Aids, nuove terapie in attesa del vaccino contro l’Hiv. Prezzi farmaci ancora alti

Durban (Sud Africa), 25 luglio 2016 – Nel corso della 21esima conferenza internazionale organizzata dalla International AIDS society (IAS), che si è tenuta a Durban in Sud Africa dal 18 al 22 luglio, sono state presentate le nuove terapie antiretrovirali per chi è affetto da hiv oltre alle nuove strategie per sviluppare ciò che gli esperti ritengono uno dei più importanti obiettivi globali per la tutela della salute mondiale: una cura per l’Hiv, il vaccino.

Tra le nuove terapie, nel corso della conferenza internazionale, è stata presentata una terapia antiretrovirale che utilizza due soli farmaci anziché tre, dolutegravir più 3TC. In concreto dovrebbe avere un costo più basso rispetto alle attuali terapie, i cui prezzi dei farmaci rimangono ancora troppo alti, e in particolare dovrebbe provocare meno effetti collaterali. I farmaci utilizzati sono stati prodotti grazie alla nanotecnologia, ciò significa che dovrebbero avere un maggior impatto sul bersaglio e consentirebbero una somministrazione tramite iniezione ogni due mesi, rendono la vita dei pazienti meno pesante dal punto di vista del trattamento terapeutico.

Le speranze degli esperti sono però tutte riposte nel vaccino. Grazie alla scoperta su come far produrre al nostro organismo gli anticorpi necessari a neutralizzare il virus Hiv, la ricerca sta facendo enormi passi avanti.

“Ci vorranno almeno 5-6 anni ancora per studiare l’efficacia e la sicurezza sull’uomo. Ma la strada sembra promettente” ha detto Stefano Vella, esperto di Aids dell’Istituto superiore di Sanità, alla conferenza a Durban.

Nel corso della conferenza internazionale a Durban l’International AIDS Society ha presentato anche il nuovo sistema di HIV Cure 2016 sviluppato in due anni di lavoro scientifico portato avanti da 59 esperti internazionali.

“Non molto tempo fa, era poco considerata la possibilità di una cura per l’infezione da HIV”, ha detto il premio Nobel Françoise Barré-Sinoussi. “Oggi, grazie anche ai progressi della ricerca, come la cura di un individuo sieropositivo attraverso un trapianto di cellule staminali, l’individuazione di una piccola coorte di individui che sono in grado di controllare l’infezione in seguito al trattamento, e alcuni progressi degni di nota, geni e terapia immunitaria, la ricerca di una cura è diventata una priorità assoluta nella ricerca sull’HIV. Nel 2016, la ricerca ha segnato un crescente interesse scientifico, fatto di strategie di ricerca innovative in fase di sviluppo, e un nuovo ottimismo che una cura o remissione sostenibile per l’HIV è fattibile”.

Strategie di trattamento attuali presentano gravi limitazioni, tra cui le sfide economiche, operative e logistiche immense associate alla fornitura di assistenza per tutta la vita per i quasi 37 milioni di persone che oggi vivono con l’HIV. Gli individui che vivono con l’HIV devono anche gestire la tossicità dei farmaci e la persistente disfunzione immunitaria, l’infiammazione e il rischio di comorbidità associate all’infezione da HIV.

Aids. Hiv: aumentano i contagi fra i giovani tra i 25 e i 30 anni

Milano, 8 giugno 2016 – La diffusione del virus Hiv, responsabile dell’Aids, non accenna a diminuire. Secondo gli ultimi dati diffusi nel corso dell’ottava edizione di ICAR, Italian Conference of AIDS and Antiviral Research, organizzata sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che si è conclusa oggi a Milano, presso l’Università Milano Bicocca, negli ultimi anni si è registrato un aumento delle infezioni da Hiv, in particolare tra i giovani.

“Quello dei nuovi contagi è un problema che diventa, giorno dopo giorno, sempre più grave. Negli ultimi 4-5 anni c’è stato un incremento di infezioni tra i giovani, soprattutto nella fascia d’età 25-30 anni. Inizia, però, anche un fenomeno parallelo di diffusione del virus nella popolazione eterosessuale: se però i gruppi LGBTQ sono tendenzialmente informati, e si espongono al rischio nonostante la consapevolezza del rischio, i secondi no, e ignorano completamente il problema”.

La causa principale del contagio è sempre la stessa, il mancato utilizzo del preservativo, sia nei rapporti tra etero che tra omosessuali. Inoltre, gli specialisti hanno riscontrato che proprio gli etero, a differenza della comunità gay, si riscontra un’ampia fetta dei cosiddetti inconsapevoli, di quelli cioè che ignorano completamente il problema “Hiv”.

Nel corso del congresso è stato presentato anche il recente studio di Francesco Simonetti, un giovane ricercatore italiano premiato, che ha analizzato come “il virus si integra con il genoma, seguendo uno schema ben preciso, dimostrando l’obiettivo di inserirsi in alcuni geni per favorirne la sua diffusione”.

Come spiega il Prof. Andrea Gori “quello di Francesco Simonetti è un bellissimo lavoro sulla rivoluzione genetica del virus e sui siti di integrazione del virus all’interno del genoma umano. Lo studio (condotto presso il National Cancer Institute) analizza come il virus si integra nel genoma, e sfrutti alcuni geni per diffondersi e persistere. Questo studio, i cui risvolti nel futuro sono estremamente importanti, aiuta a comprendere il meccanismo con cui questi virus si instaurino e, magari, impedirne la proliferazione”.

“Tutti i virus studiati erano chiaramente non più funzionanti, a causa di numerose mutazioni o all’assenza di geni fondamentali, fenomeno estremamente frequente nei virus integrati. Al contrario però, una regione chiamata “LTR”, che regola l’espressione del virus, risultava sempre intatta e capace di alterare l’espressione del gene in cui HIV si trova integrato, modificando così alcune proprietà della cellula infettata, come la capacità di proliferare o di sopravvivere nel tempo. Lo studio di questi cloni è fondamentale, in quanto questi possono contenere anche dei virus intatti, rappresentando uno dei veri ostacoli al controllo o alla cura dell’infezione da HIV. Strategie terapeutiche future dovranno infatti prevenire, od ostacolare l’espansione clonale delle cellule che costituiscono il serbatoio dell’HIV”, ha spiegato Francesco Simonetti, l’autore dello studio.

Hiv. Donne contagiate dall’untore romano salgono a 29

Roma, 11 gennaio 2016 – Il numero delle giovani donne contagiate da Valentino T., l’untore romano con l’Hiv da anni, sale a 29. Come presumevano gli inquirenti sono dunque molte di più le ragazze con cui l’uomo ha avuto, coscientemente, rapporti sessuali non protetti pur sapendo che le avrebbe contagiate con il virus Hiv.

L’uomo, 31 anni, era solito adescare le sue ignari vittime sul web. Una decina di donne con cui ha avuto rapporti, fortunatamente, non hanno contratto il virus agente dell’Aids.

Continuano nella procura romana le audizioni delle donne che nei giorni seguenti alla diffusione della notizia dell’arresto di Valentino T., allarmate avevano contattato gli inquirenti perché avevano conosciuto l’uomo tramite siti e chat sul web e con il quale avevano poi intrattenuto rapporti sessuali non protetti.

L’untore romano, intanto, accusato di lesioni volontarie gravissime, rimane in carcere per decisionde del Tribunale del Riesame che ha ritenuto di non dover concedergli gli arresti domiciliari in quanto vi è il fondato pericolo che l’uomo possa infettare altre donne.

Usa. FDA: gay e bisessuali potranno donare il sangue dopo un anno di astinenza sessuale

Washington (USA), 22 dicembre 2015 – E’ stato abolito in America il divieto per le donazioni di sangue da parte di gay e bisessuali. La Food and Drug Administration (FDA) ha emesso le nuove linee guida in materia che revocano definitivamente, dopo 32 anni, il bando a vita a donare il sangue emesso nei loro confronti.

“Le nuove linee guida rispecchiano le evidenze scientifiche più aggiornate per garantire la continuità e la sicurezza delle scorte di sangue, riducendo il rischio di infezione da Hiv

spiega la Fda.

Gli omosessuali potranno, dunque, donare il sangue, ma potranno farlo a partire da un anno dopo l’ultimo rapporto sessuale avuto con un uomo. Una regola fortemente criticata dagli attivisti gay ma che è in linea con quelle adottate in altri Paesi, come il Regno Unito, l’Australia e il Giappone.

Il divieto fu imposto nel periodo in cui iniziava a diffondersi l’epidemia di Aids, quando poco ancora si sapeva circa la diffusione della malattia, e da allora non era stato più modificato né revocato, fino ad oggi.

La decisione della FDA è il culmine di molti anni di ricerca scientifica, nonché di consultazioni con i comitati consultivi esterni e altre agenzie governative.

“La responsabilità della Fda è quella di mantenere un elevato livello di scorte di sangue in sicurezza. Abbiamo agito con grande cura per assicurare che questa revisione della normativa fosse supportata da solide basi scientifiche”

ha spiegato Stephen Ostroff, commissario ad interim dell’ente regolatorio americano.

“Nel rivedere le nostre politiche per contribuire a ridurre il rischio di trasmissione del virus Hiv attraverso i prodotti derivati dal sangue, abbiamo rigorosamente esaminato diverse opzioni alternative, tra cui la valutazione del rischio individuale. La finestra di differimento di 12 mesi è supportata dalle migliori prove scientifiche attualmente disponibili. In questo momento non ci sono Paesi con intervalli di tempo più brevi rispetto ad un anno”

ha detto Peter Marks, vice direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della Fda.

Dodici mesi è un periodo di attesa sono utilizzato anche in altri casi. Chiunque abbia fatto un tatuaggio, un piercing o sia stato punto accidentalmente da un ago, per esempio, deve attendere 12 mesi prima di poter donare il sangue.

Roma. Resta in carcere il malato di Aids che ha contagiato 6 giovani donne

Roma, 3 dicembre 2015 – Rimane in carcere il trentenne, originario di Caltanissetta, che pur sapendo di essere malato di Aids ha avuto rapporti senza protezione con alcune giovani donne di Roma, trasmettendole il virus coscientemente. Dalle indagini è emerso che l’uomo avrebbe contagiato almeno sei donne tra il 2006 e il 2014.

[easy_ad_inject_1]Il Gip ha, infatti, respinto l’istanza di scarcerazione presentata dal suo avvocato. Contro l’uomo l’accusa di lesioni gravissime con l’aggravante dei futili motivi. Il giovane adescava le ignare ragazze sui social network e sulle chat di incontri e una volta incontrate pretendeva di avere rapporti sessuali non protetti.

Valentino T., questo il suo nome, impiegato romano, è stato scoperto nell’ambito di un’indagine partita dalla procura alcuni mesi fa dopo la denuncia di una donna che solo per caso era venuta a sapere che l’uomo aveva l’Hiv.

Ieri sera, nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?” condotta da Federica Sciarelli è stato lanciato un appello alle donne che a Roma avrebbero avuto rapporti sessuali con il giovane, invitandole a farsi avanti e contattare la redazione.

Aids. Ogni anno quasi 4000 diagnosi da Hiv ma migliorano le terapie

Milano, 3 dicembre 2015 – Ogni anno in Italia si registrano dai 3500 ai 4000 nuovi casi da Hiv, e i più colpiti sono ancora i giovani tra i 25 e i 29 anni (di cui l’84% non usa il preservativo) ma una delle cause più frequenti del contagio è che il 70% dei sieropositivi ignora di esserlo finché non viene diagnosticata l’Aids.

[easy_ad_inject_1]Pur rimanendo stabile il numero di infezioni da Hiv, come quello dei casi di Aids, sono dati davvero allarmanti quelli diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità in occasione della Giornata Mondiale dell’Aids che si è celebrata il 1° dicembre. Occorre, dicono gli esperti, fare più prevenzione e informazione per poter abbattere questa piaga mondiale.

Nel 2014 in Italia 3.695 persone hanno scoperto di essere HIV positive, con un’incidenza di 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata dal Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità che pubblica annualmente un fascicolo del Notiziario dell’ISS dedicato all’aggiornamento dei due flussi di sorveglianza: quello delle nuove diagnosi di HIV e quello dei casi di AIDS.

“Dobbiamo ringraziare l’Istituto Superiore di Sanità per aver divulgato questi dati e focalizzato l’attenzione su questo argomento. Negli ultimi anni si è abbassata la guardia sul tema dell’AIDS, fenomeno dovuto in parte grazie all’innovazione medica scientifica che fortunatamente permette di tenere sotto controllo più a lungo il virus, ma anche perché se ne parla meno, salvo in giornate dedicate come quella di oggi”

ha detto il Professor Francesco De Seta, ricercatore presso l’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Trieste e componente della SIC (Società Italiana della Contraccezione).

L’esperto sottolinea come siano necessarie più campagne informative su questo tema, ma in questo momento – dice – bisognerebbe sensibilizzare la popolazione anche sulle altre infezioni sessualmente trasmesse quali clamidia, herpes, trichomonas, sifilide, ecc, malattie che rappresentano dei fattori predisponenti anche al virus dell’HIV e che vedono delle recrudescenze importanti.

“Proprio per questo l’arma più efficace è proprio la corretta e costante informazione sull’educazione sessuale. Sarebbe auspicabile parlarne già a scuola per aiutare i giovani ad affrontare la propria sessualità in maniera serena e sicura e regalare alla società degli adulti senza pregiudizi e senza timori”

conclude il Professor De Seta.

Grazie alla ricerca degli specialisti, negli ultimi anni le terapie che tengono a bada l’HIV sono migliorate, con una soppressione virale costante ed efficace. Tuttavia la ricerca di base non è più attiva come negli anni precedenti, probabilmente per dedicare attenzione ad altre tematiche, soprattutto per le terapie per la cura dell’epatite C. C’è ancora il grande problema della prevenzione: si parla sempre meno sia di HIV che di tutte le altre infezioni sessualmente trasmissibili. Bisogna promuovere l’informazione e esortare all’uso del preservativo come strumento più efficace di prevenzione.

Aids. Charlie Sheen rivela alla Nbc: “Sono sieropositivo. Basta con i ricatti”

New York, 17 novembre 2015 – Il celebre attore Charlie Sheen, 50 anni compiuti, protagonista di diversi film tra i quali “Wall Street”, “Red Dawn – Alba Rossa” e i vari Scary Movie, diretti da David Zucker, ha dichiarato di essere sieropositivo e di saperlo ormai da quattro anni.

[easy_ad_inject_1]La rivelazione in un’intervista esclusiva alla trasmissione ‘Today’ della Nbc. “E’ difficile assorbire la botta di queste tre lettere. Questo è un punto di svolta nella vita di un uomo” ha detto Sheen che ha spiegato l’intenzione di rendere noto il suo stato di salute per mettere fine a una campagna diffamatoria e a tentativi di estorsione: “Devo porre fine a questo assalto, a questa raffica di attacchi, di mezze verità e storie dannose sul mio conto secondo le quali avrei messo a rischio la salute di tante persone. Storie che non potrebbero essere più lontane dalla verità”, ha detto.

Sheen ha spiegato di essere stato vittima di tentativi di estorsione e ricatti per mantenere il suo segreto.

Sheen ha spiegato poi di non aver mai trasmesso ad alcuno l’Hiv avendo avvertito tutti i partner della sua condizione. L’attore, da quando ha saputo di avere l’AIDS, avrebbe avuto rapporti non protetti solo con due persone le quali sarebbero comunque state informate precedentemente del suo stato e sono state monitorate dopo i rapporti dal suo medico.

La scoperta dell’AIDS quattro anni fa – “Tutto è iniziato con fortissimi mal di testa, tanto che pensavo di avere un tumore al cervello. Ho pensato che fosse tutto finito”.

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Aids, la disinformazione aumenta il contagio: 1 italiano su 3 ha l’Hiv e non lo sa

Roma, 23 ottobre 2015 – Disinformazione, mancanza della percezione del pericolo e meno test per l’Hiv contribuiscono ad aumentare i numeri degli ammalati di Aids. Si arriva sempre più tardi alla diagnosi e ciò compromette non solo la salute del paziente ma anche l’efficacia dei trattamenti a cui dovrà sottoporsi per tutta la vita. La prevenzione è fondamentale e non va sottovalutata.

[easy_ad_inject_1]”In Italia si stima che ci siano dalle 130 alle 150 mila persone infettate dall’Hiv, con circa 4 mila nuove diagnosi ogni anno. Eppure sembra che nel nostro paese l’Hiv non faccia più molta paura come in passato, e questa percezione si riscontra, appunto, nei dati. Se sono 94mila i pazienti in terapia, possiamo dire che una persona su tre con Hiv non sa di essere contagiata”. Lo ha detto il professore di Virologia Carlo Federico Perno dell’Università di Roma Tor Vergata, a conclusione della Conferenza sull’Aids in corso a Barcellona.

Il problema è innanzitutto la disinformazione, questa è la causa principale di un aumneto del contagio e dei casi di Aids. Ad oggi, il virus Hiv non è stato ancora sconfitto e anche se i farmaci attualmente disponibili riescono a controllarlo, il problema è che la diagnosi arriva in media dopo 5-7 anni dal contagio ed invece occorre intervenire il prima possibile per trattare i pazienti.

Molte persone, infatti, non eseguono il test per verificare se sono state contagiate dal virus dell’Hiv. Quello che manca, dice l’esperto, è la percezione del pericolo.

“Non si fa neanche prevenzione, perché ormai l’idea è che l’Hiv da malattia mortale sia diventata malattia cronica. Ma anche le malattie croniche uccidono. C’è una drammatica perdita di attenzione nei confronti dell’Aids. La terapia funziona: in più del 90% dei pazienti trattati in Italia la carica virale non è più rilevabile, ma ancora non eradichiamo il virus dall’organismo. Ecco perché occorrono farmaci che siano sempre efficaci, ma non tossici”

sottolinea il virologo Carlo Federico Perno.

Nel nostro Paese l’età media della diagnosi è di 35-36 anni, troppo tardi perché queste persone resteranno in terapia per tutta la vita.

“L’Hiv e i medicinali per combattere il virus Hiv a distanza di tempo aumentano poi i rischi di problemi alle ossa, al fegato, al cuore, al cervello, ma anche di ammalarsi di tumore e di diabete. Anche per questo dalla ricerca ci aspettiamo terapie sempre meno tossiche, che ora stanno arrivando. Ma non mi stancherò mai di ricordare quanto è importante la prevenzione”

conclude il professor Carlo Federico Perno.

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Aids. Scoperto SERINC5, un potente inibitore naturale contro Hiv. Quattrone: successo epocale

Trento, 2 ottobre 2015 – La scoperta di SERINC5, un potente inibitore naturale contro il virus Hiv, suggerisce una nuova prospettiva nella lotta contro l’AIDS. La proteina cellulare SERINC5, scoperta da un gruppo di ricercatori del Centro per la Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento guidati da Massimo Pizzato, sarebbe in grado di bloccare la diffusione del virus dell’Hiv e altri virus simili.

[easy_ad_inject_1]Il team, guidato da Massimo Pizzato, apre dunque nuove strade nella ricerca di una cura per l’Aids, una malattia per la quale a 35 anni dall’identificazione del virus responsabile non è stata ancora trovata una cura né un vaccino in grado di contrastarla efficacemente.

“Questo successo, davvero epocale, di Massimo Pizzato e del suo gruppo è stato reso possibile da una efficiente implementazione presso il centro di nuove tecnologie per la lettura dei genomi, il che conferma quanto il continuo aggiornamento tecnologico sia l’unico modo per stare al passo in un campo ipercompetitivo come quello della ricerca biomedica. Dopo anni di importanti investimenti possiamo dire che l’Università di Trento, per questo e per altri contributi, è riconosciuta a livello mondiale nello studio delle malattie”

commenta Alessandro Quattrone, direttore del CIBIO di Trento.

Secondo i risultati della ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, SERINC5 sarebbe un potente inibitore naturale dell’infezione virale, capace dunque di neutralizzare non solo il virus Hiv ed altri virus simili.

I virus, spiegano i ricercatori, sono capaci di infettare le cellule grazie alla loro abilità di eludere questa difesa naturale, fino ad oggi rimasta sconosciuta. La capacità del virus Hiv di causare l’Aids nelle persone sieropositive dipende dalla presenza di Nef, un suo componente che rende l’Hiv molto infettivo.

Dallo studio è emerso però che Nef agisce in modo tale da permettere al virus dell’Hiv di eludere l’attività antivirale proprio dell’inibitore naturale SERINC5, rendendo il virus molto più aggressivo.

“Quando una cellula è infettata con HIV inizia a produrre nuovo virus necessario per disseminare l’infezione a tutto l’organismo. SERINC5 è situata sulla superficie delle cellule e attende che il virus esca da queste per inserisi in esso e renderlo incapace di infettare nuove cellule. L’infezione così non si può propagare. Tuttavia, nella continua guerra ingaggiata con le cellule, i virus hanno compiuto un passo in più, vincendo per ora la battaglia. Infatti, con la sua proteina Nef, HIV ha acquisito la capacità di rimuovere SERINC5 dalla superficie della cellula eludendo la sua azione antivirale”

spiega Massimo Pizzato, che ha guidato il gruppo di ricercatori al CIBIO di Trento.

Questa scoperta – afferma Pizzato – ha portato alla luce un tallone di Achille del virus Hiv.

“SERINC5 è un agente estremamente potente. Stiamo ora lavorando per renderlo invisibile ad HIV e quindi per generare una difesa che il virus non possa più eludere. A quel punto avremo compiuto noi un passo fondamentale più avanti del virus”

dichiara Massimo Pizzato in una nota dell’Università di Trento.

La ricerca è il risultato di un lungo lavoro guidato dal gruppo di ricerca “Virus-Cell interaction” dell’Università di Trento, che oltre a Massimo Pizzato ha visto la collaborazione di Annachiara Rosa, Ajit Chande e Serena Ziglio, con l’apporto del “Laboratory of Biomolecular Sequence and Structure Analysis for Health”, laboratorio condiviso fra CIBIO, Fondazione Bruno Kessler e CNR, e di Federico Andrea Santoni dell’Università Ginevra.

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Truvada, la pillola preventiva funziona e protegge contro l’infezione da Hiv

Londra (Regno Unito), 16 settembre 2015 – Prevenire l’infezione da Hiv è possibile. E’ stata infatti dimostrata l’efficacia preventiva della pillola Truvada (inizialmente nata come terapia per l’Hiv)  contro l’infezione da Hiv. Lo confermano i risultati di uno studio britannico condotto dalla University College di Londra e pubblicato su The Lancet.

[easy_ad_inject_1]Lo studio, durato circa un anno e messo tra il 2012 e il 2014, ha coinvolto 13 cliniche e un totale di 544 soggetti omosessuali sani ai quali è stata somministrata ogni giorno la pillola Truvada o un placebo.

Nel corso della sperimentazione nel gruppo al quale era stato somministrato il farmaco sono stati registrati tre casi di infezione da Hiv, mentre nell’altro gruppo, cioè tra coloro a cui è stato dato un placebo, si sono verificati 20 casi di infezione.

“Questi risultati supportano l’utilizzo della profilassi pre-esposizione (PrEP) insieme agli altri mezzi di prevenzione per gli uomini che hanno rapporti ad alto rischio con altri uomini”

spiegano gli autori dello studio.

La pillola Truvada (tenofovir-emtricitabina) è già disponibile negli Stati Uniti e ora l’NHS, il servizio sanitario britannico, sta valutando se possa essere messo gratuitamente a disposizione per i gruppi ad alto rischio.

La decisione dovrebbe arrivare per l’inizio del 2016, ma i primi studi da parte di esperti indipendenti suggeriscono che la prescrizione del farmaco potrebbe potenzialmente far risparmiare soldi all’NHS nel lungo termine, grazie ad una diminuzione di infezioni da Hiv.

“L’impressionante riduzione dell’incidenza dell’HIV nelle persone che prendono il farmaco, senza un aumento smisurato di altre infezioni trasmesse sessualmente, è rassicurante per cliniche, comunità, e chi si occupa di salute pubblica”

ha detto Sheena McCormack della University College di Londra, che ha partecipato allo studio.

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