Stefano Fassina annuncia: “Lascio il PD”. Riforma scuola? “no al voto di fiducia”

Roma, 24 giugno 2015 – Stefano Fassina, durante una iniziativa del Pd a Capannelle ha annunciato di lasciare il Partito Democratico.

[easy_ad_inject_1]”E’ arrivato per me il momento di prendere atto che non ci sono piu’ le condizioni per andare avanti nel Pd e insieme a tanti e tante che hanno maturato per vie autonome la mia stessa riflessione proveremo a costruire altri percorsi non per fare una testimonianza minoritaria ma per fare una sinistra di governo ma su una agenda alternativa” ha detto Fassina.

Poi a mezzanotte Fassina ha fatto sapere che: ““Non ho ancora lasciato il PD”.
“Fassina entra poi nel merito della Riforma sulla Scuola di Renzi e con un post su Facebook si schiera apertamente contro il voto di fiducia:
La scelta del governo di porre il voto di fiducia sul Disegno di Legge sulla scuola è uno schiaffo al Parlamento e all’universo della scuola che in questi mesi si è mobilitato per un intervento innovativo e di riqualificazione della scuola pubblica. Il testo del maxi emendamento predisposto dal governo si limita a qualche ritocco cosmetico senza dare le risposte necessarie al fine di cancellare la chiamata dei docenti da parte dei presidi, di introdurre un piano pluriennale di assunzione degli insegnanti precari, di rivedere l’iniquo finanziamento alle scuole private e, infine, di ridefinire le norme di delega. Il Pd mette la fiducia su un testo che contraddice profondamente il programma sul quale siamo stati eletti. Un testo ispirato nel suo principio guida alla riforma Aprea, sottosegretaria del governo Berlusconi. È inaccettabile il ricatto sulle stabilizzazioni. No al voto di fiducia.” ha scritto Fassina.

[easy_ad_inject_2]

Scuola. Camera approva norme sui presidi. Fassina:”Ministro Giannini si dimetta”

Roma, 19 maggio 2015 – La Camera dei Deputati, con 214 voti a favore, 100 astenuti e 11 voti contrari, ha approvato ieri l’articolo 9 del ddl sulla riforma della scuola tra i più contestati, quello che attribuisce ai presidi il potere di chiamata diretta dei docenti dei propri istituti.

[easy_ad_inject_1] Il nuovo art. 9 del ddl, emendato dallo stesso governo dopo lo sciopero generale del 5 maggio, attribuisce ai dirigenti scolastici il potere di conferire l’incarico triennale rinnovabile, ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento.

Tale incarico è affidato al docente, individuato dal preside anche mediante colloqui, così da “valorizzare il curriculum, le esperienze e le competenze professionali”.

Inoltre un emendamento PD impone l’obbligo del “curriculum vitae” on line sul sito della scuola. Un emendamento del Movimento 5 stelle prevede che non ci può essere parentela tra preside e professore della scuola.

E’ stato invece bocciato l’emendamento sui presidi proposto dalla minoranza Pd a prima firma di Stefano Fassina che abrogava il potere dei presidi di chiamata diretta dei docenti.

Stefano Fassina nel corso del suo intervento in Aula ha chiesto le dimissioni del ministro dell’istruzione Stefania Giannini : “E allora mi rivolgo a lei ministro Giannini: sarebbe utile che lei si assumesse fino in fondo la responsabilità delle sue parole e lasciasse il suo incarico per aiutare a ricostruire un clima positivo tra governo e mondo della scuola” ha detto incolpando la Giannini di aver definito “la maggioranza degli insegnanti ‘abulica’ e la minoranza ‘aggressiva’.

Dura la replica della Giannini: “Le sue sono opinioni personali, sono legittime. Lo invito a leggere più attentamente le interviste che cita e commenta, parla di cose che non esistono, ma d’altronde fa la sua battaglia politica”.
[easy_ad_inject_2]

Riforma Scuola. Fassina: “o cambiamenti o vado via”. Marcucci: “Certo dell’approvazione anche in Senato”

Roma, 14 Maggio 2015 – Scontro la maggioranza e minoranza nel PD sulla riforma della scuola in queste ore all’esame alla Camera dei Deputati. Stefano Fassina, esponente della minoranza del Partito Democratico intervenendo alla trasmissione “La Telefonata” di Maurizio Belpietro ha dichiarato: “Questo passaggio sulla scuola è decisivo: senza radicali correzioni il mio percorso nel Pd si conclude. “C’è una domanda di rappresentanza che viene da tanti settori sociali che il Pd non affronta e non interpreta. Un nuovo soggetto potrebbe nascere”.

[easy_ad_inject_1]Tutta la maggioranza fedele al segretario e premier Matteo Renzi è per la riforma della scuola così come formulata dal governo. Il senatore del PD, Andrea Marcucci, presidente della commissione Istruzione a Palazzo Madama, intervenendo a Radio Città Futura si dice “certo” che il Senato approverà la riforma nonostante il Governo nella Camera alta abbia margini molto stretti. La riforma sarà approvata, dice Marcucci, perché sono previsti investimenti e “l’assunzione di 100 mila docenti”.

“In Senato sono certo che la maggioranza approverà in seconda lettura la buona scuola. Sarebbe da irresponsabili creare problemi ad un testo che assicura investimenti importanti e l’assunzione di 100 mila docenti. Chi prevede difficoltà, resterà deluso. Il premier Renzi ha confermato la disponibilità al dialogo fino all’ultimo minuto utile- ha sottolineato il senatore- il ddl ha già recepito molte modifiche alla Camera, che sono proprio il frutto degli incontri che il Pd ed il governo hanno fatto nei giorni scorsi. Non ho particolari preoccupazioni sulla tenuta del gruppo dem  è un passaggio parlamentare importante perchè ci sono misure concrete per il Paese, nessuno si sottrarrà alle proprie responsabilità” conclude Marcucci.

[easy_ad_inject_2]

Italicum. Area riformista: “libertà di voto”. Fassina: “almeno 30 voti PD contro la fiducia”.

Roma, 29 Aprile 2015 – A poche ore dal primo voto di fiducia alla Camera, il gruppo del PD Area Riformista di Roberto Speranza lascia libertà sulla partecipazione al voto della fiducia sulla legge elettorale: dunque si prevedono comportamenti diversi dai deputati di area riformista questo pomeriggio in aula. Area riformista – spiegano i deputati PD – non darà indicazione di voto perché la legge elettorale è materia su cui non ci può essere disciplina di partito e quindi tantomeno di corrente.

[easy_ad_inject_1] Roberto Speranza, ex capogruppo Pd e leader di Area Riformista, non parteciperà al voto, così come anche Guglielmo Epifani.
Stefano Fassina, esponente della minoranza dem, fa sapere in un’intervista, che si contano ad ora almeno 30 voti contro la fiducia posta dal Governo Renzi sulla legge elettorale “Non so quanti saremo precisamente a non votare la fiducia, ci sono colleghi che stanno ancora riflettendo. Credo che alla fine saremo probabilmente più di trenta. Oltre alla quantità -aggiunge Fassina – va considerata la rilevanza politica di chi non voterà: l’ex segretario, l’ex presidente, l’ex primo ministro, i due sfidanti alle primarie e l’ex capogruppo del Pd”.

In “fuorigioco è Renzi, non la minoranza Pd che non voterà la fiducia” conclude Fassina

[easy_ad_inject_2]

Italicum. Fassina a Renzi: “fantasiosa e preoccupante la lettera ai circoli PD”

Roma, 27 Aprile 2015 – “Davvero fantasiosa e preoccupante la lettera del Presidente del Consiglio e Segretario del Pd ai coordinatori di circolo del Pd: interpreta la discussione e la dialettica sulle regole del gioco come questione interna al Pd, di disciplina di partito, mentre è, come dovrebbe essere evidente, questione dell’insieme del parlamento e relativa all’autonomia di ciascun parlamentare”.

Lo scrive Stefano Fassina su Facebook commentando e rispondendo alla lettera di Matteo Renzi ai circoli del PD sull’Italicum.

[easy_ad_inject_1] “Tra l’altro, la disciplina di partito non era così rilevante nell’aprile del 2013, in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica, quando il Presidente del Consiglio fece attivamente e efficacemente campagna elettorale sui parlamentari del Pd per ostacolare l’elezione di Franco Marini, candidatura approvata dalla maggioranza dei gruppi parlamentari del Pd.” continua Fassina che inizia un’analisi punto per punto sugli argomenti avanzati dal premier.

“Il segretario richiama le primarie dell’ultimo congresso del Pd, i 2 milioni di voti da lui ricevuti, come fonte di legittimazione “interna” dell’Italicum. Dimentica di ricordare che ciascun parlamentare del Pd è stato eletto su un programma elettorale, votato da 8,5 milioni di persone, che prevedeva il superamento dei parlamentari nominati che invece sono, grazie alla revisione del Senato, la totalità dei senatori e, grazie all’Italicum, una netta maggioranza dei deputati, soluzione aggravata dal collegio unico nazionale per la distribuzione dei seggi e dalle candidature multiple di capilista bloccati.

Dimentica, inoltre, di ricordare che ciascun parlamentare del Pd è stato eletto su un programma elettorale, votato da 8,5 milioni di persone, che prevedeva il rilancio della centralità del parlamento, non la sua marginalizzazione con un presidenzialismo di fatto, privo delle garanzie democratiche fondamentali, in quanto la minoranza elettorale che ottiene il premio di maggioranza determina la scelta del Presidente della Repubblica e nomina i giudici della Corte Costituzionale di competenza parlamentare. Dimentica, infine, che è incompatibile con il Dna del Pd l’approvazione delle regole del gioco con il voto di fiducia i cui due precedenti nella storia italiana sono particolarmente inquietanti (la Legge Acerbo durante il fascismo e la Legge Truffa nel 1953).

Mi fermo al punto delle regole del gioco. Sottolineo soltanto che è inaccettabile la falsificazione sul Disegno di Legge sulla scuola: un impianto che concentra tutti i poteri sul Dirigente Scolastico, il Preside, e marginalizza i docenti viene presentato come una soluzione che valorizza gli insegnanti; un intervento che porta ad assumere subito 100.000 docenti ma lascia per strada nei prossimi anni centinaia di migliaia di insegnanti precari, qualificati, sfruttati per anni per far andare avanti la scuola.

Sarebbe ora che il segretario del Pd, oltre a comunicare in via unilaterale, dall’alto verso il basso, con gli iscritti, attivi un canale di comunicazione bilaterale: la segreteria nazionale promuova sull’Italicum una consultazione rapida, anche on line, con gli iscritti, come già alcuni di noi avevano chiesto prima del voto parlamentare sulla Delega Lavoro” conclude Fassina.

Soddisfatti i commenti su Facebook per Fassina:”sono contenta che finalmente qualcuno della sinistra del PD dica come stanno veramente le cose sulla cosiddetta “Buona scuola” scrive commentando un utente.

[easy_ad_inject_2]