Scoperto potenziale legame tra consumo agrumi e rischio melanoma

Providence, Rhode Island (USA), 2 luglio 2015 – Bere una spremuta d’arancia o mangiare un pompelmo fresco a colazione potrebbe aumentare il rischio di melanoma, il più aggressivo tumore della pelle. A rivelarlo uno studio americano della Brown University di Providence, Rhode Island, negli Stati Uniti, secondo il quale esisterebbe un legame tra il consumo quotidiano di agrumi e l’aumento del rischio di melanoma.

[easy_ad_inject_1]I ricercatori spiegano che gli agrumi sono alimenti ricchi di psoraleni e furocoumarins, un gruppo di sostanze chimiche naturali con potenziali proprietà fotocancerogeni. La ricerca aveva lo scopo di valutare prospetticamente un possibile legame tra il rischio di melanoma maligno della pelle ed il consumo di agrumi.

Utilizzando i dati di due studi prospettici a lungo termine che hanno coinvolto 63.810 donne infermiere e 41.622 uomini professionisti sanitari, i ricercatori hanno scoperto un potenziale legame tra il consumo di agrumi e il melanoma maligno della pelle. Tuttavia, spiegano i ricercatori, i risultati dello studio non bastano a provare che gli agrumi sono stati la causa dei tumori della pelle, e saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare la connessione.

Dall’analisi degli studi è emerso che, in oltre 20 anni di osservazione, 1.840 tra i soggetti coinvolti avevano sviluppato il melanoma nel corso dei test. I ricercatori hanno osservato che chi aveva consumato una porzione di agrumi o spremuta di agrumi 1-2 volte al giorno vedeva aumentare del 36% il rischio di sviluppare il melanoma, rispetto a chi consumava questi frutti meno di due volte a settimana. Quelli che mangiavano agrumi 2-4 volte a settimana hanno avuto un 10% di aumento del rischio di melanoma. Tra gli agrumi, il pompelmo è quello che sembra avere la più forte associazione con il melanoma.

Il pompelmo fresco ha fatto registrare il legame più forte, con un aumento del rischio di melanoma del 41% per chi lo consuma più di tre volte a settimana rispetto a chi non ha mai mangiato il pompelmo. Questo legame non è stato però riscontrato con il consumo di succo di pompelmo.

Gli autori della ricerca spiegano che a causare un aumento del rischio melanoma sarebbe una particolare sostanza di cui gli agrumi sono ricchi, chiamata furocoumarins. Si tratta di una sostanza fotoattiva che innesca un meccanismo di difesa per i frutti, rispondendo agli stimoli dei raggi ultravioletti. Il legame con il melanoma si spiega proprio col fatto che consumando agrumi e quindi assorbendo elevate quantità di furocoumarins, la pelle diventa molto sensibile all’esposizione solare e tutti sappiamo che già di per sé un’eccessiva esposizione al sole espone il soggetto anche ad una aumento del rischio di insorgenza del più temuto tumore della pelle.

“I risultati, da un singolo studio osservazionale non possono riflettere l’intera popolazione degli Stati Uniti, devono essere interpretati con cautela. Il melanoma maligno cutaneo è una forma potenzialmente mortale di cancro della pelle. Sebbene vi siano stati recentemente incredibili progressi nel trattamento del melanoma, si raccomanda la prevenzione del melanoma attraverso l’uso di protezioni solari e screening del cancro della pelle”

ha detto l’autore principale della ricerca, il dottor Abrar Qureshi del Warren Alpert Medical School della Brown University e Rhode Island Hospital.

“Noi non stiamo raccomandando di apportare cambiamenti nel tipo di frutta che si consuma, gli agrumi come altri tipi di frutta e le verdure sono importanti per la salute global. Tuttavia, fino a quando non avremo ulteriori informazioni sugli effetti del furocoumarins, quelli che consumano agrumi freschi regolarmente dovrebbero prestare più attenzione all’esposizione al sole, e in base alla loro attività all’aperto il consiglio è di indossare abbigliamenti idonei per la protezione solare, come cappelli e indumenti protettivi dal sole”

precisa il dottor Abrar Qureshi.

Lo studio è stato condotto da ricercatori del Brigham and Women Hospital, Harvard Medical School e Brown University, ed è stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

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Energia pulita dagli agrumi: creato il primo impianto a Catania

Catania, 13 aprile 2015 – Creare energia pulita utilizzando gli scarti degli agrumi, questo l’obiettivo del primo impianto sperimentale a biogas prodotto dal “pastazzo” di agrumi, progettato e realizzato a Catania dalla Cooperativa Empedocle. Il pastazzo di agrumi è ciò che rimane dalla spremitura degli agrumi che, se opportunamente trattato, può diventare energia, vale a dire biogas e quindi elettricità e calore.

L’impianto, nato con l’intento di venire incontro alle esigenze dei principali attori della filiera agrumicola siciliana riuniti all’interno del Distretto Agrumi di Sicilia, è stato avviato nel 2014 e realizzato grazie alla collaborazione dei ricercatori del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania insieme alla Cooperativa Empedocle, che hanno avuto il compito di individuare i processi industriali più adatti per il riutilizzo del pastazzo.

[easy_ad_inject_1]Si tratta di un primo e significativo passo verso un corretto e biosostenibile metodo per trattare gli scarti delle produzioni industriali che, al posto di essere smaltito (procedura che ha sulle aziende produttrici un impatto economico non indifferente) viene qui utilizzato per produrre energia pulita. Va da sé che il cosiddetto pastazzo passa da rifiuto a materia prima per ottenere biomassa che produce energia rispettando l’ambiente.

L’impianto, realizzato a Catania, inaugurato il 10 aprile scorso, al momento, ha la capacità di attivare un generatore in grado di produrre 1 MW di energia elettrica e circa 500 metri cubi di biogas, ed è in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 333 famiglie.

Attualmente, il pastazzo, lo scarto della lavorazione industriale degli agrumi (pensiamo a tutti gli scarti che derivano dalla produzione dei succhi di frutta), rappresenta circa il 60% del quantitativo totale trattato. Stando ai calcoli fatti dai ricercatori si tratta di circa 340mila tonnellate all’anno che, per essere trattate come rifiuti, costano alla filiera produttiva 10 milioni di euro all’anno.

L’impianto sperimentale di energia pulita, spiegano i ricercatori, sfrutta la quantità di digestione anaerobica per produrre energia elettrica, biometano, bioprodotti e nutrienti per il terreno.

L’obiettivo ora è quello di poter estendere il progetto a tutta la Regione Sicilia. Si ipotizza che per utilizzare tutti gli scarti prodotti della filiera agroalimentare in Sicilia, basterebbero in tutto 20 impianti sparsi in tutta la Regione.

“Questo è un progetto che ha molteplici risvolti positivi. Il primo è quello di aver acceso i riflettori su un problema reale legato al riutilizzo di un sottoprodotto, il pastazzo, che da fattore critico ha tutte le potenzialità per divenire risorsa. Secondo: ha favorito il dialogo tra pubblico ed il privato. Terzo: questo progetto ha dato valore all’innovazione di sistema proposta dal Distretto degli Agrumi e sostenuta con passione da The Coca-Cola Foundation, una vera carica di energia positiva necessaria al cambio di rotta di tutto il comparto”

ha spiegato Federica Argentati, Presidente Distretto Agrumi di Sicilia, nel corso della conferenza stampa.

Secondo Vittorio Cino, direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali Coca-Cola Italia, la realizzazione di questo progetto rappresenta un’opportunità per la Regione Sicilia che, grazie a questo innovativo impianto, può rappresentare un modello virtuoso per tutto il Paese.

Il progetto di ricerca industriale ha ricevuto il finanziamento non condizionato della The Coca-Cola Foundation.
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