New Dehli. Sposa va in bagno nell’aeroporto e sparisce. Giallo su una donna col burqa

Il burqa. Il velo fissato al capo che copre l’intera testa delle donne, con una finestrella all’altezza degli occhi. Burqa anche come abito completo (conosciuto come burqa afghano) solitamente di colore nero o blu, che copre sia la testa sia il corpo.

Questo tipico abito islamico e chi lo indossava nell’affollato aeroporto indiano di Nuova Dehli è al centro di un mistero, un vero e proprio giallo avvenuto nelle scorse ore.

Tutto inizia con una strana sparizione, alla quale segue un’inspiegabile apparizione altrettanto strana.

Una giovane sposa di ritorno dal viaggio di nozze, sbarcata all’aeroporto di New Dehli da un volto proveniente da Bagdogra, in West Bengala, in attesa di prendere la coincidenza all’aeroporto di Nuova Dehli, consegna al marito borsa e cellulare e va nel bagno del terminal 1C.

Secondo quanto riferisce ZeeNews Tv, la sposa vestiva di un sari indiano blu. Da quel bagno la sposa non sarebbe più uscita. Il marito dopo diversi minuti, preoccupandosi del fatto che la moglie non uscisse dal bagno, ha dato l’allarme.

Il bagno è stato ispezionato da cima a fondo. Nulla. Della giovane sposa nessuna traccia.

Gli agenti di sicurezza della polizia aeroportuale indiana hanno dunque verificato le immagini delle telecamere a circuito chiuso che inquadravano l’ingresso del bagno per accertarsi che fosse realmente entrata.

Le immagini delle telecamere hanno inquadrato effettivamente l’ingresso della sposina alle 18:14 di ieri ma non è più uscita.

Ma non è l’unico giallo. Da quel bagno, dopo qualche minuto è uscita una donna vestita con un burqa scuro. Seguendo le immagini ricavate dalle altre telecamere la donna col burqa si è diretta verso il parking VIP dove un uomo l’ha ospitata su un’auto partita a tutta velocità.

Chi è quella donna col burqa? E’ la sposina che si è cambiata d’abito e ha in questo modo deciso di tagliare con il passato e far perdere le sue tracce lasciando il marito alla fine del viaggio di nozze per andare chissà dove?

Il marito, dal canto suo, non ha potuto riconoscere la donna del burqa come sua moglie anche se avrebbe riconosciuto che le fattezze e la statura sono simili alla sua giovane sposina.

Il mistero resta e con esso la disperazione del marito che, a quanto pare, non ha voluto depositare alcuna denuncia di scomparsa.

Terremoto 6.7 in India al confine con la Birmania: 6 morti e 100 feriti

New Dehli, 4 gennaio 2016 – Un forte terremoto di magnitudo 6.7 gradi della scala richter ha colpito il nord est dell’India e più esattamente lo stato di Manipur al confine con la Birmania.

Il bilancio della scossa, registrata anche dall’Ingv, poco prima dell’alba alle 05:05:19 (ora locale) poco dopo mezzanotte secondo l’ora italiana, con un ipocentro ad appena 17 chilometri ed epicentro nella regione di Tamenlong, è di 6 morti, 100 feriti e gravi danni ad alcuni edifici. Lo riferisce l’agenzia Pti e il bilancio sembra ancora provvisorio.

Vittime sono state segnalate nella capitale del Manipur, Imphal e nelle zone vicine.

Tragedia ferroviaria in India. Treno si scontra con minibus. 13 morti tra cui 5 bambini

New Dehli, 8 dicembre 2015 – Un tragico incidente si è registrato in questo ore in India dove un un treno si è scontrato con un minibus ad un passaggio a livello incustodito dello Stato orientale di Jharkhand uccidendo tutte le 13 persone presenti nel SUV tra cui cinque bambini.

[easy_ad_inject_1]Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ani citando fonti di polizia, l’incidente in cui è stato coinvolto il Howrah-Bhopal Express è avvenuto vicino alla stazione di Bhurkhunda, nel distretto di Ramgarh.

Secondo quanto riferito da Indianexpress, gli incidenti ferroviari sono comuni in India, Stato asiatico che ha una delle più grandi reti ferroviarie più estese al mondo e che servono circa 23 milioni di passeggeri al giorno.

In India ci sono quasi 15.000 attraversamenti ferroviari senza passaggi a livello e centinaia di persone vengono uccise agli incroci ogni anno.

India: traghetto affondato nel fiume Kolohi. 20 dispersi

[easy_ad_inject_1]New Dehli, 29 luglio 2015 – Sarebbe di 20 morti il triste bilancio delle vittime disperse in seguito all’affondamento di un traghetto avvenuto nel fiume Kolohi, nello Stato di Assam, Stato dell’India nord-orientale.

I dispersi sono continuamente cercati dalle squadre dei servizi di emergenza indiane.

Secondo quanto si apprende da fonti locali, il traghetto aveva a bordo almeno 100 passeggeri. Ad un certo punto l’imbarcazione avrebbe urtato il pilone di un fiume nel fiume Kolohi, capovolgendosi e affondando.

[easy_ad_inject_2]

Marò, documenti indiani scagionerebbero Latorre e Girone. Proiettili incompatibili. Terzi.”Subito commissione d’inchiesta”

Roma, 12 settembre 2015 – Dopo tre anni e mezzo spuntano fuori dei documenti che eliminerebbero alla radice ogni responsabilità per i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri di marina che prestavano servizio antipirateria sulla nave Enrica Lexie, accusati di aver ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano scambiato per un battello dedito alla pirateria il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala.

[easy_ad_inject_1]I proiettili che hanno ucciso i due pescatori indiani non sono compatibili con quelli in dotazione ai nostri due fucilieri di marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Questo dato importantissimo che, dopo 3 anni e mezzo, potrebbe scagionare definitivamente i marò, sarebbe contenuto nei documenti indiani depositati al Tribunale internazionale per il diritto del mare di Amburgo, anche se la notizia ancora non ha avuto conferme ufficiali.

]I documenti indiani avrebbero dovuto provare la colpa dei nostri due militari ma ora sembra volgano a loro favore. Sarebbe davvero la svolta giusta per Latorre e Girone. Tra questi documenti c’è la relazione all’autopsia effettuata sui corpi dei due pescatori rimasti uccisi dai quali emergerebbe che i proiettili sono diversi da quelli in dotazione ai nostri marò.

Il referto autoptico, secondo quanto riporta il Quotidiano Nazionale, parlerebbe di un’ogiva (la parte anteriore del proiettile) estratta dal corpo di una delle due vittime lunga 31 millimetri, con una circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella parte più larga. Proiettili, dunque che non coincidono con i calibro 5,56 Nato in dotazione ai militari italiani, i quali utilizzano fucili mitragliatori Beretta AR 70/90 e Minimi.
Lo si legge nella seconda pagina dell’allegato 4, dove è scritto chiaramente che il proiettile estratto dal cervello di Jalestine è troppo grande per essere uscito dalle armi dei fucilieri di marina.

C’è poi un’altra indiscrezione che andrebbe a vantaggio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che, ricordiamo, è trattenuto in India da ben tre anni e mezzo mentre Latorre è in Italia per motivi di salute.

Dalle carte sarebbero emerse due testimonianze fotocopia, persino con gli stessi errori di espressione. Inoltre, il nome della petroliera, la Enrica Lexie, sulla quale erano in forza i Marò, viene riferito anch’esso in modo errato oltre che identico da parte di entrambi i testimoni. Le testimonianze di cui parliamo furono rese dal comandante del peschereccio Freddy Bosco e dal marinaio Kinserian.

Sembra, inoltre, che vi sia anche una terza testimonianza, quella resa da un terzo pescatore, Michael Adimai, dalla quale emergono non poche perplessità. Anche lui, come gli altri, parla di fuoco improvviso senza preavviso né provocazione da parte dei marò, terminando la sua testimonianza con le stesse parole usate dal comandante del peschereccio e dal marinaio, definendo l’accaduto un’agonia della mente un una perdita di introiti per la propria attività.

Infine dalle carte si evince che il Gps del Saint Antony dove hanno trovato la morte i pescatori venne fatto recapitare dal capitano dell’imbarcazione non il giorno in cui attraccò al porto, ma solo 8 giorni dopo un tempo decisamente lungo e sufficiente a manometterne comodamente i dati.

Giulio Terzi, ambasciatore ed ex ministro degli esteri commenta su Quotidiano.net “Si riparte da zero, dalla differenza fra 23 e 31 millimetri, ossia fra la lunghezza della pallottola trovata nel capo del pescatore Jelestine e quelle in dotazione ai marò. Si dovrebbe istituire una commissione parlamentare d’inchiesta” e aggiunge “Quello che è emerso dimostra in modo inconfutabile la loro assoluta estraneità rispetto alla vicenda, certamente triste e dolorosa, dell’uccisione dei due pescatori”.

[easy_ad_inject_2]

Marò. Salvatore Girone:”Non sto ancora bene”

[easy_ad_inject_1]New Dehli, 7 settembre gosto 2015 – Salvatore Girone porta avanti la sua cura dopo aver contratto la dengue e purtroppo è costretto a restare in India dopo la recente decisione stile “Pilato” del Tribunale internazionale del mare (Itlos), a differenza del suo collega Massimiliano Latorre che ha potuto riabbracciare i suoi cari in Italia dopo il malore di qualche tempo fa.

“Ho bisogno di casa” ha dichiarato Girone in una sua telefonata all’ Ansa “Non sto ancora bene – ha confermato Girone in compagnia della sua famiglia che lo ha raggiunto in India – e meritererei le cure a casa”. Le sue condizioni dunque migliorano ma la sua Patria lo attende. Intanto i due immunologhi italiani, inviati a New Delhi dal ministero della difesa hanno lasciato il Paese asiatico.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri di marina che prestavano servizio antipirateria sulla nave Enrica Lexie, sono accusati di aver ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano scambiato per un battello dedito alla pirateria il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala. Dopo 3 anni e mezzo la soluzione della loro vicenda è ancora in alto mare.

[easy_ad_inject_2]

Marò. Stop giudizio India. Delusione famiglie Girone e Latorre

Amburgo, 25 agosto 2015 – Il Tribunale internazionale del mare (Itlos) si è espresso ieri sul ricorso italiano per i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri di marina che prestavano servizio antipirateria sulla nave Enrica Lexie, accusati di aver ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano scambiato per un battello dedito alla pirateria il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala.

[easy_ad_inject_1] La sentenza della Corte, presieduta ad Amburgo dal giudice Golitsyn si è pronunciato sulla giurisdizione nel caso dei marò ed era competente a pronunciarsi anche sulle misure cautelari che li riguardano, il rientro in patria di Girone e la permanenza a casa di Latorre per curarsi.

Sul fronte della giurisdizione il Tribunale internazionale del mare ha deciso che Italia e India debbano sospendere ogni “altra procedura in corso”. In particolare il tribunale di Amburgo non assumerà nessuna misura temporanea sui marò, in attesa della conclusione dell’iter giudiziario. La motivazione della decisione è legata alla necessità di preservare i diritti delle parti.

Sarà compito dell’arbitrato internazionale dell’Aja “giudicare nel merito il caso” e per questo il Tribunale del Mare “non considera appropriato prescrivere altre misure provvisorie riguardo la situazione dei due marine italiani poiché questo toccherebbe questioni legate appunto al merito del caso”.

Per l’Italia si tratta di una parziale vittoria soprattutto per lo stop alla giurisdizione indiana, ma c’è grande delusione soprattutto per le famiglie dei nostri marò per la mancata adozione di misure per Girone e La Torre, accusati dell’omicidio di due pescatori indiani. In poche parole Salvatore Girone per ora non torna a casa.

Francesco Azzarello, agente del governo, commentando il verdetto sui marò ha fatto sapere che l’Italia tuttavia ha intenzione di “rinnovare le richieste relative alla condizione dei fucilieri davanti alla Corte arbitrale”.

[easy_ad_inject_2]

Marò. India si avvale di avvocati internazionali per opporsi alle richieste italiane

New Dehli (India), 7 agosto 2015 – Tra tre giorni, il 10 agosto, L’india formalizzerà davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos) ad Amburgo, la sua opposizione alle richieste italiane per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fucilieri di marina che prestavano servizio antipirateria sulla nave Enrica Lexie, accusati di aver ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano scambiato per un battello dedito alla pirateria il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala.

[easy_ad_inject_1] Per l’opposizione New Dehli si avvarrà di due avvocati stranieri, esperti di diritto internazionale che avranno il compito di contrastare le richieste italiane di misure provvisorie riguardanti i fucilieri di marina, in attesa che il caso venga esaminato prossimamente dalla Corte permanente di arbitrato (CPA) dell’Aja.

Secondo quanto riferiscono fonti locali gli avvocati ingaggiati dall’India sono Alain Pellet, già presidente Commissione giuridica internazionale dell’ Onu e Rodman Bundy.

[easy_ad_inject_2]

Tragedia in India. Treni deragliano a causa delle piogge monsoniche: 30 morti e 25 feriti

New Dehli, 5 agosto 2015 – E’ stata una vera e propria strage nel trasporto pubblico in India dove due treni passeggeri veloci, il Varanasi Kamayani Express e il Janata Express, che circolavano sulla linea Mumbai-Varanasi, sono deragliati a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro mentre attraversavano un ponte sul fiume Machack nello Stato centrale del Madhya Pradesh a circa 950 km a sud di New Delhi.

[easy_ad_inject_1] Il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, è di 30 morti e 25 feriti.

A quanto si apprende da fonti locali il ponte era semisommerso dalle acque del fiume in piena a causa delle piogge monsoniche. Immediatamente sono giunti sul posto i soccorsi che hanno tratto in salvo dai vagoni 300 persone. Un numero imprecisato di passeggeri sarebbero ancora intrappolati dentro le carrozze. India, due treni veloci deragliano per i monsoni: strage di passeggeri.

Anil Saksena, portavoce delle ferrovie indiane ha riferito di inondazioni nella zona e due vagoni sarebbero finiti in un fiume parzialmente sommersi dalle acque.
[easy_ad_inject_2]

India. Ancora un crollo di un palazzo a Thane (Mumbai) : 11 morti

[easy_ad_inject_1]Mumbai (India), 4 agosto – Ancora una tragedia si registra in India dopo il crollo dell’edificio di tre piani del 28 luglio scorso, appena una settimana fa, che causò nove morti.

Un nuovo crollo di un palazzo è accaduto a Thane, grande sobborgo a nord di Mumbai, in India ha provocato la morte di 11 persone e il ferimento di altre 7. Secondo quanto riferisce l’ Hindustan Times, altre diciassette persone sono rimaste sotto le macerie.