Fecondazione eterologa: Cnt viola anonimato donatori. Garante accerta violazione ma non sanziona

Roma, 19 novembre 2015 – Per tre mesi, da aprile fino a fine giugno, il Centro nazionale trapianti (CNt) ha violato l’anonimato dei donatori di gameti, cioè dei donatori di ovuli e seme che vengono utilizzati nelle procedure per la fecondazione eterologa.

[easy_ad_inject_1]La pesante accusa, accertata poi dal Garante per la protezione dei dati personali, è stata lanciata dall’Associazione Luca Coscioni che ha invitato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a far dimettere il direttore del Cnt, Nanni Costa, per non rendersi corresponsabile di un fatto grave avvenuto nel nostro Paese mettendo a rischio la vita e il futuro di famiglie italiane.

In pratica, i dati personali dei donatori di gameti (nome, professione, codice fiscale, stato civile, residenza, titolo di studio) hanno viaggiato verso il Centro nazionale trapianti via fax senza alcuna protezione per tre mesi di seguito.

“Il Garante ha accertato che la violazione c’è stata da aprile a fine giugno 2015 e sta valutando le sanzioni amministrative da applicare. Il Direttore del Centro Nazionale Trapianti, dr. Nanni Costa, è responsabile di aver chiesto ai centri di fecondazione e alle Regioni i dati personali sensibili in chiaro via fax dei donatori e le informazioni sui nati da eterologa, violando la stessa legge 40. E’ un fatto gravissimo, che espone a seri rischi personali i donatori ed espone le famiglie ad una violazione della loro vita famigliare”

si legge sul sito dell’Associazione Coscioni.

“Lo scorso aprile il Cnt ha chiesto a Regioni e Centri di mandare tramite fax dei dati in chiaro dei donatori e quelli della circonferenza cranica e malformazioni dei nati da eterologa. Questo nonostante la Legge 40 sulla procreazione assistita preveda che i donatori siano anonimi ed i loro dati criptati e che lo stesso garante nel 2005 abbia stabilito che non possono essere creati registri speciali dei nati”

precisa Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni.

Il Garante della Privacy nel valutare le possibili sanzioni amministrative da applicare, ha comunicato, di aver “verificato che dal 1° luglio il Cnt ha modificato la procedura di raccolta dei dati, prevedendo un algoritmo di cifratura. Pertanto, pur avendo riscontrato per il periodo pregresso da aprile a fine giugno 2015, una condotta non conforme alla disciplina applicabile in materia di protezione dei dati, alla luce delle rassicurazioni ricevute dal Cnt non ha ravvisato i presupposti per adottare un provvedimento”.

Una risposta, quella del Garante, che però non soddisfa l’Associazione Coscioni, così come non soddisfa tutte le altre associazioni che stanno protestando, quali l’Altra Cicogna Onlus, Cerco un bimbo, Hera, Amica Cicogna. Tutti chiedevano una sanzione esemplare che però non è arrivata.

“Il fatto che oggi tale violazione non si ripeterà non cancella quella avvenuta in precedenza”

dichiara Filomena Gallo sul sito dell’Associazione, la quale ha anche annunciato che chiederà i danni al Cnt e che presenterà una ulteriore richiesta al Garante.

“Non conosciamo l’entità del problema né il numero di donatori coinvolti spiegano, ma è ipotizzabile che siano più uomini che donne, dato che nel nostro Paese sono ancora davvero poche le donatrici di ovociti. Chiediamo al ministro che, colui che ha determinato tale violazione dal mese di marzo fino al 30 giugno scorso, cioè il responsabile del Centro nazionale trapianti, venga rimosso con effetto immediato. Se ciò non dovesse accadere il ministro sarà corresponsabile di questo fatto grave, avvenuto nel nostro Paese mettendo a rischio la vita e il futuro di famiglie italiane che per avere un bambino hanno fatto ricorso a tecniche con donazioni di gameti”

conclude Filomena Gallo.

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Fecondazione eterologa. Arriva il Regolamento con l’identikit del donatore: sì ai fratelli biologici

Roma, 10 agosto 2015 – Dopo la firma da parte del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, del decreto di aggiornamento delle linee guida della Legge 40/2004, che regola la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), arrivano ora le indicazioni per rendere omogenea sul territorio nazionale l’applicazione della fecondazione eterologa.

[easy_ad_inject_1]La notizia che richiede particolare rilievo è che nel Regolamento sull’impiego di cellule e tessuti umani, inviato alla Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione, si prevedono i requisiti che deve possedere il donatore di gameti destinati alla fecondazione eterologa, quella particolare tecnica di procreazione medicalmente assistita alla quale ricorrono le coppie con problemi di fertilità per avere un figlio utilizzando spermatozoi o ovuli esterni alla coppia.

Secondo l’identikit del donatore contenuto nel Regolamento, potranno donare soltanto gli uomini tra i 18 e i 40 anni oppure le donne tra i 20 e i 35, che sono tenuti a sottoporsi a colloqui e prelievi per escludere il rischio di patologie infettive e genetiche. È questo l’identikit del donatore di gameti per praticare la fecondazione eterologa in Italia,.

Il Regolamento prevede inoltre che il numero massimo di nati per donatore è 10. Con l’indicazione di questo limite si mira a ridurre i rischi di unioni inconsapevoli tra consanguinei. Un’unica eccezione a questa regola ferrea è prevista per le coppie che hanno già avuto un bambino con l’eterologa, perché possano avere fratelli biologici.

Per la selezione dei donatori si inizia con un colloquio individuale e la compilazione di un questionario per ricostruire l’anamnesi sanitaria e medica dell’aspirante donatore, a cura del medico responsabile della selezione stessa. Seguiranno poi tutti gli esami clinici, diagnostici e screening genetici (incluso il cariotipo) che servono ad escludere la presenza o il rischio di malattie genetiche o infettive, come epatiti e Hiv, con prelievi a ogni donazione. Obbligatorio per tutti è il test della fibrosi cistica. Inoltre chi viene a sapere di avere una patologia ereditaria dopo aver effettuato la donazione dha il dovere di informare immediatamente il centro.

Il Regolamento vieta, inoltre, la donazione tra parenti fino al quarto grado, per evitare il rischio di trasmettere al nascituro eventuali patologie genetiche.

Va altresì ricordato, come ha precisato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che per escludere illegittime selezioni eugenetiche, alle coppie che accedono all’eterologa non è consentito scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore. Per evitare sovrapposizioni fra i diversi provvedimenti che regolano la PMA, nelle nuove linee guida, nella parte relativa all’Attività di consulenza e sostegno rivolta alla coppia, è stato stralciato l’elenco degli elementi utili a maturare un’accettazione consapevole della tecnica proposta, visto che tali elementi sono contenuti nelle disposizioni per il consenso informato, che saranno oggetto di un apposto decreto interministeriale dei Ministeri della Salute e della Giustizia, su cui si sta già lavorando, e che dovrebbe essere emanatoa breve.

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Fecondazione eterologa. Nato il primo bimbo all’ospedale Careggi di Firenze

Firenze, 14 luglio 2015 – All’ospedale Careggi di Firenze è nato il primo bimbo grazie alla fecondazione eterologa. Finalmente è arrivato il primo fiocco azzurro in una struttura ospedaliera pubblica di una Regione, la Toscana, che è stata la prima a regolamentare, proprio un anno fa, il ricorso all’eterologa prevedendola anche nelle strutture del servizio sanitario pubblico, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale.

[easy_ad_inject_1]Il neonato, venuto alla luce il 12 luglio, pesa circa 2 chili e sta prendendo il latte materno. Lui e la mamma stanno bene. La coppia fu una delle prime che, lo scorso anno ad ottobre, ha deciso di rivolgersi ad una struttura pubblica per sottoporsi alla tecnica di fecondazione eterologa.

Al momento, il Centro di procreazione medicalmente assistita di Careggi, sta monitorando una decina di gravidanze. La nascita del primo bimbo nato in una struttura pubblica grazie alla fecondazione eterologa è stata annunciata con soddisfazione da Elisabetta Coscia, direttrice del Centro.

Ma il primato di nascita attraverso la fecondazione eterologa appartiene ai due gemellini nati a Roma, lo scorso marzo, in una struttura privata, la clinica Alma Res Fertility.

Quello che ha fatto diventare speciale la nascita del piccolo all’ospedale di Careggi, è proprio il fatto che il bambino è nato in una struttura pubblica.

“Auguri al bambino e ai genitori. Siamo felici di aver contribuito alla nascita di una nuova vita. E’ il primo bambino nato in Italia, a Careggi, in una struttura pubblica attraverso il metodo della fecondazione eterologa. La sanità toscana ne è orgogliosa. Per la qualità dei servizi e per l’impegno in difesa e per la promozione dei diritti della persona. E’ un diritto della persona accedere alla fecondazione eterologa. In Italia lo abbiamo dimostrato noi prima di tutti gli altri”

ha dichiarato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, alla notizia della prima nascita in una struttura pubblica italiana attraverso l’eterologa.

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Fecondazione eterologa. Il ministro Lorenzin firma le nuove Linee guida per la Pma

Roma, 2 luglio 2015 – Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ieri 1° luglio, ha firmato il decreto di aggiornamento delle linee guida della Legge 40/2004, che regola la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Si tratta di un provvedimento molto atteso sia dagli operatori del settore sia dalle coppie che chiedono di accerede alle tecniche di fecondazione assistita, e che entrerà in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

[easy_ad_inject_1]Il nuovo testo delle Linee guida del ministero si attendeva ormai da tempo, spinto non solo dalle sentenze di tribunali e Corte Costituzionale ma anche dalla necessità di adeguare la regolamentazione su una materia così delicata che incide sulla vita delle persone e che per forza di cose ha bisogno di regole precise per garantire alle coppie che desiderano avere un figlio la sicurezza e la legalità delle tecniche di fecondazione assistita.

Le nuove Linee guida, un aggiornamento di quelle del 2008, sono state dunque riviste in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica del settore e all’evoluzione normativa. In particolare ai decreti legislativi 191/2007 e 16/2010 e all’Accordo Stato Regioni del 15 marzo 2012 (che applica alla PMA le normative europee su qualità e sicurezza di cellule umane), e alle sentenze della Corte Costituzionale n.151/2009, e n.162/2014 che hanno eliminato, rispettivamente, il numero massimo di tre embrioni da creare e trasferire in un unico e contemporaneo impianto, e il divieto di fecondazione eterologa.

Moltissime le variazioni introdotte rispetto alle linee guida attualmente in vigore.
Fra le principali – comunica il Ministero della salute – l’accesso alle tecniche di fecondazione eterologa, la raccomandazione di un’attenta valutazione clinica del rapporto rischi-benefici nell’accesso ai trattamenti, con particolare riferimento alle complicanze ostetriche, alle potenziali ricadute neonatologiche e ai potenziali rischi per la salute della donna e del neonato nonchè l’accesso generale a coppie sierodiscordanti, cioè in cui uno dei due partner è portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da HIV, HBV o HCV che nella versione precedente era previsto solo per l’uomo portatore, in quella attuale, invece, si consente anche alla donna portatrice.

Per quanto riguarda la fecondazione eterologa, nelle nuove linee guida vengono fornite le indicazioni per la coppia che accede ai trattamenti di fecondazione assistita, mentre tutto ciò che riguarda i donatori di gameti sarà contenuto nel testo di un nuovo Regolamento, già approvato dal Consiglio Superiore di Sanità, CSS, che sta proseguendo il suo iter per il recepimento delle direttive europee di riferimento.

“Dopo l’istituzione del Registro nazionale dei donatori, questo è il secondo importante passo per l’aggiornamento dell’intero quadro normativo che regola la PMA in Italia – commenta il Ministro Lorenzin – aggiornamento che sarà completato nelle prossime settimane con i decreti sul consenso informato e sui cosiddetti “embrioni abbandonati”, e con il perfezionamento del recepimento delle normative europee sulla donazione dei gameti. E’ stato un lavoro corposo e impegnativo, portato avanti anche grazie al contributo di maggior esperti italiani di settore convocati ai tavoli di lavoro già da luglio dello scorso anno. Questa serie di provvedimenti, insieme all’aggiornamento dei LEA (che includeranno anche i trattamenti di PMA) contribuirà a conferire certezza al quadro normativo ed a migliorare accesso e qualità dei percorsi in questo ambito così delicato del SSN”

ha commentato Lorenzin.

Per l’accesso alle tecniche di pma di tipo eterologo, nel nuovo testo delle linee guida, si danno indicazioni cliniche che prevedono anche la cosiddetta “doppia eterologa” – quando entrambi i componenti della coppia possano ricevere gameti donati – nonché alla possibilità di “egg sharing” e “sperm sharing“, cioè che uno dei due componenti della coppia ricevente possa a sua volta essere anche donatore di gameti per altre coppie che accedono alla PMA eterologa.

“Per escludere illegittime selezioni eugenetiche, alle coppie che accedono all’eterologa non è consentito scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore. Per evitare sovrapposizioni fra i diversi provvedimenti che regolano la PMA, nelle nuove linee guida, nella parte relativa all’Attività di consulenza e sostegno rivolta alla coppia, è stato stralciato l’elenco degli elementi utili a maturare un’accettazione consapevole della tecnica proposta, visto che tali elementi sono contenuti nelle disposizioni per il consenso informato, che saranno oggetto di un apposto decreto interministeriale dei Ministeri della Salute e della Giustizia, su cui si sta già lavorando, e che contiamo di emanare a breve”

sottolinea il Ministro della Salute, Lorenzin.

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Fecondazione eterologa. Consiglio Superiore di Sanità: stretta su nascite ed età donatori

Roma, 22 giugno 2015 – La fecondazione eterologa inizia finalmente a farsi strada nel nostro Paese ma subisce una nuova stretta, e stavolta a ragione, ad opera del Consiglio Superiore di Sanità il quale, nell’esprimere il suo parere con il quale ha dato via libera al Regolamento del Ministero della Salute che recepisce la direttiva Ue 2012 sul controllo di tessuti e cellule umani, raccomanda dei limiti di età e di numero nascite sui donatori di gameti per la fecondazione eterologa.

[easy_ad_inject_1]La raccomandazione del Consiglio Superiore di Sanità ha infatti stabilito un limite per i donatori di gameti per la fecondazione eterologa. Si potranno avere massimo dieci nascite per ogni donatore. Inoltre, i donatori, per ridurre al minimo il rischio di trasmissione di eventuali malattie genetiche, dovranno effettuare una mappa cromosomica, oltre a vari altri test di controllo.

Per quanto riguarda l’età, il Regolamento ministeriale, che ha ricevuto il parere positivo del CSS, prevede che la donazione di gameti è consentita agli uomini di età non inferiore a 18 anni e non superiori a 40 anni, mentre per le donne si prevede che non possano farlo prima dei 20 anni e dopo i 35 anni. Il limite per l’accesso alla donazione di gameti si giustifica col fatto che con l’avanzare dell’età, possono aumentare anche i fattori di rischio di tipo genetico per il nascituro.

Il limite di dieci nascite per donatore può essere derogato soltanto nel caso in cui una coppia che ha già avuto figli grazie alla fecondazione eterologa, voglia sottoporsi nuovamente a pma eterologa utilizzando gameti dello stesso donatore.

Per prevenire ogni rischio di trasmissione di patologia nel nascituro, il CSS nell’esprimere il suo parere positivo al Regolamento ministeriale, ha indicato anche la necessità che i donatori effettuino una mappatura cromosomica, cioè l’analisi genetica del cariotipo che dovrà essere eseguita, ovviamente da un genetista, e la sua consulenza dovrà essere obbligatoriamente scritta.

Anche se sono stati posti ulteriori limiti, sembra comunque che, dalla sentenza della Consulta siano stati fatti molti passi avanti per la regolamentazione della fecondazione eterologa nel nostro Paese, che in passato portava molte coppie a rivolgersi all’estero.

“Dopo i problemi registrati nei mesi scorsi per la carenza di donazioni e dunque di gameti disponibili l’eterologa sta finalmente partendo. Vari centri pubblici hanno definito contratti con banche del seme estere ed i gameti iniziano ad essere disponibili. Prevediamo dunque un notevole incremento degli interventi nei prossimi mesi. Al Careggi stiamo anche attivando una Banca del seme maschile ed abbiamo tre prime donatrici volontarie italiane”

ha dichiarato Elisabetta Coccia, la direttrice del Centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale Careggi di Firenze.

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Sì alla fecondazione eterologa oltre i 43 anni: il Tar Veneto boccia la delibera regionale

Venezia, 9 maggio 2015 – Il Tar del Veneto ha bocciato la delibera della Giunta Regionale del Veneto che fissava il limite di età a 43 anni per le donne che chiedono la fecondazione eterologa nelle strutture pubbliche perché “viziata per violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, nonché diritto alla genitorialità e alla salute, di cui agli articoli 2, 3, 29 e 32 della Costituzione”. Dunque, anche se con l’età avanzata diminuiscono le probabilità di gravidanza, non può essere posto un limite che violerebbe esplicitamente i principi costituzionali.

[easy_ad_inject_1]Questa disparità di trattamento, che impone alle coppie di non limitarsi al solo pagamento del ticket, contrasta con i principi dettati dalla Corte Costituzionale proprio nella sentenza che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge 40/2004, che ammetteva soltanto la fecondazione omologa, avendo la Corte chiaramente affermato l’ammissibilità e l’analogia delle due tecniche di procreazione medicalmente assistita, cioè l’omologa e l’eterologa, che prevede invece l’utilizzo di gameti terzi.

Sono molte infatti le coppie non più tanto giovani che ricorrono all’eterologa viste le bassissime percentuali di successo della fecondazione omologa. La possibilità di utilizzare ovociti o spermatozoi da parte di donatori più giovani, aiuta ad aumentare le probabilità di una gravidanza.

Il costo medio per la fecondazione eterologa a carico delle Regioni si aggira intorno ai 3.500 euro per ogni prestazione di questo tipo, e la Regione Veneto con la delibera sotto accusa cercava ovviamente di contenere i costi facendoli ricadere interamente sulle coppie che desiderano tanto avere dei figli. Ora, invece, la Regione Veneto dovrà far fronte a nuovi interventi in bilancio per coprire le prestazioni sanitarie.

Il Tar del Veneto, anche tenuto conto di un vecchio precedente della Regione Veneto che fissava a 50 anni il limite di età per accedere alla procreazione assistita omologa, risalente al 2011, bene ha fatto ad accogliere le obiezioni presentate dalla coppia ricorrente, che con l’aiuto dell’Associazione Luca Coscioni, denunciava l’incongruenza della delibera regionale per “eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, con quanto previsto dalla Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita dove parla di ‘età potenzialmente fertile'”, non indicando dunque un limite preciso riguardo all’età anagrafica.

“Ci auguriamo che anche nelle altre Regioni questo limite sia rimosso perché contraddittorio: da un lato si fa finta di favorire l’applicazione dell’eterologa e dall’altro si introducono nuovi limiti non previsti dalla legge 40, che parla di età potenzialmente fertile. È arrivato il momento in cui la classe politica, che sta dimostrando quanto sia inadeguata su questi temi, decida di affermare libertà che corrispondono a diritti”

si legge in una nota stampa dell’Associazione Luca Coscioni.
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Fecondazione eterologa a pagamento. Consiglio di Stato sospende delibera Regione Lombardia

Milano, 11 aprile 2015 – La delibera della Regione Lombardia, tra l’altro l’unica in Italia, che stabilisce che i costi per la fecondazione eterologa siano interamente a carico delle coppie che richiedevano lo specifico trattamento, è stata sospesa dal Consiglio di Stato. A causa della delibera regionale, le coppie che ricorrevano alla fecondazione eterologa non dovevano, dunque, limitarsi al pagamento del ticket, come avviene per la pma omologa, e come avviene per entrambi i trattamenti in tutte le altre Regioni italiane, ma erano costrette a sostenere i costi del trattamento per intero, costi che possono arrivare fino a circa 5 mila euro.

[easy_ad_inject_1]Sono state l’associazione Sos Infertilità e la Onlus Medicina Democratica a presentare i ricorsi al Consiglio di Stato contro una delibera che si presentava discriminatoria e non in linea con la nostra Costituzione, creando una disparità di trattamento nei confronti delle coppie che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita eterologa rispetto a coloro che accedono alla fecondazione omologa.

E proprio questa, spiegata in parole semplici, è la motivazione su cui si è basata la decisione del Consiglio di Stato di concedere ai ricorrenti l’ordinanza sospensiva della delibera regionale.

“Pur nell’ambito della complessità e della delicatezza proprie delle questioni proposte, allo stato sembra condivisibile la censura di disparità di trattamento sotto il profilo economico tra la Procreazione medicalmente assistita omologa e quella eterologa, stante l’incontestata assunzione a carico del servizio sanitario regionale lombardo – salvo il pagamento di ticket – della prima. Quanto al diritto alla salute inteso come comprensivo anche della salute psichica oltre che fisica, non sono dirimenti le differenze tra fecondazione di tipo omologo ed eterologo”

si legge nell’ordinanza.

I motivi della concessione della sospensiva dipendono anche dal fatto che

“il pregiudizio lamentato non può essere ragionevolmente limitato ad aspetti puramente patrimoniali ma deve ritenersi dotato dei prescritti caratteri di gravità e irreparabilità poiché l’esecuzione dei provvedimenti impugnati è suscettibile di produrre l’effetto della perdita, da parte di coloro che non sono in grado di sostenere l’onere economico ivi previsto, della possibilità di accedere alle tecniche in parola dovuta al superamento dell’età potenzialmente fertile durante il tempo occorrente per la definizione del giudizio nel merito”.

Va detto che, prima dell’intervento del Consiglio di Stato, alcuni esponenti del Consiglio regionale lombardo avevano già provato, senza purtroppo riuscirci, a rivedere la disposizione della delibera sotto accusa e oggi sospesa.

Nel corso di una seduta del Consiglio regionale, durante il quale furono respinte due mozioni, una di Pd e Patto Civico, l’altra del M5S, che cercavano di porre rimedio al provvedimento chiedendo un’equiparazione dei costi dell’eterologa alla fecondazione omologa, l’Assessore regionale alla Salute Mario Mantovani, di Forza Italia, evidenziava come il pagamento della fecondazione eterologa si rendesse necessario perché a suo parere si trattava di una pratica non compresa tra i livelli essenziali di assistenza (LEA):

L’eterologa in Lombardia ci costerebbe 15 milioni di euro. Pertanto abbiamo preferito evitare rischi etici e di bilancio e in una fase di vacatio legis, su un tema dove scienza e coscienza si confrontano e si interpellano senza certezze assolute, credo fosse preferibile essere più prudenti e meno esposti politicamente. Per questo avrei auspicato il ritiro delle due mozioni”, spiegò l’assessore Mantovani durante la seduta.

“E’ una sonora bocciatura della giunta lombarda, c’era da aspettarselo”. Cosi’ l’ex ministra per le Pari opportunita’, Barbara Pollastrini, commenta la sospensione cautelare della delibera regionale che imponeva il pagamento per intero del trattamento di fecondazione eterologa, da parte del Consiglio di Stato. “Un grazie deve andare a chi ha combattuto e ha presentato ricorso contro l’ottusita’ di chi pensa di negare, per motivi ideologici, il principio costituzionale dell’uguaglianza nel diritto di acceso alle cure”, conclude la deputata del Pd.
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Infertilità e natalità, Censis: nel 2012 aumento esponenziale di bambini nati in provetta

Roma, 2 aprile 2015 – Aumentano i bimbi concepiti grazie alla fecondazione assistita. Da una ricerca del Censis “Diventare genitori oggi: il punto di vista degli specialisti”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ibsa, su un campione di medici specialisti, è emerso che le coppie trattate in Italia con tecniche di procreazione medicalmente assistita sono state 54.458 nel 2012, +77% rispetto alle 30.749 del 2005, e i bambini concepiti in provetta venuti alla luce sono stati 9.818 nel 2012, facendo registrare un +169% rispetto ai 3.649 del 2005.

La bassa natalità è un problema che caratterizza il nostro Paese da molti anni. Diversi sono i fattori da cui dipende, tra i quali spicca quello economico che induce le coppie a decidere di non avere figli o di rinviare l’arrivo di un figlio in previsione di un futuro migliore. E sembra che lo stesso motivo sia alla base anche del ridotto ricorso alla procreazione assistita, nonostante il boom di bambini nati nel 2012 grazie alla fecondazione assistita.

[easy_ad_inject_1]Dal Rapporto è emerso che circa la metà degli specialisti interpellati (ginecologi, andrologi e urologi) ritiene che l’infertilità sia un problema che colpisce il 20-30% delle coppie italiane, rispetto ad una media mondiale del 10-15%, stimata dall’Oms. E nove medici su dieci sono certi che i problemi di infertilità e sterilità siano notevolmente aumentati rispetto al passato.

L’89,3% degli specialisti interpellati è concorde nel sottolineare l’importanza della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita ed è favorevole ad un accesso più ampio delle coppie con problemi di infertilità alla fecondazione assistita, pur evidenziando che l’applicazione della legge presenta rilevanti differenziazioni territoriali. Purtroppo, non in tutte le Regioni e non in modo eguale, viene garantito l’accesso e lo stesso livello di qualità nei trattamenti per la fecondazione assistita.

Secondo il Rapporto, in Italia il 54% dei centri in cui si può effettuare la procreazione assistita iscritti al registro nazionale sono privati, e la percentuale arriva al 69% al Sud. Sarebbe dunque auspicabile una revisione della legge 40/2004, in modo da garantire effettivamente, a tutte le coppie con problemi di infertilità, la possibilità di accedere alla fecondazione eterologa.

“Un altro elemento che dimostra quanto l’infertilità crescente sia una reale criticità in Italia è l’appello degli specialisti affinché aumenti nella popolazione la consapevolezza sul problema, sia attraverso un confronto più allargato con il proprio ginecologo ben prima di decidere di avere un figlio, sia con un atteggiamento proattivo e di counseling di prima linea anche su questi temi da parte dei medici di medicina generale. L’auspicio della Fondazione Ibsa è che questi dati e le ricerche realizzate con il Censis siano un altro passo proprio in questa direzione, per una maggiore consapevolezza e informazione”

ha detto Giuseppe Zizzo, Segretario della Fondazione Ibsa, nel corso della presentazione del Rapporto, a Roma.
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