Cancro, OMS: promosso il caffè, bocciate le bevande calde

Ginevra, 17 giugno 2016 – L’Agenzia internazionale per la ricerca contro il cancro (Iarc) dell’Organizzazione Mondiale della sanità (Oms), ha valutato la potenziale cancerogenicità dell’abitudine di bere caffè e altri tipi di bevande molto calde.

Gli esperti internazionali, nel corso della conferenza stampa che si è svolta ieri, hanno spiegato che bere caffè non comporta un rischio tumore, ma consumare altre bevande molto calde, in particolare sopra i 70 gradi, è un’abitudine che può aprire le porte al cancro.

Il caffè è stato assolto in quanto si è solito berlo, e gustarlo, molto lentamente, a piccoli sorsi e in piccole quantità, tutti elementi che allontano il pericolo cancro.

Nel parere espresso dagli esperti dello Iarc è emerso che le bevande troppo calde, proprio per la temperatura elevata, possono causare il tumore dell’esofago. L’Oms consiglia di lasciarle raffreddare prima di consumarle. Tra i fattori di rischio del cancro all’esofago vanno ricordati anche il tabacco e il consumo di alcol.

Per giungere a queste conclusioni, gli esperti hanno analizzato circa 500 studi che hanno permesso di declassare a categoria 3 (senza alcun evidenza di rischio) una delle bevande più amate al mondo, appunto il caffè.

Tumori. Scoperto il segreto del cancro: influenza altri organi alterandone i ritmi circadiani

Irvine, California (USA), 6 maggio 2016 – Un team di ricercatori della University of California, guidati dall’italiano Paolo Sassone-Corsi, ha scoperto il segreto del cancro, come cioè la malattia riesce ad influenzare altri organi a distanza alterandone le funzioni a suo vantaggio.

Dallo studio è emerso che le cellule tumorali sono in grado di interrompere i ritmi circadiani del corpo, interferendo con il modo in cui gli organi producono e utilizzano grassi e zuccheri per il nutrimento dell’organismo.

Il professor Paolo Sassone-Corsi ritiene che i risultati della ricerca aiuteranno a spiegare perché il cancro uccide cambiando la strategia della lotta ai tumori.

I ricercatori Centro per l’Epigenetica e il Metabolismo della University of California, ad Irvine, negli Stati Uniti, hanno scoperto che il cancro localizzato in un certo organo è in grado di riprogrammare a distanza il metabolismo degli altri organi alterandone le funzioni metaboliche e provocando ulteriori danni all’organismo. E per riuscirci riprogramma l’orologio interno dell’organo preso a bersaglio facendolo lavorare in modo da fornire nutrimento alle cellule tumorali.

“Abbiamo orologi in tutti i tessuti del nostro corpo. Tutti questi orologi biologici devono essere sincronizzati, o lavorare in concerto. Un tumore, localizzato in un organo, è responsabile della riprogrammazione metabolica di altri organi, tra cui il fegato. E’ la prima volta che viene messo in rilievo questo effetto ‘a distanza’ di un tumore. Credo davvero che questo studio cambierà le strategie di lotta ai tumori perché fa capire come il cancro influenzi il metabolismo di tutto il corpo. La scoperta è di grande rilevanza per tutti”, ha detto Sassone-Corsi.

Per la ricerca, il team di scienziati ha studiato topi con adenocarcinoma polmonare, esaminandone il tessuto del fegato di ora in ora, osservando la crescita del tumore. I ricercatori hanno scoperto il tumore, a distanza, riusciva a scatenare una forte infiammazione tanto da inibire i segnali dell’insulina e ridurre la tolleranza al glucosio, influenzando così il metabolismo di tutto il corpo.

I ricercatori hanno scoperto, inoltre, che il 46% dei geni coinvolti nel ritmo circadiano del fegato sono stati modificati dalla crescita del tumore.

“E’ noto che molti pazienti muoiono per complicanze sistemiche piuttosto che per lo sviluppo tumorale. Il nostro studio individua come il tumore ai polmoni alteri a distanza il metabolismo del fegato attraverso i ritmi circadiani, riprogrammandone il metabolismo. Conoscendo questi meccanismi molecolari accumuleremo informazioni essenziali per i medici quando devono pianificare la chemioterapia e altri tipi di trattamenti farmacologici. Il passo successivo sarà quello di dimostrare lo stesso sfasamento nei pazienti affetti da cancro umano”, spiega il professor Paolo Sassone-Corsi.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Cell.luzionare il trattamento futuro anche di altri tipi di malattie.

Tumori. Mix farmaci riduce o distrugge il cancro al seno in 11 giorni

Londra, 14 marzo 2016 – Una combinazione di due farmaci, trastuzumab (Herceptin) e lapatinib (Tyverb), sarebbe in grado di ridurre una delle forme più aggressive di tumore al seno se non addirittura di distruggerlo. E’ quanto emerge da un recente studio britannico, presentato nel corso dell’European Breast Cancer Conference di Amsterdam, secondo cui il mix di farmaci sarebbe ingrado di far scomparire un particolare tipo di tumore al seno in meno di due settimane, 11 giorni, senza dover ricorrere a chiemioterapia o chirurgia.

Lo studio del Cancer Research di Londra e dell’Università di Manchester, definito stupefacente, ha coinvolto un numero esiguo di pazienti, 66 donne con carcinoma mammario HER2 positivo (una particolare forma aggressiva di tumore al seno) tra 1 e tra 1 e 3 centimetri. Proprio l’esiguità del numero delle partecipanti allo studio fa frenare gli oncologi, i quali ritengono che i risultati ottenuti, in quanto preliminari, vanno valutati con le dovute cautele, anche se, come sottolinea il professor Masetti (interpellato sullo studio) quella dei farmaci biologici sembra essere la terapia più promettente per il cancro al seno.

Nel corso della sperimentazione, le 66 pazienti hanno assunto per 11 giorni una terapia farmacologica a base di trastuzumab (il nome generico per Herceptin) e lapatinib vedendo i loro tumori ridursi significativamente e rapidamente o addirittura scomparire. In meno di due settimane il tumore alla mammella era scomparso completamente nell’11% dei casi, mentre per il 17% si era rimpicciolito di circa cinque millimetri.

“Questo mix di farmaci biologici ha il potenziale innovativo perché ci permette di identificare un gruppo di pazienti che, entro 11 giorni, hanno visto scomparire i loro tumori con la sola terapia anti-HER2, che potenzialmente può non richiedere la successiva chemioterapia. Questa terapia offre la possibilità di personalizzare il trattamento per ciascuna donna. Vedere tumori solidi scomparire in 11 giorni è incredibile. Questi risultati sono da capogiro”, spiega il Prof Nigel Bundred dell’Università di Manchester e dell’Ospedale Universitario di South Manchester NHS Foundation Trust, che ha presentato i dati al Congresso e che ha guidato il team di ricercatori.

I risultati di questo studio evidenziano che la combinazione di questi due farmaci ha il potenziale per ridurre il cancro al seno ER2 positivo in soli 11 giorni. Il team di ricercatori sottolinea di non aver mai visto pazienti con il tumore al seno che rispondono così velocemente ad un trattamento anticancro.

Le donne coinvolte nello studio, a cui era stato recentemente diagnosticato il tumore mammario, hanno ricevuto la terapia in 23 ospedali del Regno Unito. Tra esse, circa l’87% ha risposto al trattamento, con evidenti prove che dimostrano che il cancro aveva smesso di produrre cellule cancerose.

Secondo i ricercatori, somministrando il cocktail di farmaci allo stadio iniziale della malattia, non appena cioè viene diagnosticato il cancro al seno, quest’ultimo può essere sradicato e sconfitto. L’intervento chirurgico si renderà necessario solo per verificare che non siano rimaste cellule tumorali, ma i medici sostengono che non ci sarà bisogno di sottoporsi a sedute di chemioterapia.

La terapia farmacologica sperimentata dai ricercatori britannici potrebbe non solo cambiare radicalmente il futuro trattamento del cancro al seno ma rivoluzionare il trattamento futuro anche di altri tipi di malattie.

Policlinico Gemelli. Intervento eccezionale: asportato tumore al seno di 15 chili

Roma, 14 marzo 2016 – Un intervento eccezionale quanto raro quello eseguito presso l’Unità Operativa di Chirurgia Senologica del Policlinico A. Gemelli di Roma dove l’equipe del professor Riccardo Masetti ha asportato un tumore al seno del peso di 15 chili. La paziente, una lavoratrice di 60 anni, ha atteso molti anni prima di ricorrere ai medici per l’enorme massa che presentava al seno, un po’ per imbarazzo e un po’ per la paura della malattia, spiegano dal Gemelli.

Ciò significa che nonostante le tante campagne educative alla prevenzione dei tumori, il messaggio ancora non arriva in modo adeguato alle persone, o comunque non raggiunge l’obiettivo prefissato.

La donna che è stata operata e a cui è stato rimosso questo enorme tumore mammario, ora sta bene ed è stata già dimessa. L’intervento non è stato semplice ed è durato circa tre ore, durante le quali l’équipe medica ha asportato completamente la massa cancerosa e suturato la ferita senza dover ricorrere a trasferimenti cutanei da altre parti del corpo, ciò fa sì che la paziente non dovrà subire ulteriori interventi di chirurgia plastica. Si dovranno comunque attendeere i risultati dell’esame istologico per poter decidere quali dovranno essere gli ulteriori trattamenti per scongiurare la progressione della malattia.

Il professor Masetti spiega che si tratta di “un caso quasi unico per le dimensioni cui era arrivata questa neoplasia, cresciuta localmente in modo abnorme. Purtroppo, non è la prima e nemmeno l’ultima paziente che si presenta alle cure mediche con un tumore molto grande, ma certo posso dire di non aver mai visto in 35 anni di carriera una neoplasia di queste dimensioni”.

Ciò che più colpisce è che a convincere la donna a chiedere assistenza medica non è stata la crescita abnorme del tumore ma le successive complicanze che si sono verificate nel corso della malattia mentre il cancro cresceva dentro di lei, come i sanguinamenti.

La complessità dell’intervento, a causa della grandezza del tumore, ha impegnato i medici in sala operatoria soprattutto nel dover controllare l’abnorme vascolarizzazione determinata dal tumore insieme al distacco della lesione dalle strutture muscolari della parete toracica.

“Sembra incredibile che nell’era della prevenzione ci si trovi ancora a trattare casi simili. Ma purtroppo – anche se non con queste dimensioni eccezionali – di tumori localmente avanzati ce ne capita più di uno al mese e con donne di tutte le età e condizioni sociali. Questo ci deve far riflettere e interrogare su cosa non vada nelle nostre campagne di promozione della prevenzione e della diagnosi precoce. Dobbiamo trovare modalità più efficace per fare educazione e in particolare per aiutare le donne a superare la forte paura che ancora generano i tumori, paura che talvolta paralizza e impedisce di chiedere assistenza medica” commenta il professor Masetti, direttore della struttura afferente all’Area Salute della Donna dell’ospedale universitario.

La proteina Mical2 rende iperattive le cellule tumorali: bloccandola si fermano le metastasi

Pisa, 19 febbraio 2016 – Scoperta la proteina amica dei tumori, si chiama Mical2 e agisce favorendo il proliferare delle cellule tumorali, rendendole più forti ed iperattive, pronte a migrare verso altri organi sani, provocando le metastasi. L’ha individuata un team di ricercatori internazionali, coordinati dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. La scoperta fornisce nuove opportunità per prevenire le metastasi del cancro e potrebbe essere di aiuto per lo sviluppo di farmaci per frenare la diffusione del tumore.

I ricercatori hanno rilevato una presenza significativa della proteina Mical2 nel tumore del rene e nel carcinoma gastrico, ma in particolare hanno scoperto che la cosiddetta proteina amica dei tumori aveva un ruolo importante nel trasporto delle cellule malate verso altri organi sani del corpo. La scoperta è importante perché dimostra che MICAL2 è un altro obiettivo vitale e che, se si riesce a bloccarla, possono essere fermate le metastasi del cancro.

Le cellule tumorali che esprimono Mical2 hanno un alto tasso di crescita e, proprio la crescita cellulare sregolata è la causa fondamentale del cancro. Quando i ricercatori hanno osservato che il fattore di risposta del siero (SRF) era diventato iperattivo, hanno scoperto che era stata la proteina Mical2 ad innescare l’attività di SRF, riprogrammando la trascrizione nelle cellule fino ad assomigliare a ciò che accade nelle cellule metastatihe.

Gli studiosi ritengono che riuscire ad eliminare la proteina che rende attive le cellule tumorali potrebbe evitare l’estensione delle metastasi. I risultati della ricerca offrono, dunque, nuove prospettive per lo sviluppo di farmaci che riescano a disinnescare la proteina Mical2 fermando l’evolversi del cancro.

I ricercatori hanno scoperto che la proteina Mical2 aiuta le cellule maligne ad allontanarsi dalla massa tumorale per andare ad invadere altri organi sani. Dallo studio è emerso che eliminando Mical2 mediante tecniche di ingegneria genetica, le cellule tumorali ritornano ad acquisire una forma normale, in questo modo si indeboliscono e non riescono più ad invadere altri organi o tessuti sani.

“La proteina Mical2 è capace di influenzare i diversi fattori che determinano la capacità invasiva delle cellule tumorali, come la motilità, la modificazione della morfologia e la capacità di proliferare. Probabilmente Micol2 è capace di modificare in maniera chimica un componente fondamentale dell’ossatura della cellula, la ‘F actina’ del citoscheletro”, spiegano i ricercatori.

“Caratterizzando meglio il meccanismo di azione della proteina Mical2 e il fatto che venga ‘accesa’ nelle cellule tumorali, punteremo a progettare farmaci che possano bloccare la diffusione delle cellule tumorali. La migliore comprensione dei meccanismi biologici che stanno alla base dello sviluppo delle metastasi consentirà di sviluppare trattamenti sempre più specifici ed efficaci”, spiega Debora Angeloni, coordinatrice della ricerca, che dirige l’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Oncontarget” ed è stato finanziato dall’Istituto toscano tumori.

Tumori. In arrivo un test della saliva per la diagnosi precoce del cancro

Los Angeles, California (USA), 16 febbraio 2016 – Presentato a Los Angeles, nel corso convegno dell’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze (Aaas), il primo prototipo di un test che promette di diagnosticare il cancro in pochi minuti analizzando una sola goccia di saliva. Una volta conclusi gli studi clinici il nuovo test per la diagnosi precoce del cancro potrebbe contribuire a salvare migliaia di vite. Entro la fine del decennio,  nel 2020, potremmo avere tutti la possibilità di eseguire un test del cancro persino entro le mura di casa, utilizzando una sola goccia di saliva.

Un team di scienziati californiani sta infatti sviluppando un test del cancro che costa poco, circa 20 euro, e che fornisce il risultato in dieci minuti. Il nuovo test sarebbe in grado di rilevare i frammenti di Dna tumorale nei fluidi del corpo analizzando una goccia di saliva. Una sorta di “biopsia liquida”, non invasiva perché non richiede un intervento chirurgico, e che potrà essere alla portata di tutti.

Il test per diagnosticare il cancro è stato sviluppato da David Wong, professore di oncologia presso la California State University di Los Angeles, in California. Il professor Wong sostiene che è possibile rilevare il DNA del tumore quando è in circolazione nei fluidi corporei grazie al nuovo test noto come biopsia liquida.

“Il test della saliva è al 100% più preciso ed è così semplice che potrebbe essere effettuato da un farmacista, un dentista o anche nella privacy della propria casa”

spiega Wong.

I test attualmente disponibili per la diagnosi del cancro richiedono esami del sangue o una biopsia, e tempi abbastanza lunghi per conoscere la firma genetica del tumore. Anche se sono utili per monitorare la diffusione del cancro non possono essere utilizzati per un test iniziale. E possono dare come risultato un falso positivo.

I test eseguiti da Wong hanno dimostrato che in una sola goccia di saliva sono contenuti dati sufficienti per fare una diagnosi definitiva non appena il tumore si sviluppa.

In attesa dell’approvazione della Food and Drug Administration negli Stati Uniti, che dovrebbe arrivare entro un paio di anni, gli scienziati sperano che il nuovo test per la diagnosi del cancro possa essere disponibile entro la fine del decennio anche in Gran Bretagna.

“Se la firma del tumore è in circolazione nel sangue o nella saliva di una persona, questo test la rileva. Serve solo una goccia di saliva e possiamo avere i risultati in circa 10 minuti”

ha detto Wong presentando il suo nuovo ritrovato nel corso convegno dell’Associazione americana per l’avanzamento delle scienze (Aaas).

Il test cerca mutazioni genetiche nel plasma sanguigno che siano coerenti con un tumore e può rivelarsi davvero rivoluzionario per la diagnosi precoce dei tumori, che è fondamentale nel percorso di guarigione del paziente.

Gli studi clinici su pazienti affetti da cancro del polmone dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno per verificare la validità del nuovo test. Wong spera che il nuovo test possa essere utilizzato anche per altre forme di cancro, come quello orale.

“Più avanti potrebbe essere possibile avere un test in grado di rilevare contemporaneamente più tipi di tumore”

ha detto Wong.

Va aggiunto che tra le biopsie liquide allo studio, vi è anche quella che stanno portando avanti i ricercatori dell’Istituto oncologico veneto (Iov) nell’ambito del progetto italiano Cancer-Id. Gli italiani stanno infatti cercando di individuare nuovi marker che mirano ad evitare la biopsia puntando però sull’analisi del sangue.

Carni rosse, gli esperti del CNSA: bene consumarle ma evitare grigliate e fritture

Roma, 8 febbraio 2016 – Se consumate in modica quantità, inserite in una dieta varia quale è quella mediterranea, le carni rosse non fanno male, anzi sono importanti in quanto apportano un contenuto proteico di rilievo al nostro organismo. Sono tante le notizie che le incriminano e ciò ha fatto anche diffondere allarmismi a volte ingiustificati, ma le carni rosse fanno bene purché si seguano i consigli degli esperti in materia, che si basano su diversi studi scientifici, in attesa della pubblicazione della versione completa della Monografia IARC, il cui abstract è stato pubblicato sulla rivista “The Lancet – Onclogy”. Leggi tutto “Carni rosse, gli esperti del CNSA: bene consumarle ma evitare grigliate e fritture”

Tumori. Ministero della Salute assolve carni rosse ma raccomanda un regime alimentare vario

Roma, 6 febbraio 2016 – In merito al possibile legame tra il consumo di carni rosse trasformate e fresche e l’aumento dell’insorgenza del cancro al colon retto, il Ministero della Salute ha diffuso il parere comunicatogli dal Comitato nazionale per la sicurezza alimentare (CNSA), che assolve in parte le carni rosse. Leggi tutto “Tumori. Ministero della Salute assolve carni rosse ma raccomanda un regime alimentare vario”

World Cancer Day 2016. Tumori, Oms lancia allarme: colpiti mille italiani ogni giorno

Roma, 1 febbraio 2016 – Mille italiani ogni giorno si ammalano di tumore. Nel 2015 sono stati 363mila i casi di cancro diagnosticati. Sono numeri impressionanti che aumentano nonostante il progredire della medicina e delle terapie e che spingono l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a rilanciare l’allarme tumori e ad incentivare sempre di più la prevenzione e la diagnosi precoce, uniche armi in grado di garantire una maggiore sopravvivenza del paziente, se non la guarigione stessa.

Nonostante ciò, nel 2015 nel nostro Paese sono stati quasi 180mila i morti per tumore, nel mondo 8,2 milioni. Tra pochi giorni, il 4 febbraio, si celebrerà in tutto il mondo il World Cancer Day 2016, la Giornata mondiale contro il Cancro, un evento che unisce la popolazione mondiale nella lotta contro quella che è diventata ormai un’epidemia globale.

Lo slogan di quest’anno è “We can. I can”, volto a sottolineare come ognuno di noi, sia come individuo che come parte della collettività, può fare la sua parte per ridurre il peso globale del cancro. L’obiettivo è di sensibilizzare cittadini e governi su prevenzione e diagnosi precoce.

Secondo l’Oms l’adozione di uno stile di vita più salutare basterebbe già di per sé ad evitare almeno il 30% dei morti per cancro. Il tumore è una patologia che colpisce in particolare i paesi industrializzati dove le persone sono più esposte a sostanze cancerogene dovute a smog, inquinamento, pesticidi. Tuttavia ci sono altri fattori che incidono pesantemente sui numeri del cancro, come il fumo, un’alimentazione errata, l’alcol, l’assunzione eccessiva di carni rosse o di zucchero, contenuto in elevate quantità specie nelle bevande.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo l’ultimo censimento effettuato dall’Aiom e dall’Airtum, rispettivamente l’Associazione italiana di oncologia medica e l’Associazione italiana registri tumori, nel 2015 è diminuito il numero degli uomini colpiti da cancro (194.400), mentre è in crescita quello delle donne che è salito a 169.000.

I tumori più diffusi sono quelli al colon, al seno, al polmone, alla prostata e alla vescica. Va sottolineato che per alcune forme tumorali, come quelle al seno e alla prostata, nel 2015 la mortalità si è ridotta rispettivamente all’1,4% e al 2,8%.

Scoperto meccanismo di cellule cerebrali staminali che permette la crescita del tumore al cervello

New York (USA), 7 gennaio 2016 – Un team di ricercatori della Columbia University di New York, guidati dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella, ha scoperto il meccanismo delle cellule staminali cerebrali che toglie il freno ai tumori permettendo al più aggressivo dei tumori al cervello, il glioblastoma, di progredire: un percorso molecolare che controlla il mantenimento e il rilascio delle cellule staminali del cervello.

La scoperta apre la strada allo sviluppo di nuovi farmaci anticancro e a nuove prospettive nello sviluppo neurologico normale e anormale che potrebbero portare a terapie rigenerative per le malattie e le lesioni neurologiche.

Il meccanismo che mantiene attivi i tumori, tenendoli in vita, si chiama Id-2, si tratta di una proteina che appartiene alla famiglia degli inibitori del differenziamento (Id) e che in condizioni normali aiuta le cellule staminali a riprodursi. Questa proteina è da oltre 15 anni è al centro delle ricerche condotte da Antonio Iavarone e Anna Lasorella.

I ricercatori ritengono che bloccando la proteina Id-2 potenzialmente si riuscirebbe a bloccare la crescita del tumore. Questa proteina, spiegano i ricercatori, favorisce la moltiplicazione di cellule tumorali (cellule staminali tumorali) dando inizio al tumore e generando nuove cellule che permette al glioblastoma di crescere. Si tratta di una forma di tumore al cervello maligna che difficilmente viene eliminata, pur utilizzando terapie aggressive come la chemio e la radioterapia. Trovando il modo di disattivare la Id-2, i ricercatori sono convinti che si possa contenere l’espansione del tumore o prevenirne comunque la ripresa dopo l’intervento chirurgico.

La ricerca si basa su studi recenti, che hanno dimostrato che le cellule staminali risiedono in nicchie specializzate, o microambienti, che le sostengono e le aiutano a mantenersi in vita e moltiplicarsi.

“Grazie a questa ricerca abbiamo scoperto che quando le cellule staminali si staccano dalla loro nicchia, perdono la loro identità di cellule staminali e iniziano a differenziarsi in tipi cellulari specifici”

ha detto il co-autore dello studio Antonio Iavarone, professore di Patologia e Neurologia presso Columbia University.

“Tuttavia, i percorsi che regolano l’interazione delle cellule staminali con la loro nicchia erano fino ad oggi oscuri. Ora abbiamo visto che una di queste proteine, la Id-2, è utilizzata dai tumori per creare le cellule staminali tumorali. Abbiamo scoperto anche il meccanismo molecolare che rende questo possibile ed è estremamente importante perché le cellule staminali dei tumori sopravvivono alla chemioterapia e sono le responsabili della riformazione del tumore”

ha spiegato la co-autrice dello studio Anna Lasorella, professore associato di Patologia e Pediatria presso la Columbia University e membro della Columbia Stem Cell Initiative.

Per la ricerca, il team ha sviluppato un ceppo geneticamente modificato di topi in cui sono state “disattivate” o eliminate le proteine Id. In assenza di proteine Id, i topi sono morti entro 24 ore dalla nascita. I loro cervelli hanno mostrato livelli di NSC (cellule staminali neurali) notevolmente abbassati di capacità proliferativa, e le loro popolazioni di cellule staminali si sono ridotte.

“Il nostro studio ha stabilito che Id-2 rimane attiva a causa della ridotta concentrazione di ossigeno nel tumore in espansione. Quando in forma inappropriatamente attiva, Id-2 è in grado di bloccare il sistema di distruzione di due proteine chiamate Hypoxia Inducible Factor (HIF) alfa 1 e 2 della cui azione particolarmente le cellule staminali tumorali si servono per sopravvivere in mancanza di livelli adeguati di ossigeno e nutrimento. In pratica Id-2 consente alle cellule più maligne del glioblastoma di adattarsi a condizioni sfavorevoli, sopravvivere anche in condizioni estreme e continuare a moltiplicarsi senza perdere l’identità staminale”

spiega la dottoressa Anna Lasorella.

“Ci possono essere altri meccanismi coinvolti, ma crediamo che questo sia il percorso chiave. Ci sono buone ragioni per credere che essa opera in altri tipi di cellule staminali, e nostri laboratori stanno studiando questa questione ora”

ha detto il dottor Iavarone.

I risultati dello studio sono stati pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology.