Sclerosi multipla: terapia con cellule staminali inverte sintomi della malattia

Sclerosi multipla

Una nuova terapia con cellule staminali dello stesso paziente in grado di invertire i sintomi della sclerosi multipla. Gli autori dello studio hanno descritto il recupero dei pazienti come “miracoloso”, mentre i pazienti stessi lo descrivono come un ritorno alla vita. Grazie a questo pionieristico trattamento, una venticinquenne inglese, Holly Drewry, di Sheffield, che soffre di sclerosi multipla dall’età di 21 anni, costretta sulla sedia a rotelle, ora può camminare e come lei stessa ha dichiarato può anche correre un po’ e accennare a qualche passo di danza.
Questo trattamento, che utilizza cellule staminali ematopoietiche prelevate dal paziente stesso, ha permesso a molti altri pazienti con sclerosi multipla di ritornare a camminare.

Il prof. Basil Sharrack, consulente neurologo del Royal Hallamshire Hospital di Sheffield, ha dichiarato

“Da quando abbiamo iniziato a trattare i pazienti circa tre anni fa, alcuni risultati sono stati miracolosi. Questa è una parola che non userei mai con leggerezza, mi permetto di usarla poiché abbiamo visto profondi miglioramenti neurologici”.

[easy_ad_inject_1]Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per dimostrare che i pazienti con sclerosi multipla non stanno avendo solo una remissione temporanea, ma duratura. I ricercatori sono dunque cauti nel dare dati definitivi, anche perché lo studio è stato condotto su un numero troppo ristretto di pazienti.
Alcuni pazienti, come detto, hanno riacquistato l’uso delle gambe; altri ancora rimasti ciechi, hanno riacquistato la vista.

Il trattamento, che, come riporta il Daily Telegraph, sarebbe il primo nel suo genere ad invertire i sintomi della sclerosi multipla, prevede il trapianto di cellule staminali ematopoietiche per infusione precedentemente raccolte dagli stessi pazienti. Con l’utilizzo di farmaci aggressivi che di solito vengono dati ai malati di cancro si procede alla completa distruzione del sistema immunitario. Le cellule staminali vengono poi infuse nel corpo dove produrranno nuove cellule immunitarie, riprogrammando tutto il sistema immunitario del paziente e provocando un’inversione dei sintomi della sclerosi multipla, malattia per la quale ad oggi non esiste una cura.
I primi effetti positivi nei pazienti si sono verificati già con un solo mese di trattamento.

Con questa nuovo protocollo, gli specialisti usano una dose elevata di chemioterapia per mettere fuori uso il sistema immunitario prima di ricostruirlo con le cellule staminali prelevate dal sangue del paziente. Questo è uno dei motivi per cui il trattamento non può essere utilizzato in tutti i pazienti, in quanto troppo aggressivo.
“Prima di procedere all’infusione di staminali, i pazienti debbono aspettare di riprendersi dagli effetti della chemioterapia”, ha spiegato il prof. Sharrack.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of American Medical Association.

Va aggiunto che il protocollo medico utilizzato in Gran Bretagna che impiega le staminali ematopoietiche per la cura della sclerosi multipla, è utilizzato anche in Italia da molti anni e che proprio pochi giorni fa è stato pubblicato su Neurology un importante studio tutto italiano su questo tema.

Secondo lo studio multicentrico internazionale, promosso dalla Società Europea Trapianti di Midollo, coordinato dal Professor Giovanni Mancardi dell’Università degli Studi di Genova e dal Dottor Riccardo Saccardi dell’Azienda Universitaria-Ospedaliera Careggi di Firenze, nel trattamento dei casi gravi di sclerosi multipla l’intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche è più efficace rispetto alla terapia farmacologica standard a base di mitoxantrone.

“Da questo studio sembra emergere che l’introduzione di cellule staminali sia in grado di riprogrammare il sistema immunitario. Con tali risultati è verosimile ipotizzare che il trattamento con cellule staminali possa influenzare profondamente il decorso della malattia”,

ha dichiarato il professor Mancardi, presidente del prossimo Congresso della Società Italiana di Neurologia.

Lo studio di fase II, durato oltre 15 anni, ha coinvolto 21 persone affette da sclerosi multipla secondaria progressiva o recidivante-remittente, la cui disabilità era peggiorata nel corso dell’anno precedente nonostante il trattamento con farmaci di prima linea.

I partecipanti allo studio sono stati seguiti per i quattro anni successivi alla randomizzazione, durante i quali l’immunosoppressione intensa seguita dal trattamento con cellule staminali sembra aver ridotto l’attività della malattia in maniera molto più significativa di quanto non abbia fatto il trattamento con mitoxantrone.

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