Furto e cedimenti a Pompei

L’area degli scavi archeologici di Pompei è stata interessata in queste ultime ore da due episodi incresciosi: un furto e un cedimento.

Il furto. Sarebbe stata rubata un borchia in bronzo del VI sec. a.C esposta nella mostra ‘Pompei e i Greci’ all’interno della Palestra Grande.
E’ quanto riporta la Rai aggiungendo che la borchia, ornamento per porte, era infissa su un pannello di legno e coperta solo davanti da un pannello di plexiglass. Il furto si sarebbe verificato durante l’orario di apertura al pubblico. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata che indagano sul caso.

Il cedimento. Secondo quanto comunica con una nota il Parco Archeologico di Pompei N”ell’area dei fronti di scavo lungo via dell’abbondanza, si è verificato questa notte il cedimento di parte di un tavolato moderno posto a protezione della parte superiore del fronte di scavo. Non è stato rilevato alcun danno alle strutture archeologiche, né disagi ai turisti essendo l’area già recintata per ragioni di sicurezza.
L’area fa parte dei cosiddetti “scavi nuovi” realizzati nel 1913 dal Soprintendete Spinazzola, quando furono per lo più portate alla luce solo le facciate degli edifici. Tali fronti di scavo sono oggetto del progetto di messa in sicurezza previsto dal Grande Progetto Pompei, i cui lavori partiranno a seguito della imminente firma del contratto prevista per il 24 maggio.
La Direzione del Parco Archeologico ha già avviato, con il supporto del personale Ales, i lavori di ripristino della struttura.”

Immediata è la replica di Isabella Adinolfi, europarlamentare del Movimento 5 Stelle: “Il patrimonio culturale italiano, ed in particolare della Campania e delle regioni del Sud, è un bene comune assai prezioso e di importanza unica che deve essere prima di tutto tutelato – dichiara Isabella Adinolfi – La lentezza con cui si affrontano i problemi è snervante. In questo Paese la tutela dei nostri Beni culturali é passata in secondo piano ed è drammaticamente a rischio. Stiamo parlando di aree archeologiche che rappresentano la nostra identità territoriale e, da non trascurare, portano milioni di turisti creando un indotto di migliaia di euro a vantaggio dei vari ristoratori, commercianti ed albergatori.”

Nel solo 2016, la sola area archeologica di Pompei è stata visitata da 3.209.089 turisti. Dati in continua e costante crescita. Basti pensare che nel 2009 Pompei poteva vantare “solo” 2.087.559 ingressi.

“Numeri da capogiro per un parco archeologico invidiatoci da tutto il mondo. E cosa si fa? – domanda Isabella Adinolfi – Si recinta e si aspetta la firma. Da Bruxelles, nel corso del mio intervento al Parlamento europeo, ho chiesto maggiore attenzione all’innovazione attraverso la cultura ed ho fortemente criticato i fondi destinati al programma “Europa Creativa”. Ho la sensazione che, non solo in Europa, ma anche in Italia, si destinino troppi soldi per comunicare e troppo pochi per fare qualcosa di concreto. I contratti non ancora firmati sono lì a dimostrarlo”.

Nuove strategie M5S: nuovo blog e nascita associazione Russeau

Dopo la morte di Gianroberto Casaleggio il Movimento 5 Stelle inizia a porre in essere le nuove strategie di comunicazione sotto i consigli del figlio Davide che sul blog di Beppe Grillo ha annunciato il primo significativo cambiamento.

Un nuovo blog chiamato “Blog delle Stelle” prenderà il posto del blog beppegrillo.it e diventerà la voce in internet del Movimento 5 Stelle.

Una nuova piattaforma informatica che sarà finanziata con la costituzione della nuova associazione Rousseau, che avrà tra i suoi compiti quello di raccogliere i fondi.

“Mio padre voleva che il suo progetto gli sopravvivesse e negli ultimi tempi mi chiese di attivarmi per creare qualcosa che potesse vedere per sapere che Rousseau e il MoVimento 5 Stelle crescesse anche senza di lui” scrive Davide Casaleggio “Valutai le opzioni con lui e decidemmo di creare l’Associazione Rousseau essendo la forma più rapida da creare che potesse operare senza scopo di lucro e quindi ricevere donazioni da parte di chi voleva sostenere il progetto.”

“Per chi pensava che le entrate pubblicitarie del blog riuscissero a coprire i costi, devo purtroppo smentirli dato che come molti sanno le attività editoriali importanti on line in Italia non ripagano i costi con il solo modello pubblicitario e il blog non fa eccezione.” continua il post che fornisce anche l’iban per sostenere l’associazione – “Credo che questa piattaforma possa svilupparsi all’interno di un contesto senza scopo di lucro in modo che possa essere supportato da tutti voi, accelerare gli sviluppi richiesti da molti e permettere votazioni più frequenti sui temi importanti per il MoVimento 5 Stelle.”

Morte Gianroberto Casaleggio. Matteo Renzi: “dissensi ma vicinanza”

Milano, 13 aprile 2016 – E’ morto Gianroberto Casaleggio, ideologo e fondatore con Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle, tra le realtà politiche attualmente più importanti e grandi d’Italia.

La notizia del decesso è stata diffusa martedì mattina dall’agenzia Ansa. Nato a Milano nel 1954, Casaleggio era definito il “guru” del Movimento 5 Stelle. Sposato due volte, padre di due figli, tempo fa era stato operato per un tumore al cervello.

Beppe Grillo: Casaleggio ha lottato fino fine – “Questa mattina è mancato Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del Movimento 5 Stelle. Ci stringiamo tutti attorno alla famiglia. Gianroberto ha lottato fino all’ultimo”. Così Beppe Grillo sul suo blog, in un breve post dal titolo ‘#CiaoGianroberto’.
Grillo ricorda la lettera scritta da Casaleggio al Corsera il 30 maggio 2012 “Sono un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi)mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta sbagliando, di migliorare la società.

I parlamentari del Movimento 5 Stelle
alla Camera, Senato ed Europarlamento, in una nota congiunta fanno sapere: “Questa mattina ci ha lasciati il nostro Gianroberto. Noi tutti portavoce del Movimento 5 Stelle ci stringiamo attorno alla famiglia. Gianroberto ha sempre lottato a fianco a noi e non ha mai mollato, convinto che questa società si potesse cambiare in meglio. Noi seguiremo il suo esempio e non molleremo. Ciao Gianroberto”.

Dario Fo:”Una perdita gigantesca” – “La sua scomparsa è una perdita gigantesca per il Movimento, e non so immaginare quali conseguenze possano verificarsi, ma sono certo che le persone straordinarie che ne fanno parte, specie i giovani dell’ultima generazione, saranno in grado di proseguire sulla giusta via”. Così il premio nobel Dario Fo commenta la notizia della morte di Casaleggio.

Per Fo la definizione di Casaleggio come ideologo o guru del M5S è semplicemente banale. In realtà,”Era un uomo di una conoscenza straordinaria” e il suo modo di esprimersi mai prevedibile.

Renzi:dissensi, ma vicinanza – Anche il premier Mattei Renzi da Teheran dove è in visita di Stato esprime il suo cordoglio per la morte di Casaleggio: “Voglio esprimere il cordoglio mio, del governo e del Pd alla famiglia di Casaleggio, a Grillo e a M5S e a tutte le esperienze che da Casaleggio hanno tratto origine in questi anni”.
“Noi abbiamo avuto un radicale dissenso su molte cose -prosegue Renzi- ma davanti al dolore esprimiamo un sentimento di prossimità mia e del governo”.

Elezioni Milano 2016. Gianluca Corrado è il candidato M5S a sindaco di Milano

Milano, 25 marzo 2016 – E’ Gianluca Corrado il candidato a sindaco di Milano per il M5S.

Lo conferma una nota del Movimento 5 Stelle pubblicata sul sito di Beppe Grillo. Avvocato, 39 anni, Corrado contenderà la poltrona di primo cittadino di Milano con Giuseppe Sala e Stefano Parisi.

Gianluca Corrado prende il posto di Patrizia Bedori, 52 anni, che pochi giorni fa si è tirata indietro in seguito ad alcuni malcontenti

Corrado è stato eletto nelle primarie ‘confermative’ online con 634 voti. Hanno partecipato alla votazione 876 iscritti certificati che hanno confermato la scelta di Gianluca Corrado come candidato sindaco di Milano per il MoVimento 5 Stelle con il 72% delle preferenze pari a 634 voti.

A novembre nelle “comunarie” era arrivato terzo con 65 voti, dietro Livio Lo Verso (73 voti), che poi ha rinunciato, e Patrizia Bedori che aveva ottenuto 74 consensi.

Roma. M5S alla ricerca dei candidati migliori con “ciak si gira”: stop a video fai da te

Roma, 26 gennaio 2016 – Le cose vanno fatte per bene e soprattutto non devono dare adito a possibili pettegolezzi in rete. Stavolta il Movimento 5 Stelle, forte dei sondaggi che lo premiamo per le prossime elezioni comunali a Roma Capitale alla conquista del Campidoglio, ci si mette di impegno per cercare i candidati perfetti a futuro Sindaco del comune capitolino.

Tutti i 218 candidati alla parlamentarie devono partire alla pari, con le stesse opportunità, ha detto il grillino Di Battista, frenando così la corsa dei quattro consiglieri, da molti dati in palese vantaggio rispetto agli altri candidati.

Nel corso della riunione dei grillini, che si è tenuta ieri e a cui hanno partecipato sette parlamentari romani, 4 consiglieri M5S uscenti, alcuni candidati e un gruppo di attivisti, è stato infatti deciso che per vincere le elezioni a Roma bisogna usare il buon senso, privilegiando innanzi tutto la par condicio per tutti i candidati.

Altra novità importante emersa dalla riunione è che stavolta per le primarie romane del M5S vanno al bando i video fai da te per le video candidature. Stavolta il Movimento si affiderà ad un esperto videomaker che provvederà a girare i video dei 218 aspiranti in lista, video che poi saranno pubblicati sul blog di Beppe Grillo.

Chi aveva già girato il suo video-curricula potrà anche conservarselo per ricordo. Le spese per la realizzazione delle video candidature saranno sostenute dal comitato elettorale. Non è dato conoscere la location dove verranno realizzati i video dei candidati alle elezioni del Comune di Roma, ma a coordinare il tutto sarà lo staff della comunicazione di Montecitorio che convocherà, ogni giorno, una ventina di candidati per girare il video.

M5S: espulso il sindaco di Gela Domenico Messinese

Gela, 31 dicembre 2015 – E’ tempo di espulsioni in casa del Movimento 5 Stelle che sembra non trovare pace.

Dopo l’espulsione mediante referendum online della senatrice Serenella Fucksia, accusata di non aver restituito lo stipendio, l’ultimo in ordine di tempo ad essere stato cacciato dal movimento grillino è il sindaco di Gela, Domenico Messinese.

E’ quanto si apprende da un comunicato del M5S Sicilia.

“Il sindaco di Gela, Domenico Messinese, è venuto meno agli obblighi assunti con l’accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel MoVimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte”. Si legge nella nota che spiega “Messinese non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d’impegno in questo senso, col fine ulteriore di generare un effetto domino normativo che avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri”.

“Messinese – aggiunge il M5S Sicilia – ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione Siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all’Ars del M5S ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica”.

“Il sindaco di Gela, invece di metterlo in discussione e bloccarlo, l’ha accettato consentendo che sul territorio di Gela si avviino attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, con la perforazione di nuovi pozzi e la riapertura dei vecchi. In questo contribuendo a deturpare ulteriormente il paesaggio e compromettendo inevitabilmente l’equilibrio biologico delle acque costiere, oltre al grave danno derivante all’economia turistica della zona”.

“In ultimo – conclude il M5S Sicilia – avallando questo protocollo, Messinese accetta la riconversione degli impianti per la produzione di olio di palma, per avviare i piani di recupero dei livelli occupazionali. Programmi vetusti, totalmente avulsi dalle politiche energetiche e ambientali dettate dai nuovi obiettivi europei e, di conseguenza, piani che si stanno rivelando completamente inutili”.

La replica del sindaci Domenico Messinese:
Con una nota pubblicata sul suo profilo Facebook, Domenico Messinese fa sapere:
“Prendo atto di una decisione espressa da una Corte Marziale di bit, ma non condivido.
Non mi appellerò a nessun organo di secondo grado interno solo perché a noi pentastellati o ex pentastellati non è permesso, ma le motivazioni di quella che è solo l’ennesima esecuzione di piazza sono degne di un’altra Storia della Colonna Infame ispirata ai giorni nostri. Addurre dall’alto per un sindaco di un grosso centro la decurtazione dell’indennità di carica, non inserita nel programma elettorale, ha la stessa coerenza di una regola francescana teorizzata da Rockefeller.
Mentre sul protocollo d’intesa con Eni, qualcuno informi i miei giudici politici che il mio predecessore, vero firmatario del documento, ha forse dubbi sulla sua identità nel Pd ma non è di certo iscritto al M5S. Con questo esprimo il mio rammarico per imputazioni strumentali sulle quali (non solo io) conservo la mia idea ma non la diffondo per rispetto.
Alla gara rancorosa degli attacchi mediatici di alcuni portavoce estremisti in cerca di popolarità infatti oppongo il silenzio a favore di tutti gli altri amici, la gran parte, del Movimento: dalle figure istituzionali che in queste ore mi sono state vicino, esprimendo un malessere che, mi hanno promesso, verrà presto affrontato e risolto definitivamente, agli attivisti di frontiera dei quali continuerò ad onorare la fiducia che mi hanno tributato, con la presenza anche in Giunta. Con l’auspicio che anche loro non vengano raggiunti da un’espulsione che prenda spunto dal loro indice Ise o dall’alimentazione delle loro caldaie.
Infine voglio rassicurare gli improvvisati bookmakers sulla mia identità partitica: non permetterò a nessuno di mettere il cappello sull’attività amministrativa che sto conducendo in nome di una città che, ahimè, riesce a ritagliarsi più spazio per le beghe di partito rispetto ai drammi che vive da anni. Una terra sedotta e abbandonata dall’industrializzazione. La politica è al nostro capezzale mentre aspettiamo le bonifiche da generazioni che nel frattempo sono state stuprate da malformazioni e cancro. Eppure neanche le strutture sanitarie sono all’altezza di questa emergenza ultradecennale. E i famigerati viaggi della speranza non possono beneficiare neanche di infrastrutture viarie, cristallizzate a progetti da Risorgimento. L’economia subisce poi un effetto domino al massacro. Proprio oggi, per citare l’ultimo episodio in ordine di tempo, siamo in forte apprensione non per la mia espulsione, quanto per il destino di migliaia di lavoratori ai quali in queste ore scadono gli ammortizzatori sociali. Se il Governo finalmente farà la sua parte, come sollecitato costantemente da noi, non esiterò a dire ‘grazie’ con l’onestà intellettuale che continuo a custodire gelosamente nel mio bagaglio umano, prima che politico.”

M5S espelle senatrice Serenella Fucksia. Non aveva restituito parte dello stipendio

Roma, 29 dicembre 2015 – La senatrice Serenella Fucksia non fa parte più del Movimento 5 Stelle. Ad espellerla è stato il voto popolare attraverso il quale si è espresso il movimento sul blog di Grillo con il 92,6% dei voti a suo sfavore.

Serenella Fucksia sarebbe stata colpevole di non aver restituito parte dello “stipendio da parlamentare” per sei mesi.

L’accusa: “Chi non restituisce parte del proprio stipendio come tutti gli altri – si legge nel blog – non solo vìola il codice di comportamento dei cittadini parlamentari Movimento 5Stelle, ma impedisce a giovani disoccupati di avere ulteriori opportunità di lavoro oltre a tradire un patto con gli elettori”.
“Ogni mese i parlamentari del Movimento 5 Stelle si tagliano lo stipendio e donano quei soldi ad un fondo per far partire nuove imprese e quindi nuovi posti di lavoro in Italia. A differenza di tutti gli altri suoi colleghi, la senatrice Serenella Fucksia non ha ancora restituito le eccedenze degli stipendi di aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre 2015, così come richiesto dallo Staff e nonostante i diversi solleciti inoltrati con scadenze in data 8, 21 e 26 dicembre. La Senatrice Fucksia ha violato ripetutamente il codice di comportamento dei Parlamentari 5 Stelle”.

La replica: “Il voto contro di me è assurdo” – “I rendiconti sono una scusa ridicola, Grillo ha perso il controllo”. “Tanta fretta per giocarsi in modo becero questa carta. In molti hanno finito di rendicontare in questi giorni, veramente qualche giorno in più fa tanta differenza? Allora chiedetevi qual è il vero motivo? E soprattutto, chi è il baro?”.

“Sono in ritardo – ha continuato – perché non ho avuto con me il collaboratore. E quindi stavo approfittando delle vacanze di Natale per ultimare gli inserimenti. Avevo anche mandato una mail a Tirendiconto.it per spiegare che avrei completato tutto. Il voto contro di me comunque è assurdo”.

“Ho avuto problemi logistici e di salute, lo sanno tutti. Evidentemente sono scomoda dal momento che non sopporto l’ipocrisia” spiega la senatrice e poi rincara la dose. “Il capogruppo lo sapeva, cosa ci sta a fare? Al capogruppo ha fatto comodo questa espulsione, chiediamoci perché. Il capogruppo mi ha fatto del mobbing esplicito, con mail di minacce che posso documentare. Ieri sera Rocco Casalino, mi ha telefonato e mi ha chiesto a che punto fossi con la rendicontazione, mi ha detto che Michele Giarrusso si stava già muovendo per la mia espulsione”.

E su Giarrusso: “Lui era uno dei dissidenti più dissidenti dei dissidenti, aveva votato il presidente Piero Grasso ed è venuto in assemblea all’inizio della legislatura con l’idea dell’alleanza con Crocetta in Sicilia, ha i suoi giretti… Ma ha avuto una conversione a Milano, ha visto un po’ di telecamere, e da dissidente è diventato gendarme, e adesso fa il talebano…”.

“Qualcosa è sfuggito di mano anche a chi ci credeva, in buona fede. È sfuggita la miseria, il fattore umano, fatto di gelosie, prepotenze, di poltronisti più poltronisti di altri, fra noi che siamo contro i poltronisti… Troppo spesso ci sono stati dissidi interni messi a tacere, è più conveniente azzerbinarsi, qualcuno – tipo me – questo non l’ha mai accettato. Ho sempre pensato che ogni espulsione fosse una perdita per il Movimento”.

Fucksia rivela poi di non aver parlato nè con Grillo, nè con Casaleggio”. Ora, spiega dopo l’epulsione, continuerà “a fare ciò che ha sempre fatto. Magari in modo più libero”.

Non mancano i commenti a favore della senatrice come quello dell’ex parlamentare M5S Walter Rizzetto secondo il quale “La mancata rendicontazione – dichiara Walter Rizzetto – è un casus belli per espellere la senatrice. È vero che molti di quelli che oggi fanno i duri e puri hanno fatto molta dissidenza. Molti di loro hanno partecipato a riunioni segrete e carbonare che facevamo per far crescere il Movimento: noi ci ricordiamo bene di chi erano, che cosa dicevano e cosa facevano. Ma si sa, le conversioni sono frequenti…e così oggi sono tutti allineati alla posizione del vertice M5S”.

Lorenzo Guerini del PD attacca Grillo e il movimento senza mezzi termini: “Se pensi differente dal M5s ti espellono. Altro che democrazia della rete, è la dittatura di Casaleggio, il lato oscuro della forza” scrive su Twitter.

Sulla stessa linea il senatore del Pd Andrea Marcucci che, sempre su twitter scrive: “Il dittatorello del blog si è imposto. Con Serenella Fucksia sono 37 i parlamentari cacciati da Grillo e Casaleggio. Chi critica è fuori dal M5S. Democrazia?”.

Mario Giarrusso, capogruppo M5S al Senato commenta: “Hanno deciso i nostri iscritti come è giusto che sia” prosegue. Hanno ritenuto che “ci fossero fondati motivi per giudicare negativo il comportamento di Fucksia che ha violato le regole che ci siamo dati di rendicontare regolarmente lo stipendio”.

Microcredito 5 Stelle: con gli stipendi dei parlamentari M5S finanziate 741 nuove imprese italiane. Ecco come accedere

Roma, 5 dicembre 2015 – E’ un caso di solidarietà politica che la storia della repubblica non conosceva fino ad oggi. I Parlamentari grillini hanno scelto di dirottare il proprio stipendio per finanziare le imprese italiane.

[easy_ad_inject_1] Un progetto che sembrava una mera utopia, ma che oggi si traduce in numeri concreti: 741 nuove imprese italiane finanziate con il Microcredito 5 Stelle, delle quali il 58,3% nel settore del commercio, il 16,19% in quello dell’industria, il 25,10% nei servizi e lo 0.67% in altri settori.

Con quei soldi i parlamentari del Movimento 5 Stelle avrebbero potuto arricchire il proprio patrimonio personale, comprarsi cose che altri cittadini non avrebbero potuto nemmeno sognare, andare tutte le sere a cenare in ristoranti di lusso, fare continuamente viaggi da sogno.
E invece sull’input di Beppe Grillo, i 5 stelle hanno deciso di andare oltre: finanziare imprese italiane che molto spesso il sistema bancario di solito non ascolta, quelle che hanno chiesto ad oggi un finanziamento medio di 21 mila euro per creare lavoro.

In soldoni i grillini hanno dirottato dai propri onorevoli stipendi più di quindici milioni e mezzo di euro, esattamente 15.585.938,00 € che altri deputati non M5S hanno tenuto per sé e per i loro tenori di vita.

Soddisfatto Luigi di Maio, che su Facebook scrive: “4 dicembre 2015, siamo arrivati a 741 nuove imprese italiane, finanziate con i soldi degli stipendi dei parlamentari del Movimento 5 Stelle. Soldi tolti alla politica e usati per creare nuovi posti di lavoro. Da cittadino ho sempre sperato che accadesse. Finalmente è realtà.”

Per chi vuole accedere al Microcredito 5 Stelle ecco la pagina dove si trovano tutte le informazioni.

Dal 27 maggio, si legge il “Ministero ha avviato la procedura di prenotazione sul sito www.fondidigaranzia.it. Dopo la prenotazione, devi presentare subito il tuo progetto imprenditoriale al soggetto finanziatore. Qui sotto trovi una lista (in aggiornamento) con i soggetti finanziatori che hanno avviato una convenzione, offrendo servizi e tassi di interesse molto convenienti.”

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La provocazione del M5S a non modificare l’Italicum: scoppia la polemica in Aula

Roma, 4 dicembre 2015 – Il Partito Democratico ha subito commentato che il Movimento 5 Stelle aveva cambiato linea ma quella dei grillini era solo una provocazione iniziata col chiedere al governo l’impegno a non modificare l’Italicum con una richiesta ufficiale messa all’ordine del giorno dei lavori della Camera, firmata da Alessandro Di Battista.

[easy_ad_inject_1]I grillini hanno votato l’odg garantendo che si trattava solo di una provocazione, ma nell’Aula di Montecitorio è scoppiata subito la polemica. L’ordine del giorno sul disegno di legge Boschi, appunto l’Italicum, chiedeva l’impegno del governo “ad astenersi dall’adottare iniziative legislative recanti proposte di modifica della disciplina elettorale per l’elezione delle Camere una volta giunti all’approvazione della riforma costituzionale”, ma è stato bocciato con 400 voti contrari e solo 4 a favore.

“Hanno cambiato la linea. Siamo all’asilo Mariuccia”

hanno commentato ironicamente i democratici.

Mentre Arturo Scotto, capogruppo Sel, ha sottolineato che un comportamento del genere se lo sarebbe aspettato dal Pd che difende la legge elettorale ma non dai colleghi che, insieme a lui, hanno firmato i ricorsi sull’Italicum presso tutti i tribunali d’Italia.

“Esprimo soddisfazione per il cambio di linea di M5S che ci ha chiesto formalmente di non cambiare la legge elettorale, che dopo 10 anni abbiamo faticosamente modificato. Era ora. Si sono accorti che è una buona legge”

ha detto il sottosegretario Scalfarotto.

Ma il deputato Danilo Tonelli del M5S ha subito puntualizzato che i grillini non avevano affatto cambiato linea ma l’intenzione era piuttosto quella di mettere un freno alla continua trattativa sulla legge elettorale.

“Ci sono dei ragazzi che vanno alla scuola dell’infanzia e magari alle prime elementari che avrebbero capito più facilmente di Scotto che questo era un ordine del giorno provocatorio. Il Partito Democratico cambierà la legge elettorale, quando e se il Movimento 5 Stelle vincerà a Roma, a Milano, a Torino o a Napoli. Noi stiamo chiedendo ai signori se hanno il coraggio, perché i suoi leader dicono questo, di non modificare quella legge. E lo devono votare quest’ordine del giorno, a cui noi voteremo contro. Lo devono votare loro, se sono coerenti”

ha precisato Danilo Tonelli del M5S.

Livorno: approvato l’atto di indirizzo Aamps. Nogarin “ce l’abbiamo fatta!” Fico (M5S): Si volta pagina

Livorno, 1 dicembre 2015 – Dopo le denunce di Roberto Fico (M5S), presidente della commissione di vigilanza Rai, sul buco di 42 milioni di euro di debiti lasciati dal PD, il Sindaco Nogarin, direttamente da Facebook, dà la buona notizia nel quadro della vertenza Aamps.

[easy_ad_inject_1]”È stata dura ma ce l’abbiamo fatta! – dichiara il sindaco M5S Filippo Nogarin – Il consiglio Comunale di Livorno ha approvato l’atto di indirizzo per il concordato preventivo per l’Aamps. Stiamo finalmente per voltare pagina rispetto alla gestione disastrosa del Partito Democratico che ha creato un buco di Bilancio di 42.000.000 di Euro. Il Pd ha costruito un’azienda in cui c’è un operaio ogni 4 lavoratori, in cui si affidano i servizi a ditte esterne, in cui sono stati capaci di inventarsi la figura del “superquadrocoordinatore” che non esiste nel resto d’Italia.
Insomma oggi a Livorno si supera l’era dei carrozzoni di partito.
Tramite il concordato preventivo i privilegi saranno azzerati, gli operai manterranno il loro posto di lavoro, l’azienda sarà finalmente sanata e saranno garantiti i servizi ai cittadini.
A partire dal reddito di citadinanza comunale che lanceremo nei prossimi giorni. In alto i cuori.”

Appena ieri Roberto Fico aveva denunciato: “La capacità di amministrare del Pd? Sta tutta nei 42 mln di euro di debiti lasciati in eredità all’amministrazione e ai cittadini di Livorno”. Fico ha criticato il Partito Democratico per aver creato “disastrosi buchi di bilancio senza pensare al futuro della comunità” e per questo accusa il partito di Renzi di “malapolitica” a Livorno così come al “governo nazionale e nell’amministrazione di tante regioni e comuni”.