Ora le famiglie senza reddito da lavoro si chiamano “jobless”. E poi ci sono i Neet

Famiglie senza reddito da lavoro. L’Istat, nel suo rapporto annuale usa un termine inglese per indicare le famiglie composte da almeno un componente fra i 15 e i 64 anni e senza pensionati: “famiglie jobless”.

Un termine che sicuramente rende più “figo” raccontare un dramma italiano che, sempre secondo i dati Istat, riguarda 2 milioni 200 mila famiglie sopratutto giovani?

2,2 mln di famiglie vivono senza redditi da lavoro, quasi 1 su 4 al Sud. Penalizzate soprattutto le famiglie giovani (da 6,7% del 2014 al 13% del 2015).

In oltre due milioni di famiglie c’è il dramma di come pagare le bollette, cosa mettere sul tavolo dei loro piccoli figli, di inventarsi ogni giorno come se fosse il primo di un periodo buono o l’ultimo di un periodo nero. Questi sono i jobless.

In quel numero Istat e in quel termine inglese ci sono notti insonni, pensieri e preoccupazioni che non fanno nemmeno lontanamente sperare in un presente che la Costituzione Italiana impone come “vita dignitosa” nella famosa e tanto celebrata “Repubblica fondata sul lavoro”.

“Jobless” non esce dalla bocca dei componenti di queste famiglie nemmeno come bestemmia, anche quando devono riconoscere a malincuore di essere tra i tanti esempi italiani di ingiustizia sociale, in un Italia dove da anni si usano parole inglesi per nascondere le parole scomode italiane più comprensibili.

Il dramma delle famiglie “jobless” non è il solo dramma registrato dall’Istat. I giovani che non lavorano e non studiano arrivano a 2,3 mln e “3 su 4 vorrebbero lavorare”.

Anche per questi giovani c’è un termine “figo”: “Neet”.

Una notizia che sembra migliore arriva dal fronte dei contratti di lavoro anche se in un “mercato incerto”: crescono i contratti standard (permanenti a tempo pieno) grazie agli sgravi contributivi e frena l’uso del part time.

Usa. Riceve ottima offerta di lavoro ma viene licenziata per un selfie imbarazzante

Perde un’offerta di lavoro per aver postato qualche foto ritenuta imbarazzante dal datore di lavoro.
I rapporti di lavoro non dovrebbero mescolarsi con la vita privata, e della vita privata fanno parte anche tanti profili social sul quale ormai quotidianamente si pubblica di tutto. Si “pubblica” appunto… ciò che è privato diventa di pubblico dominio e senza le necessarie cautele di privacy può facilmente arrivare anche agli occhi del datore di lavoro.

A New York, Samantha Chirichella, una 26enne di Long Island, aveva ricevuto un’ottima offerta di lavoro, un sogno da 50 mila euro per occupare il ruolo di investigatrice privata in un studio legale.

Il datore di lavoro però ha voluto saperne di più di Samantha e come fanno tanti investigatori è andato a guardare sui profili social. Ed ecco che ai suoi occhi è apparsa quella foto sul profilo Instagram della ragazza: un selfie che la ritraeva a seno scoperto mentre si facava baciare da un’altra donna.

Samantha Chirichella ha perso il lavoro ma non ci sta. Ha fatto ricorso alla Corte Suprema di Manhattan sostenendo che quell’immagine è artistica, in quanto sarebbe stata anche esposta nella galleria d’arte della sua amica.

Non sappiamo come andrà a finire la storia di Samantha, ma la notizia ha fatto il giro del mondo per il suo contenuto in nuce: la discriminazione sessuale di un datore di lavoro nei confronti di una lavoratrice donna, un problema ora individuato dai giornalisti negli Stati Uniti d’America ma che in realtà non ha confini e non ha tempo.

Due anni fa un sondaggio CareerBuilder rivelava che il 39% dei datori di lavoro indaga sui social media dei potenziali candidati e il 43% ha trovato online qualcosa, come foto inappropriate o commenti su ex capi, che li ha convinti sa scartare il papabile candidato. Solo il 19% delle aziende ha trovato online informazioni che le hanno convinte ad assumere una particolare persona. A condurre indagini sui social media usati da potenziali candidati è circa il 77% delle aziende.

Secondo Mauro Alovisio, Avvocato presso Staff Legale Università degli Studi di Torino “I giovani candidati non sono ancora pienamente consapevoli della potenzialità delle rete internet e del relativo impatto sulle categorie del tempo e dello spazio: i commenti, le foto, i video caricati oggi sui social media potranno riemergere negli anni futuri ed essere utilizzati nei colloqui di lavoro dai responsabili delle aziende ed incidere così gravemente sulle loro possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e nella loro carriera professionale.”

E voi che ne pensate?

Primo maggio, Mattarella: creare lavoro è dovere costituzionale

Cosa lascia il primo maggio nelle coscienze delle persone nei prossimi 365 giorni dell’anno non è dato misurarlo con certezza: come tutti i primo maggio si ricordano i comizi in piazza dei sindacati maggiori, il concertone.

Ma tra le diverse vibrazioni dei diversi modi di far risuonare la parola “lavoro”, merita di essere ricordata quella provenuta dal nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che con le sue parole è andato oltre la celebrazione della Festa dei Lavoratori al Quirinale.

Un saluto Mattarella lo rivolge doverosamente anche ai sindacati in piazza e ai tanti giovani che affluivano al concertone: “un saluto cordiale ai lavoratori che sono riuniti a Genova nella tradizionale manifestazione di Cgil, Cisl e Uil”, “un saluto e un augurio a tutte le organizzazioni sindacali”, e ancora “un augurio pieno di affetto alle migliaia di giovani che si troveranno festosamente insieme in piazza San Giovanni per il concertone tradizionale”.

Dopo il saluto la musica, non quello della Piazza San Giovanni, ma quella verbale del Capo dello Stato che con la sua autorevolezza unita al suo modo mite di parlare fanno risuonare con maggiore efficacia concetti che in altre epoche passate molti acquisivano quasi per “cerimoniale dovuto”.

Da troppi anni lavoro è sinonimo anche precarietà e proprio ai lavoratori precari, coloro che percepiscono meno e che non sanno fino a quanto potranno portare un surrogato di stipendio a casa, il primo cittadino della Repubblica Italiana dedica importanti parole, ferme, risolute: “Non possiamo assistere inerti allo spreco di larga parte di una generazione. L’Italia non può permetterselo”.

Non deve certo permetterselo così come il doppio lavoro o come dice Mattarella il “doppio impegno” di tante donne costrette a non trovare pausa tra lavoro aziendale e lavoro familiare. Negli anni d’oro un solo stipendio bastava a soddisfare le esigenze di una vita dignitosa per tutta la famiglia e l’altro coniuge poteva curare l’educazione e la crescita della prole.

Quei tempi appartengono ai libri di storia. “Non è vero che il lavoro delle donne va a scapito della famiglia. È vero il contrario, senza il lavoro delle donne non si formano le famiglie di giovani…” ricorda Mattarella.

Sul lavoro c’è sempre da fare anche a livello politico e istituzionale: “abbiamo un cammino lungo e impegnativo davanti a noi, e non ci sono ricette facili, non c’è un provvedimento di per sé risolutivo della complessità dei problemi”. “Alcune misure sono state adottate, su altre il confronto è avviato: non è mio compito entrare nel merito degli opportuni aggiustamenti al sistema previdenziale o del riordino del sistema fiscale”. “Il lavoro c’è a 55 anni ma non a 25”. Alla “generazione più istruita di tutte quelle precedenti, che è posta al margine proprio dalla società e dal mercato che pretendono più conoscenze più saperi”.

Quella generazione che cerca di istruirsi al meglio con Erasmus, andando all’estero e troppo spesso restandoci, perché quel biglietto e di sola andata: Mattarella vuole ricordare: i “troppi giovani che lasciano il nostro Paese per necessità e non per scelta”. Ma è bene anche dire che è «ricca e stimolante la mobilità dei giovani, il loro sentirsi cittadini italiani ed europei». Ma poi il presidente ha anche aggiunto che «in questo scambio di umanità e di intelligenze, l’Italia non deve impoverirsi. Dare e ricevere, andare tornare, aprire le nostre università, le nostre imprese, le nostre istituzioni per attrarre talenti mentre i nostri giovani studiano e lavorano in altri Paesi con successo: questo è il tessuto connettivo dell’Europa che vogliamo”.

Mattarella ricorda anche le vittime di questa voglia di studiare all’estero, le studentesse morte sul bus in Catalogna, Valeria Solesin vittima degli attentati di Parigi e Giulio Regeni per il quale l’Italia tutta chiede all’Egitto verità: “Li voglio accumunare – ha detto il presidente – perché amavano ciò che stavano facendo e pensavano che la serietà dello studio avrebbe aperto, per loro è per altri, la strada per un lavoro utile alla società”.

Celebrare il lavoro significa celebrare anche coloro che sono caduti sul lavoro e per il lavoro, quelle che sui giornali leggiamo come “morti bianche”: “Sono inaccettabili i morti sul lavoro – ha detto Mattarella – quale che sia il loro numero: anche una soltanto è inaccettabile». Lo sfruttamento, il caporalato è il lavoro nero- ha concluso il presidente della Repubblica – «sono piaghe da sdradicare con l’impegno di tutti, con strumenti adatti è un attento monitoraggio (riferito ad alcuni contratti atipici e al delicato e permeabile meccanismo del pagamento delle prestazioni con i vaucher, ndr) dell’uso distorto di norme esistenti”.

E ai familiari di due vittime del lavoro sono state consegnate le Stelle al merito del lavoro alla memoria. La prima in ricordo di Francesco Zaccaria, operaio dell’Ilva di Taranto di 29 anni, morto nel 2012. La seconda in ricordo di Pierlucio Tinazzi, motociclista della società del Tunnel del Monte Bianco, morto nel 1999.

Istat. Disoccupazione scende all’11,4%. GCIA Mestre: primo maggio? non c’è niente da festeggiare.

Istat: scende la disoccupazione. GCIA Mestre: il primo maggio non c’è niente da festeggiare.

Roma, 1 maggio 2016 – Il tasso di disoccupazione a marzo scende all’11,4%, in calo di 0,3 punti percentuali su febbraio. Dopo il calo di febbraio 2016 (-0,4%, pari a -87 mila), a marzo la stima degli occupati sale dello 0,4% (+90 mila persone occupate), tornando ai livelli di gennaio. Lo comunica l’Istat, che sottolinea come il calo della disoccupazione abbia raggiunto il livello minimo dal dicembre 2012.

Secondo l’Istat, rispetto ai primi tre mesi del 2016, si è registrato un calo dei disoccupati di -0,5% pari a -15 mila e degli inattivi di -0,3%, pari a -43 mila. L’Istat precisa che su base annua “si conferma la tendenza all’aumento del numero di occupati (+1,2%, pari a +263 mila), che coinvolge soprattutto gli over 50. Sono in calo sia i disoccupati (-8,6%, pari a -274 mila) sia gli inattivi (-0,9%, pari a -125 mila)”.

L’aumento degli occupati ha riguardato sia i lavoratori dipendenti (+42 mila i permanenti e +34 mila quelli a termine) sia gli indipendenti (+14 mila) e la crescita degli occupati ha riguardato uomini e donne e si distribuisce tra tutte le classi d’età ad eccezione dei 25-34enni. Il tasso di occupazione, pari al 56,7%, aumenta di 0,2 punti percentuali rispetto al mese di febbraio.

Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, questa è scesa al 36,7%, la fascia di età 15-24 anni è scesa dell’1,5% rispetto a febbraio e del 5,4% su base annua.

Nonostante gli incoraggianti dati pubblicati dall’Istat, giunge un commento negativo e in contrasto con i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, da parte del presidente della Cei, il cardinal Bagnasco.

“L’osservatorio delle nostre parrocchie e delle nostre comunità cristiane non registra ancora questo miglioramento che tutti auspichiamo. Nelle parrocchie le code di coloro che cercano lavoro, sono di disoccupati o inoccupati, continuano notevolmente”, ha commentato Bagnasco.

Per la CGIA di Mestre il primo maggio non c’è niente da festeggiare “A festeggiare il 1° maggio saranno circa 22 milioni e 500 mila italiani (lavoratori dipendenti più autonomi) e sebbene gli ultimi dati presentati ieri sulla disoccupazione dall’Istat ci dicono che le cose stanno migliorando, il nostro paese continua a registrare dei ritardi occupazionali molto preoccupanti. Tra i 28 paesi dell’Unione europea solo la Croazia (55,8 per cento) e la Grecia (50,8 per cento) presentano un tasso di occupazione più basso del nostro (56,3 per cento) – si legge in un comunicato – Questo tasso, ricordano dalla CGIA, è ottenuto rapportando il numero degli occupati presenti in un determinato territorio e la popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni. In buona sostanza, questo indice consente di misurare il livello di occupazione presente in una nazione. Al netto di disoccupati, scoraggiati e inattivi emerge che in Italia la platea degli occupati registra un gap di 17,7 punti percentuali con la Germania, di 16,4 punti con il Regno Unito e di 7,9 punti con la Francia”

Istat: aumenta la disoccupazione a febbraio: +11,7% e calano anche gli occupati

Roma, 1 aprile 2016 – A febbraio 2016 si è registrato un lieve aumento della disoccupazione di 0.1% rispetto al mese precedente ed il tasso di disoccupazione in Italia si attesta all’11,7%.

E’ quanto emerge dai dati preliminari Istat pubblicati oggi su occupati e disoccupati. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica i disoccupati sono aumentati di circa 7mila unità, con un aumento percentuale dello 0,3% che sintetizza un dato di crescita tra gli uomini e di calo tra le donne.

Cala la disoccupazione giovanile con il tasso degli inoccupati della fascia di età tra i 15 e i 24 anni che si attesta al 39,1% segnando a febbraio -0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Sempre secondo l’Istat l’incidenza dei disoccupati sul totale dei giovani della stessa classe di età si attesta sul 10,1 per cento. Tale incidenza è in lieve aumento (+0,1 punti) rispetto a gennaio. Nell’ultimo mese cresce tra i 15-24enni il tasso di occupazione (+0,2 punti) e cala il tasso di inattività (-0,3 punti).

A febbraio, sempre secondo l’Istat, cala anche il numero degli occupati, di -0.4% e 97 mila unità, dato su base mensile che segna una decisa inversione di tendenza rispetto a gennaio quando si registrò un aumento del +0.3% e 73 mila unità. A perdere il posto di lavoro sono uomini e donne tra i 25 e 49 anni soprattutto dipendenti per i quali si tratta del primo calo dall’inizio del 2015 (-92 mila i permanenti e -22 mila quelli a termine), mentre registrano un lieve recupero gli indipendenti (+17 mila).

Calano anche i contratti stabili, -92mila occupati, fenomeno legato al taglio degli sgravi contributivi per le nuove assunzione previsto dalla manovra di bilancio per il 2016.

Inps. Cassa Integrazione Guadagni: calano del 38,5% le ore di Cig

Roma, 18 dicembre 2015 – Nel mese di novembre 2015 sono calate del 38,5% le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzati.

[easy_ad_inject_1]Lo rivelano i dati diffusi dall’Inps, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, secondo i quali le ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 52,4 milioni rispetto agli 85,1 milioni dello stesso mese del 2014.

I dati destagionalizzati, calcolati per le sole componenti Ordinaria e straordinaria, evidenziano -rispetto ad ottobre 2015 – una variazione congiunturale pari a -14,1%.

La cassa integrazione guadagni è un istituto previsto dalla legge che consiste in una prestazione economica, erogata dall’INPS o dall’INPGI, a favore dei lavoratori sospesi dall’obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorino a orario ridotto.

Si distingue tra cassa integrazione ordinaria o CIGO (con risorse degli stessi INPS o INPGI) e straordinaria o CIGS (con risorse del Ministero del lavoro e delle politiche sociali).

Istat: aumenta il numero degli occupati. 247 mila in più nel terzo trimestre

Roma, 11 dicembre 2015 – Aumenta il numero degli occupati nel terzo trimestre del 2015.

[easy_ad_inject_1]Lo rileva l’Istat, l’Istituto italiano di statistica, secondo il quale il numero degli occupati è aumentato di 247 mila unità (+1,1%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (si tratta di dati grezzi).

Dopo “il forte calo dell’occupazione giovanile in tutti gli anni della crisi”, nel 3° trimestre 2015 il numero di occupati tra 15-34 anni torna a crescere di 56.000 unità (1,1%) nel confronto annuo. Sempre nel 3° trimestre, il tasso di disoccupazione scende all’11,7%, -0,6 punti in rapporto al trimestre precedente (dati destagionalizzati).

“Dai dati di flusso, a distanza di dodici mesi i giovani continuano a rappresentare più della metà dei nuovi ingressi nell’occupazione, con una tendenza crescente; diminuiscono gli scoraggiati, che transitano più frequentemente verso l’occupazione; cresce la permanenza nell’occupazione dei dipendenti a termine, sia per chi continua a svolgere un lavoro a termine sia per chi transita a tempo indeterminato” si legge nella nota Istat.

Inps, aumentano contratti a tempo indeterminato: nel 2015 oltre 900mila assunti

Roma, 10 novembre 2015 – Cresce l’occupazione nel 2015. Nei primi nove mesi di quest’anno il numero di nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato ha registrato 340.323 nuove assunzioni. Sono in crescita anche i contratti a termine, +19.119, mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-32.991). In aumento anche le cessazioni (+37.868).

[easy_ad_inject_1]Sono i dati che emergono dal documento Osservatorio sul precariato dell’Inps. Da gennaio a fine settembre si sono avute 703.980 nuove assunzioni e 202.154 trasformazioni di contratti a termine che hanno usufruito degli sgravi contributivi, per un triennio, previsti dalla legge di stabilità. La variazione netta tra i nuovi rapporti di lavoro e le cessazioni, pari rispettivamente a 4.094.061 e 3.494.883 – riferisce l’Inps – è di 599.178; nello stesso periodo dell’anno precedente è invece stata di 310.595.

Le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia, rilevate da Inps – si legge nell’Osservatorio sul precariato – sono state 1.330.964, il 34,4% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 371.152 (l’incremento rispetto al 2014 è del 18,1%). La quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati è passata dal 32,0% dei primi nove mesi del 2014 al 38,1% dello stesso periodo del 2015.

Segno positivo anche per l’incidenza dei rapporti di lavoro stabili che riguardano la fascia di età fino a 29 anni, passata dal 24,4% del 2014 al 31,3% del 2015.

L’Inps sottolinea inoltre che nel solo mese di settembre le assunzioni rilevate a tempo indeterminato che hanno potuto usufruire degli sgravi contributivi sono state 85.181 alle quali vanno aggiunte 19.081 trasformazioni di rapporti di lavoro a termine.

La manovra finanziaria ha previsto che lo sgravio dei contributi Inps per il 2015 per i contratti a tempo indeterminato stipulati nel corso dell’anno è triennale con un tetto di 8.060 euro l’anno.

I dati diffusi sono provvisori e si riferiscono ai lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli, e degli Enti pubblici economici. I dati 2015 sono provvisori – chiarisce l’Inps – in quanto le aziende, con la denuncia del mese di ottobre possono integrare i dati di competenza relativi a settembre. Inoltre, i dati 2015 , 2014 e 2013 possono subire variazioni per effetto di rettifiche effettuate dalle aziende ovvero di accertamenti realizzati dall’INPS.

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A Massarosa ti pagano se vai al lavoro in bicicletta

Massarosa (Lucca), 1 novembre 2015 – Vai a lavorare in bici? Ti paghiamo 25 centesimi a chilometro. E’ questa in sintesi la bella iniziativa del Comune di Massarosa, realtà municipale di 22.334 abitanti della provincia di Lucca.

[easy_ad_inject_1]Basato sull’esempio francese del ministro dell’ecologia Ségolène Royal che ha annunciato un provvedimento che consente di avere soldi in più in busta paga ai lavoratori andranno a lavoro in bicicletta rinunciando all’auto, a Massarosa l’ecologia e il benessere diventano realtà e opportunità di tirar giù anche qualche spicciolo.

Così spiega l’iniziativa l’assessore alla mobilità Stefano Natali , “Abbiamo ritenuto importante dare un segnale per stimolare scelte più virtuose nel muoversi e per diffondere maggiormente la cultura di una mobilità lenta e sostenibile” ha dichiarato.

Il progetto dovrebbe prendere via a breve con una fase sperimentale e coinvolgerà un gruppo di 50 persone che saranno scelte con apposito bando di concorso. A controllare quanti chilometri saranno fatti in bici sarà un’apposita app e autocertificazioni dei partecipanti che potranno macinare chilometri e chiedere un rimborso mensile che non sarà comunque superiore a 50 euro.

Ma non sono solo i 50 euro ad essere guadagnati: se si aggiunge anche la benzina risparmiata, il benessere acquisito dal movimento e lo smog in meno in città, l’iniziativa è certamente da prendere come modello per altre città e noi speriamo che sia così.

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Lavoro. Eurostat: il 13% italiani sono sfiduciati e non cercano lavoro

Roma, 9 ottobre 2015 – Il 13% degli italiani sono sfiduciati sul fronte del lavoro. E’ quanto si apprende dall’indagine Eurostat sulla forza lavoro potenziale in Italia.

[easy_ad_inject_1]A quanto si apprende dai dati Erostat, in Italia sono 3,3 milioni le persone che non cercano lavoro e oltre 3,1 milioni i disoccupati. La percentuale di italiani ‘sfiduciati’ si attesta al 13% della forza lavoro nel secondo trimestre 2015, un dato quasi quattro volte quello Ue che invece si attesta al 3,7%.

In Germania le persone che pur disponibili a un impiego non cercano un impiego sono soltanto l’1,2%, in Francia il 2,4% e in Spagna il 3,9%.

L’Eurostat sottolinea che in Italia il tasso di occupazione complessivo resta piuttosto basso attestandosi al 56,3 per cento della popolazione che ha un’età compresa tra i 15 e i 64 anni mentre segnano un aumento i tassi relativi al numero di coloro che non cercano più un posto di lavoro e di coloro che sono disponibili a lavorare ma non cercano attivamente un impiego.

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