Scoperta negli Usa la proteina FSTL1: rigenera le cellule del cuore dopo un infarto

Stanford, California (USA), 18 settembre 2015 – La proteina FSTL1 (follistatina-like 1) si trova sull’epicardio, nel rivestimento delle pareti di un cuore sano, ma applicando una patch di collagene (un particolare cerotto bio-ingegnerizzato) che simula il tessuto del cuore e funge da fonte di FSTL1 negli infartuati, si riesce ad attivare la rigenerazione, o meglio la proliferazione, di particolari elementi cellulari detti cardiomiociti che consentono la generazione e la trasmissione dell’impulso contrattile del cuore. Detto in parole semplici, stimolando la proteina FSTL1, questa è in grado di riparare il cuore dai danni causati dall’infarto.

[easy_ad_inject_1]La scoperta porta la firma di un team internazionale di ricercatori della University School of Medicine della Stanford, in California, negli Stati Uniti. Nel corso della sperimentazione i ricercatori hanno osservato come, nei maiali e nei topi infartuati, il tessuto del cuore danneggiato sia riuscito a rigenerarsi con la crescita di nuove cellule del muscolo cardiaco grazie ad un aumento della proteina FSTL1, che ha permesso un notevole miglioramento delle funzioni cardiache.

Di norma, il tessuto cardiaco umano ha una minima capacità di rigenerarsi dopo un infarto, ma la proteina FSTL1 attraverso l’applicazione nel tessuto cardiaco del particolare cerotto di collagene, sarebbe in grado di indurre la rigenerazione delle cellule cardiache sane dopo un infarto, riparando il cuore danneggiato, riducendo il tessuto cicatriziale.

“Questa scoperta apre la porta a un trattamento completamente rivoluzionario. Grazie a questa procedura, il team di Stanford ha migliorato il tasso di sopravvivenza dopo un infarto nei topi e nei maiali, e aspira a sperimentare questa tecnica sugli esseri umani entro il 2017. Non ci sono attualmente trattamenti efficaci per invertire il corso delle cicatrici nel cuore dopo l’infarto”

ha detto Pilar Ruiz-Lozano, professoressa di pediatria e cardiologia alla Stanford University.

Molte persone sopravvivono agli attacchi di cuore, ma solitamente l’evento lascia dei danni permanenti al tessuto cardiaco che possono portare a problemi di insufficienza cardiaca, cinque o sei anni dopo l’infarto.

Se si dimostrasse efficace sugli uomini come risultato dai primi esperimenti su modelli murini e suini, questa nuova patch potrebbe invertire tali danni. Questo cambierebbe l’approccio al trattamento terapeutico degli infartuati e potrebbe favorire il rimodellamento miocardico e una riduzione dei danni cicatriziali a lungo termine nel caso di un attacco cardiaco.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature.

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Autore: Vincent Dimaggio

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