Emanuela Orlandi. Alì Agca a “Chi l’ha visto” accusa Cia e Vaticano. Federica Sciarelli “senza prove sono buffonate”.

Alì Agca, l’attentatore del Papa entra ancora nella vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi accusando in diretta tv Cia e Vaticano. Sembra una trama degna di uno dei libri di Dan Brown: tra Angeli e Demoni e Condici Da Vinci vari, si innesta la triste realtà del caso di Emanuela Orlandi, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983 dopo che si era recata alla scuola di musica nel complesso di Sant’Apollinare, caso archiviato dalla giustizia italiana con la pronuncia della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso della famiglia che si era opposta all’archiviazione.

Sul caso è intervenuti in diretta a “Chi l’ha Visto”, colui che ha sparato a Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio del 1981, Alì Agca.
“Emanuela Orlandi è stata rapita dalla Cia in cambio della mia liberazione” ha detto il sedicente esponente dei “Lupi Grigi”.

Cosa avrebbe pensato il professor Robert Langdon se si fosse trovato con la Sciarelli a sentire le parole di Agca lo si può solo immaginare tra le righe di un libro, ma questa purtoppo è realtà mista a fiction, quella necessaria della televisione.

Secondo Alì Agca “fu la Cia, con la collaborazione di qualcuno all’interno del Vaticano” a rapire Emanuela Orlandi. E ancora: “Il Papa e Sandro Pertini dovevano incontrarsi per decidere della mia liberazione” e ha citato una lettera inviata nell’agosto del 1984 dagli uomini della Cia all’Ansa “nella quale si spiegava che Alì Agca doveva essere trasferito a Panama o a Costa Rica agli arresti domiciliari”.

Ma Federica Sciarelli non ci sta è lo ha interrotto, chiedendo documenti e prove di ciò che afferma ormai da tempo: “Devo ricordare che lei è stato pagato per sparare al Papa. Senza prove, devo definire le sue dichiarazioni una buffonata”.

Agca ha replicato: “Le buffonate sono le vostre, che avete santificato Enrico De Pedis e la banda della Magliana”.

Pietro Orlandi ha poche amare parole di commento “Agca mi ha già raccontato queste cose quando ho parlato con lui, a Istanbul, ma mi aveva promesso di fornirmi dei documenti”, prove cartacee che non sono mai arrivate. “Vorrei crederci ascolto chiunque abbia da dirmi qualcosa. Dopo tanti anni, però, mi sento preso in giro”.

Un anno fa Alì Agca, all’indomani della richiesta di archiviazione dell’inchiesta presentata dalla procura di Roma, rilasciò una dichiarazione all’agenzia Adnkronos, lanciando un appello a Papa Francesco. “È l’anno della misericordia, faccia qualcosa per lei” furono le parole dell’ex terrorista che si diceva convinto che la ragazza sia viva e che si trovi in un convento. Anche l’anno prima era tornato sul caso dicendo che la ragazza era viva e che il Vaticano sapeva tutto, ma che “difficilmente l’avrebbe consegnata alla famiglia”.

Dopo l’intervento di Agca, a “Chi l’ha visto” si è parlato poi delle intercettazioni che riguardano proprio monsignor Pietro Vergari che cercherebbe di capire come muoversi e cosa dire sulla vicenda che lui stesso definisce “tanto complicata” e che definisce Pietro Orlandi, che da sempre si è battuto per la verità, uno “squilibratello”.

Squilibrata è la situazione che una ragazzina di 14 anni della Città del Vaticano, scompare da Roma e di lei non si sa più niente. Squilibrato è un cold case che forse qualcuno non vuole ancora aiutare a risolvere, come fosse l’assassinio di Kennedy o il mistero sul presunto falso sbarco sulla luna.

Quanti anni ancora i familiari di Emanuela Orlandi dovranno sopportare la terribile punizione di non poter portare un fiore alla tomba della propria cara? Quali misteri ancora si celano nel calderone dei depistaggi continui e dei silenzi?

Dan Brown forse non avrebbe saputo fare di meglio ma se fosse stato possibile, Pietro Orlandi non avrebbe esitato a chiamare il professor Langdon. Peccato che persone così sono solo viventi nella dimensione della fantasia come fantasia per ora è che si possa scrivere la parola fine su Emanuela e Mirella Gregori.

Emanuela Orlandi. Cassazione: il caso è chiuso ed archiviato

Sì all’archiviazione del caso sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. In questo senso si è espressa la Cassazione dichiarando inammissibile il ricordo della famiglia.
Emanuela Orlandi, la quindicenne residente nella Città del Vaticano, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983, probabilmente morta, non avrà giustizia, almeno quella sentita nel cuore di tanti italiani che vogliono sapere che fine abbia fatto e quali responsabilità vi siano circa il suo rapimento.

La VI sezione penale della Suprema Corte di Cassazione ha confermato l’archiviazione dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi giudicando inammissibile il ricorso della famiglia contro l’archiviazione dell’indagine della procura di Roma.

A ottobre il gip aveva respinto l’opposizione, avanzata dai familiari di Emanuela e da quelli di Mirella Gregori, il 7 maggio 1983 sempre a Roma, alla richiesta di archiviazione.

A nulla sono servite ben due petizioni di Pietro Orlandi, ospite per mesi nella trasmissione “Chi l’ha Visto”, l’ultima delle quali è stata lanciata su Change.org e rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per evitare l’archiviazione del caso della scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.

A nulla inoltre sono servite le tante firme e le tante manifestazioni per Emanuela nel corso delle quali i suoi familiari si appellavano alle istituzioni e al Vaticano per conoscere semplicemente la verità, quella verità alla quale la giustizia italiana in tutti questi anni non è potuta arrivare.

Ed è proprio sulle parole di Mattarella “Mai rassegnarsi alla verità” che i familiari di Emanuela Orlandi avevano rivolto l’estremo appello al Presidente della Repubblica, come si leggeva nella petizione “nella sua duplice veste di capo dello Stato, rappresentante di tutti gli italiani, e di supremo garante del corretto funzionamento della Giustizia, in quanto presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, per chiedere il Suo intervento affinché la Giustizia non subisca l’ennesima sconfitta cedendo il passo a chi vuole che la Verità non emerga. Come Lei ha giustamente sottolineato nei giorni scorsi “Mai rassegnarsi alla ricerca della Verità”, e dopo aver esposto i fatti e i motivi dell’appello concludeva “La scomparsa di una persona, che sia Emanuela, Mirella o chiunque altra abbia subito tale ingiustizia, non si può archiviare. Mai.”

Petizione per Emanuela Orlandi su “change”. Il 14 giugno manifestazione a Roma

Roma, 10 giugno 2015 – Prosegue la grande petizione su Change.org lanciata quattro settimane fa da Pietro Orlandi, rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per evitare l’archiviazione del caso della scomparsa di Emanuela Orlandi avvenuta a Roma il 22 giugno 1983 e Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio 1983 sempre a Roma.
Pubblichiamo di seguito la versione integrale della petizione che ad oggi ha ricevuto oltre 37 mila adesioni e mancano ancora 12 mila firme per raggiungere quota 50 mila.

Chi volesse dare la propria adesione ecco il link della petizione di Pietro Orlandi su Change.org.

[easy_ad_inject_1] Intanto si attende la manifestazione per Emanuela il 14 giugno 2015 a piazza dell’Aracoeli a Roma ( ai piedi della scalinata del Campidoglio) alle ore 9.30. “Ci sposteremo poi tutti insieme per andare in Piazza San Pietro, nella speranza che Papa Francesco , questa volta, durante l’Angelus, possa rivolgere parole di solidarietà a tutte le famiglie presenti.” spiega Pietro Orlandi invitando tutti alla manifestazione “Sono qui ora a chiedere ancora una volta il vostro aiuto , non solo per Emanuela ma per tutti gli scomparsi. Anche quest’anno, come i precedenti , avrei voluto ricordare Emanuela, e lo farò, ma ho sentito il dovere questa volta di dare voce anche a quanti sono stati dimenticati dai media e dalle istituzioni, tutti quelli che ancora vivono nella terra degli scomparsi e aspettano ancora un segnale di verità e di giustizia. Per questo la manifestazione organizzata quest ‘anno sara’ per tutti gli scomparsi, per non dimenticarli e perché non si dimentichi delle loro famiglie che sono ancora in attesa di risposte, per dare loro quella solidarietà che per noi famigliari rappresenta una fonte di energia enorme per non arrenderci mai.
Non voglio dilungarmi e stancarvi con tante parole, la sensibilità che tutti voi avete finora dimostrato non ha bisogno di parole, so che avete capito quanto sia importante la presenza di tante persone alla manifestazione-corteo del 14 giugno. Per questo siete tutti invitati, voi, i vostri amici , i vostri parenti, nei limiti delle vostre disponibilità di tempo e soprattutto di distanza.”

Ecco il testo della petizione “Signor Presidente,

mi rivolgo a Lei nella sua duplice veste di capo dello Stato, rappresentante di tutti gli italiani, e di supremo garante del corretto funzionamento della Giustizia, in quanto presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, per chiedere il Suo intervento affinché la Giustizia non subisca l’ennesima sconfitta cedendo il passo a chi vuole che la Verità non emerga. Come Lei ha giustamente sottolineato nei giorni scorsi “Mai rassegnarsi alla ricerca della Verità”.

La Procura di Roma, nella persona del Dottor Giuseppe Pignatone, ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sul rapimento di mia sorella Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, accomunate da un unico filone d’indagine che ha messo in evidenza numerosi indizi, che avrebbero meritato maggiori approfondimenti a carico di sei indagati, sulla sorte delle due ragazze. Soprattutto fa indignare la mancanza di volontà nel proseguire nella ricerca della Verità dichiarando che “Il tempo trascorso dallo svolgersi dei fatti rendono impossibile lo svolgimento di ulteriori indagini”, nonostante nel corso dei tanti anni ci siano stati spunti investigativi mai approfonditi soprattutto per la mancanza di collaborazione da parte dello Stato Vaticano, di cui Le ricordo Emanuela Orlandi era cittadina. Un “diaframma frapposto tra lo Stato italiano e la Santa Sede” come fu definito dagli inquirenti.

In particolar modo ci furono azioni da parte delle autorità vaticane, volte ad ostacolare le indagini nel corso degli anni, respingendo rogatorie internazionali affinché alcuni alti prelati venissero ascoltati, non comunicando agli inquirenti il contenuto delle tante telefonate intercorse nel periodo Luglio – Settembre 1983 tra i presunti rapitori e la Segreteria di Stato vaticana, e negando l’esistenza di un dossier sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, riguardante un’indagine interna allo Stato Vaticano, esistenza del quale si evince grazie ad intercettazioni telefoniche.

Le faccio presente, signor Presidente, che la richiesta di archiviazione, oltre che dal Dott. Pignatone, che ha avocato a sé la presente inchiesta solo nel 2012, è stata firmata da due sostituti procuratori, uno dei quali mai coinvolto nelle fasi cruciali d’indagine, mentre “in dissenso” si è pronunciato il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, estromesso dall’inchiesta nei giorni scorsi, colui che più si è speso, per anni, nel filone d’inchiesta, che ora si vorrebbe definitivamente chiudere.

Il dissenso da parte del Dott. Capaldo, unito alle sue dichiarazioni pubbliche “Ci sono personalità vaticane ancora in vita che potrebbero fornire importanti indizi sulla scomparsa di Emanuela Orlandi” e i tentativi, di cui sopra, da parte del Vaticano di ostacolare le indagini, pongono dei seri dubbi sulla genuinità della richiesta d’archiviazione.

Fiducioso in una decisione del Gip a favore del proseguimento del cammino intrapreso verso l’accertamento della verità sul rapimento di Emanuela e Mirella, Le chiedo di valutare la situazione che si è determinata nel Palazzo di Giustizia più importante d’Italia, un tempo soprannominato “Porto delle nebbie”, epiteto che spero di non dover riproporre.

La scomparsa di una persona, che sia Emanuela, Mirella o chiunque altra abbia subito tale ingiustizia, non si può archiviare. Mai.

Con stima e fiducia

Pietro Orlandi”

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