ma le cifre sono comunque sorprendenti. Speriamo che coloro i quali tentano di accedere a questi siti in Parlamento possano mantenere le loro ‘attività extra-curriculari’ in sicurezza e all’interno delle proprie quattro mura, perché questo non è un uso appropriato del tempo se a pagarne le spese sono i contribuenti”.

Autore: Vincent Dimaggio

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