Sì alla fecondazione eterologa oltre i 43 anni: il Tar Veneto boccia la delibera regionale

Venezia, 9 maggio 2015 – Il Tar del Veneto ha bocciato la delibera della Giunta Regionale del Veneto che fissava il limite di età a 43 anni per le donne che chiedono la fecondazione eterologa nelle strutture pubbliche perché “viziata per violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, nonché diritto alla genitorialità e alla salute, di cui agli articoli 2, 3, 29 e 32 della Costituzione”. Dunque, anche se con l’età avanzata diminuiscono le probabilità di gravidanza, non può essere posto un limite che violerebbe esplicitamente i principi costituzionali.

[easy_ad_inject_1]Questa disparità di trattamento, che impone alle coppie di non limitarsi al solo pagamento del ticket, contrasta con i principi dettati dalla Corte Costituzionale proprio nella sentenza che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge 40/2004, che ammetteva soltanto la fecondazione omologa, avendo la Corte chiaramente affermato l’ammissibilità e l’analogia delle due tecniche di procreazione medicalmente assistita, cioè l’omologa e l’eterologa, che prevede invece l’utilizzo di gameti terzi.

Sono molte infatti le coppie non più tanto giovani che ricorrono all’eterologa viste le bassissime percentuali di successo della fecondazione omologa. La possibilità di utilizzare ovociti o spermatozoi da parte di donatori più giovani, aiuta ad aumentare le probabilità di una gravidanza.

Il costo medio per la fecondazione eterologa a carico delle Regioni si aggira intorno ai 3.500 euro per ogni prestazione di questo tipo, e la Regione Veneto con la delibera sotto accusa cercava ovviamente di contenere i costi facendoli ricadere interamente sulle coppie che desiderano tanto avere dei figli. Ora, invece, la Regione Veneto dovrà far fronte a nuovi interventi in bilancio per coprire le prestazioni sanitarie.

Il Tar del Veneto, anche tenuto conto di un vecchio precedente della Regione Veneto che fissava a 50 anni il limite di età per accedere alla procreazione assistita omologa, risalente al 2011, bene ha fatto ad accogliere le obiezioni presentate dalla coppia ricorrente, che con l’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni, denunciava l’incongruenza della delibera regionale per “eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, con quanto previsto dalla Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita dove parla di ‘età potenzialmente fertile'”, non indicando dunque un limite preciso riguardo all’età anagrafica.

“Ci auguriamo che anche nelle altre Regioni questo limite sia rimosso perché contraddittorio: da un lato si fa finta di favorire l’applicazione dell’eterologa e dall’altro si introducono nuovi limiti non previsti dalla legge 40, che parla di età potenzialmente fertile. È arrivato il momento in cui la classe politica, che sta dimostrando quanto sia inadeguata su questi temi, decida di affermare libertà che corrispondono a diritti”

si legge in una nota stampa dell’Associazione Luca Coscioni.
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Autore: Vincent Dimaggio

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