Giulio Regeni. Egitto: bene il ritorno dell’ambasciatore italiano. I genitori: “Andremo al Cairo”

Il governo egiziano approva il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo nonostante non si sia fatta ancora luce sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto tra il gennaio e il febbraio 2016. “Ora auspichiamo il ritorno del turismo italiano” in Egitto ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri del Cairo, Ahmed Abou Zeid, in un’intervista alla tv privata Dream. Leggi tutto “Giulio Regeni. Egitto: bene il ritorno dell’ambasciatore italiano. I genitori: “Andremo al Cairo””

Giulio Regeni: pm romani inviano nuova rogatoria al Cairo

Nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del ricercatore italiano, ucciso lo scorso gennaio del 2016, Giulio Regeni, i pubblici ministeri della Procura di Roma hanno inviato ai magistrati del Cairo, in Egitto, una nuova rogatoria per poter acquisire i verbali di interrogatorio di altri 5 agenti che sarebbero stati coinvolti nelle attività di controllo del giovane ricercatore friulano. Leggi tutto “Giulio Regeni: pm romani inviano nuova rogatoria al Cairo”

Caso Regeni. Arresto Ahmed Abdallah, Egitto: non collegato a caso Regeni. Manconi:”Egitto Paese non sicuro”

Il Caso Regeni diventa sempre più intricato giorno dopo giorno. La famiglia Regeni si è detta “angosciata” per l’arresto in Egitto “del dott.Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), ong che sta offrendo attività di consulenza per i nostri legali”.

Ahmed Abdallah è stato prelevato nella sua abitazione a Heliopolis nella notte tra il 24 e il 25 aprile dalle Forze speciali egiziane con l’accusa di istigazione alla violenza per rovesciare il governo, adesione a un gruppo “terroristico” e promozione del “terrorismo”. Lo comunica Amnesty International.

Sul sito Al Masry al Youm si legge che l’arresto del consulente della famiglia Regeni non ha nulla a che fare con la scomparsa e la morte del figlio Giulio. Per la Procura sarebbe sottoposto a custodia cautelare per 4 giorni per aver partecipato a “una manifestazione senza autorizzazione”.

Il sito egiziano Albedaiah.com, citando fonti giudiziarie, riporta inoltre che la Procura del Cairo ha prolungato da quattro a 15 giorni il fermo del consulente che, secondo la nuova legge anti-terrorismo potrebbe restare in prigione per anni in attesa di una sentenza. La legge prevede inoltre la pena capitale per chi è accusato di essere un leader di un gruppo terroristico o per gli esecutori materiali di attacchi mortali.

Petizione on line per Giulio Regeni: Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani di Palazzo Madama, insieme a oltre 90 eurodeputati di Paesi e partiti diversi, ha lanciato sul sito www.abuondiritto.it una petizione online per chiedere che l’Egitto sia considerato “Paese non sicuro” e per invitare turisti, lavoratori, studenti e ricercatori europei a non andarci. La petizione è stata inviata anche all’Alto Rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini. “E’ una proposta seria e ragionevole. L’Egitto oggi non è un Paese sicuro. Non lo è stato per Giulio Regeni e non lo è per il popolo egiziano”.

Poi ai microfoni di Restate scomodi su Rai Radio1 ha dichiarato “C’è il rischio di un eccesso di prudenza” da parte del governo italiano “a prendere quei provvedimenti sul caso Regeni che tutto dimostra quanto siano invece urgenti” “gli ultimi atti del governo del Cairo dimostrano la volontà di lanciare una sorta di sfida, di far vedere come il regime sia insensibile alle pressioni della comunità internazionale e alle giuste richieste dell’Italia. E’ un comportamento spudorato”.

Giulio Regeni. Egitto arresta giornalisti. Boldrini: “non ci stancheremo di chiedere verità”

Secondo quanto riporta il Guardian, L’Egitto ha aperto un’indagine a carico del capo dell’ufficio di corrispondenza della Reuters, Michael Georgy, a seguito delle rivelazioni di giovedì sulla vicenda Regeni.

La denuncia sarebbe stata avviata dal responsabile della stazione di polizia di Azbakiya, dove l’agenzia ha riferito che il giovane italiano era stato portato dopo il suo arresto.

La Reuters è accusata di aver pubblicato “notizie false che puntano a disturbare l’ordine pubblico” e di “diffondere indiscrezioni che danneggiano la reputazione dell’Egitto.

Arrestati giornalisti a Piazza Tahrir Ancora arresti di giornalisti in Egitto: nelle ultime ore la polizia ha arrestati Basma Mostafa, la giornalista che aveva intervistato la famiglia presso la quale erano stati trovati i documenti inintestati a Giulio Regeni. Arrestati anche altri sei
suoi colleghi. Lo comunica un tweet del marito della Mostafa.

Si tratta dell’ennesimo arresto di giornalisti da parte delle autorità egiziane che domenica avevano arrestato Ahmed Abdallah, 36 anni, direttore della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, prelevato da casa sua dalle forze di sicurezza. L’Ong ha documentato centinaia di casi di desaparecidos.

Si susseguono le iniziative per la verità sulla morte di Giulio Regeni. – E’ stato organizzato domenica da Amnesty International Italia un flash mob davanti al Comune di Milano a cui hanno partecipato anche i genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto a gennaio.

Con loro circa 300 attivisti vestisti di nero che hanno formato la scritta ‘Verità per Giulio Regeni’ usando cartelli gialli come tasselli di mosaico.

“Speriamo in qualche sviluppo positivo nelle prossime settimane -dice Marchesi, presidente di Amnesty Italia-. Faremo il possibile perché sul caso di Giulio non cali il silenzio”.

Laura Boldrini, presidente della Camera, ha dichiarato: “non ci stancheremo mai di chiedere la verità. Una democrazia non fa compromessi”.

Verità per Giulio Regeni. USA chiedono trasparenza all’Egitto che intanto cita la Reuters

Anche gli Stati Uniti d’America premono sul governo egiziano affinché garantisca che l’indagine sull’omicidio di Giulio Regeni “sia condotta in modo completo e trasparente” e “collabori con i funzionari italiani che sappiamo essere parte di questa indagine”.

E’ quanto si apprende da una nota diffusa dal Dipartimento di Stato USA.

Per il portavoce del dipartimento di Stato, Kirby, i dettagli sulla vicenda Regeni pongono “interrogativi sulle circostanze del suo decesso, che crediamo possano ricevere una risposta solo con una inchiesta imparziale”.

Il ministro italiano degli Esteri Paolo Gentiloni,
interpellato sulle ultime indiscrezioni di stampa provenienti dal Cairo, secondo cui Giulio Regeni sarebbe stato arrestato dalla polizia egiziana lo stesso giorno della sua scomparsa, ha dichiarato: “Al di là delle valutazioni su queste notizie che non spetta al governo fare, è comunque chiaro che ci confermano nella posizione che abbiamo assunto in queste settimane”. “Se si pensa che col trascorrere del tempo rinunceremo a chiedere e a pretendere la verità, si sbaglia” aggiunge il numero uno della Farnesina.

Intanto le indiscrezioni di stampa non sono andate giù al governo del Cairo. Il ministero dell’Interno egiziano ha denunciato l’agenzia di stampa Reuters con l’accusa di “avere pubblicato notizie false utilizzando fonti anonime” sul caso della morte di Giulio Regeni. Il portavoce del ministero ha definito “infondata” la ricostruzione dell’agenzia Reuters. Lo scrive al Ahram.

Ieri la Reuters aveva scritto, citando fonti delle forze della sicurezza locale che il ricercatore italiano sarebbe stato fermato dalla polizia egiziana e poi trasferito ai servizi di sicurezza nel giorno in cui scomparve.

Verità per Giulio Regeni. Gentiloni: Verità o ci saranno conseguenze

Roma, 30 marzo 2016 – Il Governo, nella persona del Ministro degli Esteri italiano, risponde sul Corriere all’appello dei genitori di Giulio Regeni ricercatore italiano ucciso al Cairo.

“Sulle risposte egiziane sentiremo in primo luogo le valutazioni del procuratore Pignatone. Se non abbiamo risposte convincenti, compiremo i passi conseguenti”. Cosa vogliamo dal governo egiziano? “La verità, ossia l’individuazione dei responsabili”, dice Gentiloni. La collaborazione investigativa” deve fare un salto di qualità”.Lo stillicidio di “piste improbabili offende il Paese intero”.

Ieri al Senato la conferenza stampa dei genitori di Giulio Regeni organizzata dal presidente della Commissione Diritti Umani, Manconi.

“Mio figlio è morto sotto tortura” ha detto la mamma del ricercatore “Non è un caso isolato”. “Giulio era sempre sorridente, aperto. Del suo volto sfigurato ho riconosciuto solo la punta del naso”.

Un ricordo doloroso quello del 28enne che era al Cairo per uno studio sul sindacato libero egiziano. “Oggi ‘sindacato’ sembra una brutta parola” ha detto la signora Paola.

Poi il riferimento all’incontro tra magistrati e investigatori italiani e egiziani avvenuto il 5 aprile scorso: “Confidiamo in una risposta forte del governo”.

“Mai abbiamo avuto la sensazione che il governo egiziano abbia collaborato”, ha affermato il signor Claudio, padre di Giulio, sottolineando di avere fiducia nelle istituzioni italiani.

E il presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Manconi ha lanciato un appello: “Sul caso non cada l’oblio”