Suore rimaste chiuse in ascensore per tre giorni a Roma senza acqua nè cibo. Salvate dai carabinieri

Roma 9 giugno 2015 – Brutta vicenda per due suore che sono rimaste chiuse in ascensore e hanno dovuto vivere in uno spazio angusto di una cabina per ben tre giorni senza acqua, né cibo. Nessuno ha ascoltato le loro richieste di aiuto. Alla fine l’epilogo felice: sono arrivati i carabinieri e le hanno salvate.

[easy_ad_inject_1]La brutta disavventura per le due religiose è successa a Roma nell’istituto religioso Casa della suore Mariste di via Aurelia 292, dove due suore, una irlandese di 58 anni e una neozelandese di 68 anni, venerdì scorso hanno preso l’ascensore dell’istituto che, improvvisamente si è bloccato.
Purtroppo le suore non avevano con sé alcun cellulare e il tasto di chiamata di emergenza dell’ascensore ha risuonato inutilmente: nell’istituto non c’era nessuno che potesse sentire l’allarme e le percussioni vicino la porta dell’ascensore con le relative richieste d’aiuto.

A quanto si apprende, infatti, in quel momento l’istituto, punto di appoggio per suore che tornano da missioni all’estero, era in quel momento abitato soltanto dalle due religiose intrappolate nella cabina dell’ascensore.

Dopo ben tre giorni si è presentata all’istituto la donna delle pulizie che, dopo aver suonato invano il campanello, si è preoccupata per la sorte delle due religiose ed ha avuto la felice idea di rivolgersi ai carabinieri.

I militari della compagnia di San Pietro sono intervenuti ed hanno individuato e liberato le suore entrando nella cabina di manutenzione ed eseguendo le manovre necessarie.

Le suore sono state poi soccorse dagli stessi carabinieri all’ospedale dove i medici le hanno trovate sotto choc e fortemente disidratate.

[easy_ad_inject_2] [starbox]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *