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Scuola. Cobas conferma blocco scrutini e sospensioni attività scolastiche per due giorni

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Roma, 18 maggio 2015 – La Cobas, appellandosi a tutti gli altri sindacati di seguirla, boccia la lavagna di Matteo Renzi e il disegno di legge sulla “buona scuola” e, nel dire con forza “no al preside-padrone, no ai quiz, sì all’assunzione stabile dei precari secondo la sentenza della Corte di giustizia europea” conferma il blocco degli scrutini, la sospensione delle attività scolastiche per due giorni e invita tutto il popolo della scuola a protestare in piazza domenica 7 giugno “in difesa della buona Istruzione”.

[easy_ad_inject_1] E’ quanto si riporta in una nota della Cobas pubblicata a nome del suo portavoce nazionale, Piero Bernocchi, dove si legge

“La minaccia di precettare gli insegnanti è un oltraggio alla scuola pubblica, una di quelle prepotenze verbali che eccitano gli animi e accendono lo scontro sociale. E infatti nessun governo in Italia è mai ricorso davvero alla precettazione dei professori…Speriamo dunque che al presidente dell’Autorità di garanzia degli scioperi Roberto Alesse..vengano tirate le orecchie da Renzi e dal ministro Giannini” ha scritto ieri Francesco Merlo, non esattamente un militante COBAS, su “La Repubblica”. Purtroppo l’auspicio non si è realizzato ed anzi la minaccia di precettazione, che in ogni caso competerebbe ai prefetti in casi di emergenza e di “grave turbativa” provocati da uno sciopero, è stata sbandierata ai quattro venti e ingigantita, con lo scopo di intimorire i lavoratori/trici. E un primo preoccupante effetto lo si è visto ieri, quando dalla manifestazione a Roma dei Cinque sindacati, fino a ieri quasi tutti favorevoli al blocco, nessun annuncio in tal senso è emerso e non ci sono state repliche nette alle inaccettabili minacce.”

Per Bernocchi vanno dunque rotti gli indugi e “dare con urgenza un forte segnale che tranquillizzi i docenti e che dimostri la legittimità della forma di lotta proposta: e per questo abbiamo indetto, auspicando fortemente che anche gli altri sindacati facciano lo stesso,il blocco degli scrutini e di ogni attività scolastica per tutto il personale per due giorni consecutivi, a partire dal giorno seguente la fine delle lezioni, differenziata per Regioni. ”

Il blocco degli scrutini e di ogni attività scolastica Regione per Regione:

“i giorni 8 e 9 giugno per Emilia-Romagna e Molise; il 9 e il 10 per Lazio e Lombardia; il 10 e l’11 per Puglia, Sicilia e Trentino; l’11 e il 12 per Liguria, Marche, Sardegna, Toscana,Umbria, Campania e Veneto; il 12 e il 13 per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Val d’Aosta; il 17 e il 18 per l’Alto Adige. Ricordiamo ai presidi e a tutti/e che non è possibile procedere ad alcuno scrutinio finale prima che siano terminate le lezioni (comma 7, art.192 del DLgs 297/1994) e che non si possono spostare d’ufficio scrutini già convocati nei giorni di sciopero (attività antisindacale) e che saremmo costretti a perseguire eventuali illegalità in tal senso.” continua Bernocchi

Le spiegazioni attese dal “mastro Renzi”

“Restiamo in attesa di una nuova convocazione da parte del “cattivo maestro” Renzi” continua Bernocchi – affinché, dopo l’imbonimento massmediatico alla lavagna, ci si spieghi:
1) come potrebbe un preside con centinaia di docenti nei vari plessi – che vede, al più, due o tre volte l’anno in collegio docenti – giudicarne le capacità didattiche;
2) come lo potrebbero fare addirittura i genitori e gli studenti, assegnando aumenti salariali ad un dieci per cento di “migliori” docenti;
3) con quali doti medianiche un preside “ingaggerà” dagli Albi territoriali docenti mai visti e conosciuti,
4) perché precari con la stessa anzianità di servizio dei possibili stabilizzati verrebbero gettati fuori dalla scuola;
5) perché dovrebbero essere i cittadini, e non lo Stato, a finanziare le scuole con il 5 per Mille, favorendo quelle delle zone ricche a discapito delle disagiate;
6) perché non si dividono tra “bravi” e “somari”, con differenti stipendi, anche, ad esempio, i medici, i magistrati, i parlamentari e i politici.

Bernocchi ripete poi l’appello agli altri sindacati “che hanno scioperato con noi il 5 maggio e al popolo della scuola pubblica: una domenica con centinaia di migliaia di persone in piazza sarebbe un segnale fortissimo, che neanche il Grande Imbonitore riuscirebbe a nascondere.”

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Vincent Dimaggio
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