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Vedove più in salute e meno stressate delle donne sposate: lo rivela uno studio italiano

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Padova, 27 aprile 2016 – La fragilità è una sindrome geriatrica in cui si ha una graduale perdita di riserva omeostatica che comporta un aumento del rischio di problemi di salute e menomazioni funzionali, come le disabilità. E’ importante, dunque, comprendere i determinanti sociali della fragilità per poter identificare le persone a rischio più elevato nella loro fase iniziale in modo da prevenire questa condizione che può comportare diverse patologie oltre a stati di stress e depressione.

E’ quello che hanno fatto i nostri bravi ricercatori dell’Università di Padova che, insieme ai colleghi dell’Istituto di neuroscienze del Cnr, hanno seguito per oltre quattro anni quasi duemila persone over 65 per identificare tra loro i soggetti più a rischio in una condizione di fragilità, come quella della vedovanza, facendo delle scoperte davvero sorprendenti. Lo scopo era comprendere quanto lo stato civile, cioè l’essere sposati, single o vedovi, potesse influire sul loro stato di salute.

“A differenza dei risultati osservati per il sesso maschile, le donne rimaste vedove hanno mostrato un rischio significativamente più basso di fragilità rispetto alle donne sposate, con una minore incidenza di perdita di peso involontaria o livelli di attività fisica al giorno bassi. Inoltre, anche se le donne che non si erano mai sposate non hanno mostrato alcuna significativa associazione con la fragilità, dopo un’attenta analisi si è osservato che anche loro avevano probabilità significativamente più basse di perdita di peso involontaria e stanchezza rispetto alle donne sposate. I nostri risultati sono parzialmente in contrasto con precedenti segnalazioni di un effetto più debole, ma ancora protettivo del matrimonio sulla mortalità, stato di salute, e la depressione nelle donne, come negli uomini”, spiegano i ricercatori.

Quando si dice “vedova allegra” non si usa un termine poi tanto inappropriato, nonostante la tristezza che invade inevitabilmente il cuore di chi resta solo, specie dopo tanti anni di matrimonio alle spalle. Infatti, secondo questo studio tutto italiano, venuto alla ribalta della stampa internazionale, le vedove sono risultate più in salute e meno stressate rispetto agli altri soggetti coinvolti, siano essi sposati, vedovi o single.

I risultati della ricerca hanno dimostrato che le vedove hanno un rischio di fragilità e depressione ridotto di circa un quarto. Al contrario la stessa situazione di vedovanza o di stato di single in un uomo ribalta completamente i risultati, facendo emergere che i maschi che stanno da soli stanno molto peggio di quelli sposati.

Lo studio, pubblicato sul “Journal of Women’s Health“, si è basato sull’analisi dei dati di 1.887 persone ((733 uomini e 1154 donne) di età media superiore ai 65 anni, di cui il 50,3% dei soggetti erano sposati (59,9% uomini e 40,1% donne), l’8% non era mai stato sposato (27,8% vs. 72,2%), e il 41,7% erano vedovi (15,6% vs . 84,4%). I soggetti coinvolti erano iscritti al Progetto Veneto Anziani e con nessuna evidenza di malattie, seguiti per circa quattro anni.

Dei 3099 partecipanti inizialmente arruolati nello studio, 146 sono stati esclusi perché i dettagli di base sul loro stato civile o la fragilità mancavano, altri 142 partecipanti erano già fragili al basale, 168 sono rimasti vedovi nel corso dello studio, e 746 sono morti. Dal momento che la prevalenza dei divorziati nel campione era trascurabile (0,3%), dall’analisi sono stati anche esclusi 10 soggetti divorziati, ottenendo così un campione finale di 1887 uomini e donne anziani.

Obiettivo della ricerca era quello di comprendere quanto lo stato civile potesse influire su disabilità e mortalità, e in particolare sulla fragilità, un fattore che finora non era stato oggetto di approfonditi studi.

Nel corso dello studio medici e infermieri hanno esaminato i partecipanti presso gli ospedali della città di Padova, registrando informazioni sulla loro istruzione, il tipo di attività fisica che svolgevano, il reddito mensile, il fumo, eventuale assunzione di alcol, il numero di conviventi, e la loro vita quotidiana con interviste faccia a faccia.

La fragilità è stata valutata al basale sulla base dei criteri fritti: perdita di peso involontaria di 5 kg o più nel corso dell’anno precedente; stanchezza; livello di attività fisica, in base al dispendio energetico stimato nelle attività quotidiane; tempo impiegato per percorrere una distanza di 4 m, stratificato per genere e altezza; forza impugnatura, valutata mediante tagli specifici per sesso e BMI. Un individuo è stato definito come fragile se sono stati riscontrati almeno tre di questi criteri; per uno o due criteri i soggetti sono stati classificati come pre-fragili.

“L’analisi delle differenze di genere nel rapporto tra lo stato civile e le fragilità è una questione interessante che deve essere ancora pienamente chiarita. Lo scopo del nostro studio è stato quello di esaminare l’associazione tra lo stato civile e l’incidenza della fragilità in una coorte di uomini e donne anziani monitorati per oltre 4 anni.

“I nostri risultati contrastano in parte con quelli di lavori precedenti che indicano un effetto lieve, ma comunque protettivo, del matrimonio su mortalità, stato di salute e pericolo depressione, nelle donne come negli uomini. Tuttavia studi sociologici hanno già suggerito che il non essere sposati è una condizione più svantaggiosa per i maschi rispetto alle femmine, e che all’opposto il matrimonio protegge più gli uomini delle donne” spiega la ricercatrice dell’Università di Padova, Caterina Trevisan, una degli autori dello studio.

I ricercatori spiegano che lo stato civile sembra influenzare in modo significativo l’insorgenza di debolezze nelle persone anziane, con alcune differenze specifiche di genere. Gli uomini non sposati sono risultati più ad alto rischio di situazioni di stress, mentre le vedove sono risultate più in salute e meno soggette a stress persino rispetto alle donne sposate.

Dallo studio emerge, inoltre, che “livelli di istruzione più alti e uno stato socio-economico migliore, riscontrati fra le donne single, possono riflettere una condizione sociale che favorisce un maggiore benessere psicologico e fisico”.

Per quanto riguarda la maggiore fragilità dell’uomo rispetto alla donna vedova, la dottoressa Trevisan spiega che “mentre per l’uomo avere accanto una compagna significa poter contare su qualcuno che si prende cura di lui in casa e nelle questioni di salute, le donne sposate hanno più probabilità di vivere una situazione stressante, restrittiva e frustrante”.

“Sono necessarie ulteriori ricerche per vedere se i recenti cambiamenti nella nostra struttura sociale influenzeranno l’impatto dello stato civile sull’insorgenza di fragilità” concludono i ricercatori.

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