Stefano Cucchi. Chiusa inchiesta bis. Pm: è omicidio preterintenzionale

Stefano Cucchi

Chiusa dalla procura di Roma l’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi morto il 22 ottobre all’ospedale Sandro Pertini di Roma.

I pubblici ministeri accusano di omicidio preterintenzionale i tre carabinieri che arrestarono il giovane il 15 ottobre 2009.

Previsto dall’art 584 del codice penale, l’omicidio preterintenzionale si consuma quando l’agente cagiona la morte della vittima come conseguenza di un’azione violenta.

I tre carabinieri ritenuti responsabili del pestaggio di Cucchi rischiano la reclusione da dieci a diciotto anni. I tre militari dell’Arma dei Carabineri che secondo l’accusa colpirono Stefano Cucchi con “schiaffi, pugni e calci” sono accusati anche del reato previsto dall’articolo 608 del codice penale e che riguarda l’abuso di autorità contro arrestati o detenuti e punito con la reclusione fino a trenta mesi.

Per il procuratore della repubblica Pignatone e il sostituto procuratore  Musarò le botte provocarono “una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale” e sarebbero all’origine dei problemi di salute che poi lo portarono alla morte.

Per altri 2 militari si ipotizzano i reati di falso e calunnia.

La procura non ha ritenuto fondata l’ipotesi di epilessia emersa da una perizia.

Legale: accuse non provabili –  La Procura ha esercitato una sua prerogativa e ha formulato il capo di imputazione che ritiene sussistente. Noi riteniamo, di contro, che tale contestazione non potrà essere provata nel giudizio“.

E’ quanto dichiarato dal legale di uno dei tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale nell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, secondo il quale gli elementi su cui si fonda la contestazione “non sono riscontrabili in atti e, tanto meno, nella perizia disposta dal Gip con incidente probatorio“.

Autore: Donato Paolino

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