Giornata mondiale della libertà di stampa, Amnesty: ecco i giornalisti sotto attacco a causa del loro lavoro

Si celebra il 3 maggio la Giornata mondiale della libertà di stampa, indetta dalle Nazioni Unite, diritto sancito nell’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quale valore “essenziale alla costruzione di una di una società libera e democratica”. Si tratta, dunque, di un diritto fondamentale, “prerequisito per la protezione e la promozione di tutti gli altri diritti umani” come ricordano il Segretario-Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e il Direttore Generale dell’UNESCO, Irina Bokova.

Per l’occasione Amnesty International ha voluto accendere i riflettori su nove casi di giornalisti perseguitati, minacciati, imprigionati e torturati nel brutale intento di schiacciare la libertà di espressione.

Si tratta di nove nomi che al grande pubblico non diranno molto, ma che sono l’esempio vivente di quanto ci sia ancora da fare sul fronte della libertà di stampa.

Per loro la mattina del 2 maggio Amnesty International Italia insieme ad Articolo 21, Federazione nazionale stampa italiana, UsigRai, Reporter senza frontiere Italia e Pressing NoBavaglio, ha preso parte a tre sit-in di fronte al consolato dell’Iran e alle ambasciate di Egitto e Turchia, paesi nei quali la libertà di stampa è fortemente repressa.

“L’iniziativa si è conclusa alla rappresentanza dell’Unione europea in Italia, dove una delegazione dei promotori ha incontrato il vicepresidente del Parlamento europeo, David Sassoli, al quale ha consegnato un documento per chiedere alle istituzioni europee e italiane di avviare un’azione ufficiale a difesa della libertà d’informazione, secondo il dettato della Costituzione italiana e dei Trattati dell’Unione, nei confronti di tutti i paesi partner e di alcuni dei paesi membri.” si legge in una nota.

“In ogni parte del mondo, giornalisti vengono arrestati arbitrariamente, imprigionati, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani. Vengono incarcerati o persino uccisi per aver rivolto domande che mettono in imbarazzo chi è al potere o per aver assunto una posizione che non coincide con quella ufficiale” – ha dichiarato Anna Neistat, Alta direttrice per la ricerca di Amnesty International.

“I nove messi in luce da Amnesty International fanno parte di centinaia di casi che meritano di essere indagati in modo trasparente affinché i responsabili delle violazioni dei diritti umani nei loro confronti siano chiamati a risponderne e i giornalisti possano svolgere il loro lavoro senza timore di subire rappresaglie” – ha aggiunto Neistat.

I giornalisti perseguitati:

Mahmoud Abu Zeid, fotogiornalista egiziano noto come Shawkan, “è in carcere da quasi tre anni per aver scattato fotografie durante la violenza risposta delle forze di sicurezza a un sit-in in un quartiere del Cairo. Torturato nel corso della detenzione, è attualmente sotto processo per imputazioni che potrebbero portare alla condanna a morte. Secondo il sindacato dei giornalisti egiziani, Shawkan è uno degli almeno 20 giornalisti in carcere a causa del loro lavoro.”

Baba Wame, Rodrigue Tongue e Félix Ebolé Bola, Camerun

“Questi tre giornalisti rischiano di essere condannati per aver rifiutato di rivelare le fonti di un’inchiesta su cui stavano lavorando, relativa alla presunta collaborazione tra le forze di sicurezza del Camerun e un gruppo armato della Repubblica Centrafricana accusato di aver attaccato una città del Camerun orientale.” ricorda Amnesty “Secondo l’accusa, hanno omesso di rendere note le fonti e altre informazioni che potrebbero minacciare la sicurezza nazionale. I tre giornalisti negano di aver scoperto qualcosa che potesse minacciare la sicurezza nazionale e affermano che la loro intenzione è unicamente di proteggere le loro fonti. Il diritto dei giornalisti di non rivelare le fonti è un elemento importante della libertà d’espressione che contribuisce ad assicurare il libero flusso delle informazioni.”

Druklo, Cina

“Conosciuto con lo pseudonimo Shokjang, è un giovane scrittore e blogger tibetano noto per le critiche al governo cinese sul trattamento subito dai tibetani. Al termine di un processo iniquo e senza assistenza legale, è stato condannato a tre anni di carcere. Ha denunciato di essere stato condannato a causa dei suoi post in favore della libertà religiosa e a sostegno del Dalai Lama e per il possesso di letteratura vietata. Aveva già trascorso un periodo in carcere, nel 2010, per aver co-diretto un settimanale messo al bando in cui era stato dato conto delle proteste dei tibetani.”

Khadija Ismayilova, Azerbaigian

“Giornalista d’inchiesta pluripremiata e autrice di articoli sulla corruzione nel suo paese, compresa la famiglia del presidente, sta scontando una condanna a sette anni e mezzo di carcere. Prima dell’arresto, avvenuto nel dicembre 2014, è stata minacciata e ricattata. La condanna per attività commerciale illegale, evasione fiscale, abuso d’ufficio e corruzione è stata emessa nel settembre 2015.”

Esdras Ndukimana, Burundi

“Corrispondente per l’agenzia France Presse e per Radio France Internationale, è stato arrestato nell’agosto 2015 per aver scattato fotografie sul luogo dove era stato assassinato un alto grado dell’esercito. Secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti, è stato picchiato sulla schiena, sulle gambe e sulle piante dei piedi. Ora è in esilio. Nell’ultimo anno il governo ha ordinato una pesante repressione nei confronti di giornalisti, esponenti politici e altre persone che avevano posizioni critiche rispetto al partito al potere. Nel maggio 2015, in occasione di un tentato colpo di stato, le redazioni di quattro radio indipendenti sono state devastate da agenti delle forze di polizia.”

Anabel Flores Salazar, Messico

“Cronista di giudiziaria per un quotidiano dello stato di Veracruz, è stata assassinata nel febbraio 2016 dopo essere stata rapita nella sua abitazione da uomini armati. Il suo omicidio è stato un terribile esempio della violenza che affrontano migliaia di giornalisti in tutto il Messico, uno dei paesi più pericolosi del mondo per gli operatori dell’informazione. Veracruz è, a sua volta, uno degli stati più pericolosi del Messico: sono almeno 17 i giornalisti uccisi dal 2010.”

Sedrick de Carvalho e Domingo da Cruz, Angola

“Questi due giornalisti fanno parte di un gruppo di 17 giovani attivisti pacifici che, per aver partecipato a un gruppo di lettura in cui si discuteva di democrazia e libertà, sono stati arrestati, incriminati per “atti preparatori di ribellione” e “cospirazione criminale”. Nel marzo 2016 i due giornalisti sono stati condannati rispettivamente a quattro anni e mezzo e a otto anni e mezzo di carcere.”

Somyot Prueksakasemsuk, Thailandia

Nel 2011, questo giornalista ha pubblicato due articoli in cui descriveva una monarchia fittizia che gli sono costati l’incriminazione per lesa maestà, ai sensi dell’articolo del codice penale che vieta ogni parola o azione che “diffami, insulti o minacci il re, la regina, gli eredi al trono o il reggente”. Per questo motivo è stato condannato a 10 anni di carcere.

Can Dundar ed Erdem Gul, Turchia

Rispettivamente direttore del quotidiano Cumhuriyet e corrispondente da Ankara per lo stesso quotidiano, nel novembre 2015 sono stati incriminati per spionaggio, diffusione di segreti di stato e appoggio a organizzazione terroristica. A giugno, Cumhuriyet aveva pubblicato due articoli su un presunto trasferimento di armi, nel 2014, dai servizi d’intelligence turchi a un gruppo armato operante in Siria. Secondo l’allora primo ministro Recep Erdogan, i materiali in questione erano aiuti umanitari. Se giudicati colpevoli, rischiano l’ergastolo. Questo è uno dei molti casi in cui le ampie e generiche leggi antiterrorismo della Turchia sono state usate per colpire chi critica il governo. I giornalisti non dovrebbero mai essere accusati di reati penali solo per aver seguito vicende di interesse pubblico.

Pena di morte. Giustiziata Kelly Renee, prima donna in 70 anni. Ignorato appello di Papa Francesco

[easy_ad_inject_1]New York City (USA), 30 settembre 2015 – Papa Francesco si era appellato per salvare la vita di Kelly Renee gridando forte il no alla pena di morte ma il boia in Giorgia non l’ha ascoltato. La lettera del dal nunzio, Carlo Maria Viganò, che riportava l’appello del pontefice che chiedeva ad un’apposita commissione della Georgia di fermare il boia non ha avuto seguito.

Secondo quanto riferiscono i media USA, Kelly Renee Gissendane, 47 anni, condannata per aver progettato l’omicidio del marito, che fu ucciso a Douglas nel 1997 dal suo amante è stata giustiziata con una iniezione letale alle 12.21 ora locale nella prigionie di Jackson.

L’esecuzione era stata ritardata da tre appelli presentati dagli avvocati difensori della donna, tutti poi respinti dalla Corte Suprema.

Si tratta della prima donna sulla quale viene eseguita una condanna a morte in Georgia da 70 anni e della 16esima donna uccisa con pena capitale negli Stati Uniti dal 1976. Gissendaner era l’unica donna nel braccio della morte nello Stato.

L’amante omicida, condannato all’ergastolo, aveva testimoniato contro la donna e sarà libero già fra otto anni.

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Onu. Matteo Renzi: “Pronti a ruolo guida in Siria”

[easy_ad_inject_1]New York City (USA), 30 settembre 2015 – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi dalla sede dell’Onu a New York dove si trova per seguire i lavori di apertura della Assemblea Generale Onu e partecipare al Summit sulle operazioni di peacekeeping ha dichiarato che il nostro Paese è pronto ad assumere un ruolo guida per la soluzione del terrorismo in Libia.

“L’Europa rischia di veder crescere il seme del terrorismo. Un nemico pericoloso è alle nostre porte, Daesh, e si sta radicando in Africa.” ha detto Renzi parlando all’Assemblea Onu. “I libici devono sapere che non sono soli. Siamo pronti ad assumere ruolo guida nel Paese. Quando i terroristi distruggono Palmira non attaccano il nostro passato ma il futuro. Caschi blu per la cultura, è una battaglia di valori”.

Sulla questione migranti: “Inaccettabile veder sorgere nuovi muri in Europa. I rifugiati non sono un problema di numeri ma di paura” ha detto il premier italiano.

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Onu. Matteo Renzi: “Se l’Europa è chiusa è finita”

New York City (USA), 29 settembre 2015 – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi da New York dove si trova per seguire i lavori di apertura della Assemblea Generale Onu e partecipare al Summit sulle operazioni di peacekeeping, è stato intervistato dall’agenzia Bloomberg alla quale ha parlato, tra l’altro, di Europa e questione migranti.

[easy_ad_inject_1] “Se l’Europa è chiusa, è finita” ha detto il premier Renzi a Bloomberg a margine dell’Assemblea dell’Onu.
Il presidente del Consiglio ha ricordato che l’Unione Europea si trova di fronte a sfide cruciali, non solo le elezioni in Francia e Germania, ma addirittura il referendum in Gran Bretagna sull’adesione all’Ue.

Sulla questione migranti: “Sui migranti, se crediamo in un’Europa concentrata solo su spread, austerity e spesa, va bene. Ma questa non è l’Europa” ha sottolineato Renzi.

Sulla Siria e il ruolo della Russia: “La Russia è un grande paese, con una grande storia e un grande futuro”, ha detto Renzi “Immaginare un futuro senza la Russia è un grande errore.”

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Vladimir Putin incontrerà Hassan Rohani e Raul Castro all’ONU

[easy_ad_inject_1] New York City (USA), 28 settembre 2015 – Il Presidente russo, Vladimir Putin, oltre all’incontro già previsto con il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, oggi avrà un incontro anche i presidenti di Iran, Hassan Rohani, e Cuba, Raul Castro.

Secondo quanto riferisce il Cremlino con una nota gli incontri sono previsti a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

All’Onu è previsto anche un vertice tra i ministri degli Esteri dell’Iran e del cosiddetto gruppo “5+1” (Usa, Francia, Regno Unito, Russia, Cina e Germania) più il capo della diplomazia europea, Mogherini, per discutere della situazione in Siria e Yemen, anche se il tema ufficiale è l’attuazione dell’intesa sul nucleare firmata il 14 luglio scorso.

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Onu. Ban ki Moon: Migranti: “L’Europa faccia di più”. Siria:”non esiste soluzione militare”

New York, 11 settembre 2015 – Un appello all’Europa a fare di più arriva dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon a Radio Vaticana, prima della visita del Papa all’Onu programmato il prossimo 25 settembre.

[easy_ad_inject_1] “Approvo l’iniziativa e la solidarietà globale che stanno dimostrando i leader europei” ma, considerata la gravità della crisi migratoria, “mi aspetterei che facessero di più” ha detto il numero uno dell’ONU. “Le persone fuggono da guerre e persecuzioni” e vanno protette. E’ una sfida per il mondo e per l’Europa,continente che in passato ha beneficiato di questo tipo di migrazione, alla ricerca di libertà e migliori opportunità, ha aggiunto Ban.

Sulla situazione in Siria Ban ha dichiarato in un’intervista concessa a La Stampa: “In Siria non esiste soluzione militare. Stanno combattendo da quattro anni e mezzo, sono morte oltre 250mila persone, ci sono 4 milioni di rifugiati e 12 milioni di esseri umani colpiti dagli effetti della guerra. Sollecito una soluzione attraverso il dialogo politico, sull abse del comunicato di Ginevra del giugno 2012 e l’unita’ dei membri permaneti del Consiglio di Sicurezza”.

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Onu. Scandalo Caschi blu: sesso in cambio di aiuti. Al via test del dna per la paternità

Soldati ONU avrebbero chiesto rapporti sessuali con donne dei Paesi in cui erano schierati in cambio di aiuti. L’Onu offre un test del Dna per risalire alla paternità. Associated Press è entrata in possesso del rapporto che presto potrebbe essere pubblico.
New York, 15 giugno 2015 – Fanno discutere le indiscrezioni sul rapporto Oios – i servizi di investigazione interna dell’Onu – che rivela ciò che è stato definito lo “scandalo dei caschi blu” secondo il quale alcuni soldati schierati in diversi Paesi del mondo con i colori dell’ONU avrebbero preteso prestazioni sessuali in cambio aiuti, cibo, denaro, vestiti, telefonini e profumi. Leggi tutto “Onu. Scandalo Caschi blu: sesso in cambio di aiuti. Al via test del dna per la paternità”

Angelina Jolie al Consiglio di Sicurezza ONU: “Aiutate i rifugiati in Siria”

New York City, 25 aprile 2015 – La celebre attrice Angelina Jolie, 39 anni, nel suo ruolo di inviata speciale delle Nazioni Unite per i rifugiati, è intervenuta nel corso di una riunione del consiglio di Sicurezza presso il Palazzo di Vetro dell’ONU a New York City. La tragedia della Siria al centro del suo intervento: “Se non possiamo fermare i conflitti, abbiamo un ineluttabile dovere morale di aiutare i rifugiati” ha detto la Jolie.

[easy_ad_inject_1] “La crisi in Siria mostra che la nostra incapacità di trovare soluzioni diplomatiche provoca esodi di massa, intrappola milioni di persone in esilio. Ci sono 52 milioni di sfollati, una mare di umanità esclusa” ha continuato “La barbarie ci chi infligge sistematicamente violenza sessuale richiede una risposta più forte da parte della comunità internazionale”.

Angelina Jolie ha quindi invitato i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu a “visitare i rifugiati siriani e le vittime del conflitto” ed ha incoraggiato i leader del mondo ad adottare finalmente “azioni decisive per porre fine al conflitto”.

Angelina Jolie è stata nominata nel 2001 “ambasciatrice di buona volontà” dell’ Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR), organo dell’ Onu in seguito ai suoi viaggi e al suo impegno visitando i campi profughi in Sierra Leone, Cambogia e Pakistan.

Secondo Antonio Guterres, Alto commissario per i Rifugiati, nella guerra siriana “non ci sono vincitori, hanno perso tutti. Ma il prezzo più alto lo pagano i rifugiati e le altre vittime innocenti all’interno del Paese” e ricorda come a quattro anni dal suo inizio, la più grande crisi umanitaria della nostra era continua a generare sofferenza. I rifugiati siriani hanno un estremo bisogno di aiuto.

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Onu. Ban Ki-Moon da Papa Francesco entro fine Aprile

Bruxelles, 18 aprile 2015 – Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon si recherà in Vaticano in aprile per incontrare Papa Francesco. Ad annunciarlo è stato lo stesso Ban in un discorso a Washington al National Press Club.

Ban Ki-Moon ha aggiunto che l’incontro con il Pontefice servirà a confrontarsi su “comuni preoccupazioni”, tra cui l’Enciclica sull’ambiente che dovrebbe essere diffusa nei prossimi mesi.
[easy_ad_inject_1] Ban ha detto che, a sua memoria, è la prima volta che un segretario generale Onu è invitato da un Papa. Inoltre ha ricordato di aver invitato Papa Francesco all’Onu in settembre, assieme agli altri leader della terra tra cui il presidente Barack Obama per adottare una agenda immaginifica e sostenibile per lo sviluppo. “Sono sicuro che tutti i leader verranno e dichiareranno la loro visione per celebrare i 70 anni dell’Onu” ha detto.

Nell’agenda di Papa Francesco nel prossimo settembre voi è in programma un viaggio negli Stati Uniti con tappe a Washington, New York e Filadelfia e oggi, secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal, si è parlato di una possibile visita del Pontefice a Cuba.

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Isis. Consiglio di sicurezza Onu condanna atti barbarici Isis

New York City (USA), 28 febbraio 2015 – Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, investito dall’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, ha condannato “con forza” i “barbarici atti di terrorismo” attribuiti all’Isis che includono rapimenti e uccisioni.
Ha condannato inoltre la “deliberata distruzione” di “insostituibili manufatti religiosi e culturali del Museo di Mosul” e la messa al rogo di migliaia di libri e manoscritti rari dalla biblioteca di quella città.

[easy_ad_inject_1] Il chiaro riferimento è al video Isis diffuso de giorni fa che mostrava statue e bassorilievi antichi abbattuti da uomini barbuti che poi vi si accanivano con martelli pneumatici. L’umanità ha perso per colpa dello Stato islamico alcuni originali vecchi di secoli, come un lamassu, un toro alato con volto umano, messo tremila anni fa a difesa della porta di Negal, antica divinità del regno sotterraneo oltre all’incendio dei preziosi libri delle biblioteche e alla distruzione di una parte della cinta muraria di Ninive, l’antica capitale assira alla periferia dell’odierna Mosul.

Secondo l’Onu Isis e al Qaida si procurano profitti saccheggiando l’eredita culturale di siti in Iraq e Siria. La conclusione del Consiglio di Sicurezza è che “L’Isis deve essere sconfitto”.