Processo Yara. Bossetti condannato all’ergastolo. Mamma Yara: “Nostra figlia non tornerà”

E’ condanna all’ergastolo per Massimo Bossetti. Questa la sentenza del processo di primo grado che si è celebrato a Bergamo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra trovata morta in un campo di Chignolo d’Isola a 3 mesi dalla sua scomparsa avvenuta il 26 novembre del 2010,.

E’ stato emesso, dopo ben 44 udienze, il verdetto di ergastolo per Massimo Bossetti da parte dei giudici della Corte d’Assise di Bergamo. I giudici hanno così accolto quasi totalmente la richiesta del pubblico ministero Letizia Ruggeri, che ha accusato Bossetti di omicidio pluriaggravato e per lui aveva chiesto proprio l’ergastolo. I giudici non hanno accolto la richiesta del pm dell’isolamento di 6 mesi

Secondo l’accusa apparterrebbero proprio a Bossetti le tracce di Dna trovate sugli abiti della vittima. Per il procuratore di Bergamo, Massimo Meroni, La prova del Dna è stata “decisiva”: “Siamo arrivati a metà strada nel senso che questa è una sentenza di primo grado, è stata un’inchiesta difficile e la collega Ruggeri è stata fantastica”.

Massimo Bossetti, 45 anni, muratore, è rimasto impassibile alla lettura della sentenza. Al Bossetti è stata inoltre tolta la podestà genitoriale ed è stato assolto dall’accusa di calunnia.

La moglie di Bossetti, Marita Comi e Laura Letizia Bossetti, sorella del muratore condannato all’ergastolo si sono abbracciate in lacrime.

Bossetti dovrà risarcire le parti civili con la somma di 400 mila euro per ciascun genitore di Yara e 150 mila euro per ogni fratello per un totale di 1,25 milioni di euro, più 18mila euro di spese legali.

Bossetti si dichiara innocente. Prima della sentenza Massimo Bossetti, unico imputato nel processo per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha fatto dichiarazioni spontanee: “Sarò uno stupido, sarò un cretino, sarò un ignorantone ma non sono un assassino: questo deve essere chiaro a tutti” ha ribadito “Non vedevo il momento di poter parlare”, ha aggiunto rivolgendosi direttamente ai giudici della Corte d’Assise di Bergamo.
“Quello che mi viene attribuito è vergognoso”,vi supplico di ripetere l’esame del Dna. “Quel Dna trovato non è il mio” ha insistito.

La madre di Yara Gambirasio
ha così commentato ai suoi legali la sentenza: “Ora sappiamo chi è stato, anche se siamo consapevoli che Yara non ce la riporterà indietro nessuno”.

L’avvocato di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni ha commentato: “Sono amareggiato perché la convinzione dell’innocenza è forte”. “Queste 45 udienze non hanno restituito alcuna prova a suo carico.E’ un processo indiziario”. Salvagni ha ricordato che si tratta di una sentenza di I grado e che vige il principio di non colpevolezza.

Massimo Bossetti avrebbe commentato: “Non è giusto. Una mazzata grossissima,avevo fiducia nella giustizia”.

Yara, processo Bossetti, rissa davanti al Tribunale durante l’udienza. Requisitoria del Pm

E’ il giorno della requisitoria del pubblico ministero Letizia Ruggeri che probabilmente alla fine chiederà per Massimo Bossetti l’ergastolo, considerato reo dell’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi più tardi.

Ma le tensioni non solo solo in aula. Una rissa è scoppiata davanti al tribunale di Bergamo e sono dovuti intervenire gli agenti della questura per calmare gli animi.

Non si conosce il motivo della rissa ma l’interesse per uno dei processi più mediatici di sempre ha fatto confluire presso il Tribunale tante persone che dalle prime ore si erano messe in coda per entrare in aula e ascoltare la requisitoria del pubblico ministero Letizia Ruggeri.

Dopo la pausa pranzo si è formata una coda di fronte all’ingresso principale del tribunale di via Borfuro e probabilmente l’attesa ha creato la tensione che ha poi scatenato la rissa.

La requisitoria del PM – Yara è morta per un concorso di “ipotermia e lesioni” in un contesto in cui faceva “molto freddo” ha detto il Pm Letizia Ruggero, durante la sua requisitoria davanti alla corte d’Assise di Bergamo nel processo a carico di Massimo Bossetti.

Il pm ha ricostrito le risultanze delle indagini sia con riferimento alla giornata della scomparsa sia a quella del ritrovamento del corpo senza vita di Yara con tanto di lesioni sul suo corpo che dimostrerebbero che chi ha ucciso si è “accanito” sul corpo cosa che non può far considerare anche l’aggravante di crudeltà e sevizie oltre alla minorata difesa data la tenera età della ragazza.

Yara, ha detto Ruggeri, si trovava “al buio da sola, ha provato dolore e paura, in un posto dove faceva anche molto freddo”. Una lenta “agonia” confermata dall’autopsia.

La prova regina, (o meglio il “faro” come lo ha chiamato la pm) è stato il dna di “Ignoto 1” ritrovato “in grande quantità” e “straordinaria qualità” sugli slip di Yara Gambirasio, “un elemento di prova e non un mero indizio”.

E’ stato ricordato lo sforzo investigativo senza precedenti proprio a partire da quel dna dell’autista padre naturale di Bossetti con 5.700 campioni rilevati solo dalla polizia scientifica e 20.000 dai Ris dei carabinieri.

Quel dna, ritrovato “su un indumento molto intimo e molto poco accessibile”, che la difesa contesta sarebbe prova anche con riferimento a due sentenze della Cassazione citate dalla Pm, secondo cui il Dna costituisce “un elemento di prova e non di mero indizio” perché la possibilità che appartenga a due persone distinte è “infinitesimale”.

Nel caso specifico nell’esame del Dna di Ignoto 1 effettuato con 23 marcatori, c’è soltanto una possibilità su 3.700 miliardi di miliardi di miliardi che possa appartenere ad due soggetti diversi, quindi c’è la pratica certezza che sia “identificativo”.

I legali di Bossetti Salvagni e Camporini, durante una pausa dell’udienza contestano che il dna sia prova: “delle due l’una o è una traccia certa o non lo è” hanno detto ai giornalisti. Quel dna certamente non è saliva e non è sperma. “Sappiamo solo di che cosa non è composto”. E per gli avvocati è strano che da una quantità abbondante di dna non si capisca a cosa sia da attribuire.

Yara. Riesame: negati i domiciliari a Bossetti

Brembate, 30 gennaio 2016 – Massimo Giuseppe Bossetti resta in carcere. Per lui niente domiciliari, nemmeno col braccialetto elettronico.

Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Brescia nel respingere la richiesta dei domiciliari per Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello in carcere per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio avvenuto nel 2010.

L’istanza presentata dai legali Paolo Camporini e Claudio Salvagni che chiedevano gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico motivando la richiesta con la mancanza dei presupposti di legge: il pericolo di reiterazione del reato per i legali non c’è, e in ogni caso il braccialetto elettronico sarebbe stato sufficiente a evitarlo.

Per Massimo Giuseppe Bossetti si tratta della decima volta che un organo giudiziario respinge l’istanza per i domiciliari: tre sono state respinte dal gip, due dalla Corte d’Assise, due dalla Cassazione e tre dal Riesame.

Caso Yara. Morto il padre legittimo di Massimo Bossetti

Brembate, 26 dicembre 2015 – È morto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo nelle prime ore di Natale, Giovanni Bossetti, 73 anni, padre legittimo di Massimo Giuseppe, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso Yara Gambirasio.

Giovanni Bossetti, da tempo era gravemente malato, era marito di Ester Arzuffi, 68 anni, madre di Bossetti.

Le indagini sul dna condotte dalla Procura di Bergamo per la ricerca di “Ignoto 1” avevano mostrato che Massimo Giuseppe è figlio naturale di Giuseppe Guerinoni, ex autista di autobus di Gorno, morto nel ’99.

In questo mese il muratore ha avuto due permessi per poter vedere il padre in ospedale.

Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, ha dichiarato: “Il dolore si aggiunge al dolore in questo mese. Avrei voluto correre in carcere per dare la notizia a Massimo, rinunciando al pranzo di Natale ma mi è stato impedito da una burocrazia cieca, sorda e insensibile. Per me Massimo non merita questo trattamento”.

Omicidio Yara Gambirasio. Massimo Bossetti al processo: “su di me tutte bugie”

Bergamo, 18 dicembre 2015 – Massimo Bossetti, imputato nel processo che si svolge a Bergamo, per l’omicidio della piccola Yara Gambirasio, oggi in aula ha sbottato, alzandosi in piedi durante la deposizione di un testimone e affermando che ciò che diceva di lui “sono tutte bugie”.

[easy_ad_inject_1]”Non è vero, non è vero, mi state solo denigrando, sono tutte bugie su di me. Non è vero che ho minacciato di uccidermi e non ho mai detto di essere in crisi”, ha detto Bossetti interrompendo il testimone mentre deponeva, secondo il quale l’imputato gli aveva confidato di voler porre fine alla sua vita per problemi con la moglie Marita.

Sono stati diversi i testimoni che si sono susseguiti in aula oggi e, da quanto si apprende, sembra che tutti i colleghi di lavoro di Bossetti abbiano riferito che l’uomo aveva atteggiamenti strani sul luogo di lavoro.

Massimo Bossetti ha reagito di nuovo in aula quando uno dei testimoni ha riferito che l’imputato gli aveva raccontato di avere un tumore alla testa per assentarsi dal lavoro.

“Mi vergogno e mi scuso, è vero, ho raccontato la storia del tumore alla testa soltanto perché era l’unica scusa valida che avevo pensato per assentarmi e trovare qualche lavoro in altri cantieri, visto che lì non ero pagato”

ha detto Bossetti ammettendo di aver mentito.

Omicidio Yara Gambirasio. Ripreso il processo contro Massimo Bossetti con la deposizione della mamma di Yara

Brescia, 12 settembre 2015 – E’ ripreso ieri al tribunale di Bergamo il processo che vede imputato Massimo Bossetti, il muratore di Mapello in carcere dal 16 giugno dell’anno scorso, accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate trovata uccisa tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, il 26 febbraio del 2011.

[easy_ad_inject_1]E’ stata l’udienza dell’attesa deposizione di Maura Panarese,la mamma di Yara Gambirasio, che ha parlato senza rivolgere lo sguardo all’uomo accusato di aver ucciso la figlia. Bossetti non era seduto nella gabbia degli imputati ma accanto ai suoi avvocati. Dopo aver descritto la “settimana tipo” di Yara, la mamma ha spiegato cosa accadde il 26 novembre 2010 quando la tredicenne scomparve per essere trovata uccisa 3 mesi dopo.

Il 26 novembre 2010, quando Yara scomparve, aveva ricevuto il ‘pagellino’ ed era “contentissima per i voti bellissimi” ha raccontato tra l’altro la mamma rispondendo alle domande del Pubblico Ministero.

Oltre alla mamma di Yara sono stati sentiti il padre e la sorella Keba.

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Omicidio Yara Gambirasio. Massimo Bossetti tentato il suicidio. Sindacato Sappe nega

Brescia, 23 luglio 2015 – Massimo Bossetti, il muratore di Mapello in carcere dal 16 giugno dell’anno scorso, accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate trovata uccisa tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, il 26 febbraio del 2011, avrebbe tentato il suicidio in cella ma sarebbe stato fermato da una gente della polizia penitenziaria.

[easy_ad_inject_1]A riferire il tentativo di suicidio per impiccagione, che sarebbe avvenuto sabato scorso all’indomani della seconda udienza del processo che lo vede imputato, sarebbe stata Marita Comi, moglie del Bossetti che ne ha parlato con uno dei legali, l’avvocato Claudio Salvagni aggiungendo che il gesto sarebbe stato stroncato sul nascere e per questo non si sono ritenuti necessari controlli in ospedale.

Secondo le ipotesi delle agenzie, alla base del tentativo di suicidio ci potrebbero essere i tradimenti della moglie, per altro presunti, per i quali si è chiesta l’ammissione come prova nell’udienza di venerdì scorso.

Il legale Claudio Salvagni sarebbe in attesa di una relazione da parte dell’Amministrazione dell’Istituto penitenziario.

Il sindacato di polizia penitenziaria SAPPE nega che Bossetti abbia tentato il suicidio – “Nessun tentato suicidio” Così il segretario generale del sindacato della polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece commenta la notizia sul tentato suicidio in carcere di Massimo Bossetti.
“Ho sentito il segretario generale della Lombardia che mi ha riferito che la notizia è priva di fondamento – spiega Capece – in sostanza non è accaduto nulla”.

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Yara Gambirasio. Oggi nuova udienza del processo a Massimo Bossetti

[easy_ad_inject_1]Brescia, 17 luglio 2015 – E’ prevista per oggi una nuova udienza nel processo a carico di Massimo Bossetti, già in carcere dal 16 giugno dell’anno scorso, accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate trovata uccisa tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, il 26 febbraio del 2011.

La Corte di assise deve decidere sulle eccezioni preliminari sollevate dalla difesa e sulla richiesta di numerose emittenti Tv di poter riprendere il dibattimento.

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Yara Gambirasio. Ieri è iniziato il processo a Massimo Bossetti

Brescia, 4 luglio 2015 – E’ iniziato ieri davanti ai giudici della Corte d’Assise di Bergamo il processo per Massimo Bossetti, già in carcere dal 16 giugno dell’anno scorso, accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate trovata uccisa tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, il 26 febbraio del 2011.

[easy_ad_inject_1]Decine di curiosi non sono voluti mancare alla prima udienza del processo oltre a tanti anche i giornalisti e le troupe televisive, costrette però a restare fuori dall’aula dal momento che le riprese non sono ammesse e nemmeno tablet e telefonini.

Massimo Bossetti è giunto al tribunale di Bergamo a bordo di un furgone della polizia penitenziaria.

E’ iniziato dunque il dibattimento per un processo che si celebra a quasi 5 anni dall’omicidio e dall’inizio delle indagini e che promette di essere lungo e pieno di colpi di scena.
Non mancano anche tanti “fan” innocentisti per Bossetti. Secondo quanto si apprende da Bergamonews, tante persone sono arrivate anche da Napoli oltre che dal Piemonte e da Padova per sostenere l’innocenza del muratore di Mapello. “Scarcerate Bossetti, noi sappiamo che è innocente e ve lo possiamo dimostrare” avrebbero detto ai giornalisti presenti.

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Yara Gambirasio. Oggi Massimo Bossetti a processo

Brescia, 3 luglio 2015 – Inizia oggi il processo per Massimo Bossetti davanti ai giudici della Corte d’Assise di Bergamo per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate trovata uccisa tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, il 26 febbraio del 2011.

[easy_ad_inject_1]A pesare sulla posizione del muratore di Mapello è certamente il dna trovato sulla parte interna degli slip della ragazzina oltre agli altri elementi che i pubblici ministeri faranno valere per sostenere l’accusa e che la difesa si dice pronta a smontare.

Massimo Bossetti in carcere dal 16 giugno dell’anno scorso, diventa comunque un caso mediatico ancor più di prima nonostante in aula siano interdette telecamere e ogni tipo di apparecchio atto a filmare o fotografare, compresi telefonini e tablet. Se dovesse essere condannato per Bossetti potrebbe decidersi anche la pena massima dell’ergastolo. Ma il processo inizia solo ora e la difesa promette battaglia.

Massimo Bossetti “sarà certamente in aula” spiega il capo del collegio difensivo Claudio Salvagni che ha presentato una lista di oltre 700 testi mentre il pm Letizia Ruggeri ne chiederà 120. “Ci sarà come c’è stato in tutte le udienze davanti al gip e al Tribunale del Riesame per protestare la sua innocenza”, ha spiegato.

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