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Sindrome da crepacuore pericolosa quanto l’infarto: donne più a rischio

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Roma, 30 settembre 2015 – La sindrome da crepacuore, nota come sindrome di takotsubo o cardiomiopatia da stress, uccide quanto l’infarto e non si tratta di una patologia benigna come ritenuto fino ad oggi da tutta la comunità scientifica. La scoperta si deve ai risultati di uno studio internazionale che ha coinvolto un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Cardiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico A. Gemelli di Roma.

[easy_ad_inject_1]Lo studio sulla sindrome da crepacuore, spiegano gli autori, è il primo nel suo genere ed ha coinvolto 26 centri di nove Paesi tra Europa e Stati Uniti d’America. In tutto sono stati studiati 1750 pazienti con sindrome di tako-tsubo per comprendere l’evoluzione clinica della patologia, che colpisce soprattutto le donne rispetto agli uomini, con un rapporto di 9 a 1, e che si manifesta in particolare momenti della vita, come ad esempio un lutto.

La sindrome da crepacuore si manifesta proprio come un infarto, con sintomi che vanno dal classico dolore al petto all’affanno improvviso, anche se al momento della coronarografia d’urgenza, che viene eseguita quando si sospetta un infarto miocardico, le coronarie risultano nella norma, cioè senza stenosi, il restringimento che provoca l’infarto.

Tuttavia, spiegano i ricercatori, il cuore mostra una alterazione della forma, che diventa a palloncino.

“Il precedente studio realizzato al Policlinico Gemelli, pubblicato sull’European Heart Journal nel 2010, ha chiarito la fisiopatologia di questa sindrome caratterizzata da costrizione reversibile dei piccoli vasi del cuore”

afferma la dottoressa Leda Galiuto, professore aggregato alla Cattolica e cardiologa presso lo stesso Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, che ha collaborato alla ricerca.

“Le alterazioni del microcircolo coronarico hanno un ruolo fondamentale in molte malattie cardiovascolari ed in particolare, come da noi recentemente dimostrato, nella sindrome di takostsubo. Queste conoscenze diventano particolarmente importanti alla luce dello studio appena pubblicato sul New England perché consentono di identificare nuovi bersagli terapeutici per una sindrome che non è così benigna come ritenuto in precedenza”

spiega il Professor Filippo Crea, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, che ha guidato il team di ricercatori insieme alla dottoressa Galiuto.

Lo studio serve a chiarire, dicono gli autori, che nonostante le disfunzioni microvascolare e miocardica, tipiche della sindrome da crepacuore, siano reversibili la prognosi per questi pazienti è simile a quella dei pazienti con infarto, cioè, con possibilità di shock cardiogeno, una condizione grave nella quale il cuore non pompa sufficiente sangue all’organismo, nel 12% dei casi e di morte nel 5% dei casi.

In conclusione, i ricercatori sostengono, con tanto di dati alla mano, che la sindrome da crepacuore non può essere più considerata una patologia benigna e che è importante milgiorare la comprensione delle cause e mettere a punto un trattamento terapeutico più mirato, visto che i tassi di mortalità della sindrome da crepacuore sono paragonabili a quelli dell’infarto.

Lo studio è stato pubblicato sul “New England Journal of Medicine – NEJM”.

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Vincent Dimaggio
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