Tagli Sanità. Ministero della Salute: “solo ventaglio di ipotesi, qualsiasi congettura per ora non va presa sul serio”

Roma, 4 agosto 2015 – Il tema dei tagli alla Sanità è molto sensibile e certamente ne sono convinti al Ministero della Salute da dove, ieri nel pomeriggio, è giunta una nota di precisazione su un articolo del “messaggero” sui tagli alla sanità e sui capitoli che potrebbero essere toccati.

[easy_ad_inject_1]Riorganizzazione e tagli nella Sanità italiana, questa la parola d’ordine che si dovrà rispettare dopo il sì del Senato al Decreto Enti Locali che ha recepito le misure dell’Intesa Stato-Regioni, grazie alle quali il Ministero della Salute promette di rivoluzionare il mondo della Sanità italiana evitando gli sprechi.

Ieri il Portavoce del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in una nota ha precisato che i tecnici del dicastero sono al lavoro su un ventaglio di proposte che saranno sottoposte al vaglio del Ministro subito dopo l’estate, all’inizio di settembre e che qualsiasi congettura fatta dai media non va presa assolutamente sul serio.

In particolare, la nota si riferisce ad un articolo pubblicato da un giornale nazionale, Il Messaggero, che ipotizzava risparmi e tagli al Servizio Sanitario Nazionale che non corrisponderebbero a verità. Eppure lamentele al provvedimento piovono un po’ da tutte le parti.

L’obiettivo del Ministero, si legge nella nota, sarà quello di evitare gli sprechi determinati dalla medicina difensiva come voluto dalle Regioni, garantendo al contempo la centralità del medico, la cura del cittadino, rafforzando le misure di prevenzione.

Ci si chiede dove andranno a colpire i 2,3 miliardi di euro di tagli alla Sanità “non lineari”.
Ebbene, la manovra – dichiara Claudio Giustozzi, Segretario Nazionale dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: I Valori” – prevede diverse misure che andranno a ridurre in maniera significativa i servizi per i cittadini. Come ad esempio, la riduzione delle cosiddette prestazioni inappropriate, in virtù della quale le prestazioni giudicate al di fuori delle condizioni di erogabilità saranno a totale carico dell’assistito. Con il 4% della popolazione italiana al di sotto della soglia di povertà, ciò equivale a concretizzare il detto si curi chi può. O la previsione del payback in caso di sforamento del tetto per farmaci e dispositivi, un meccanismo sul quale perfino gli stessi tecnici hanno espresso numerose perplessità.

La manovra precede la riorganizzazione di ospedali e ambulatori e ciò comporterà una stretta su analisi, visite ed esami diagnostici, come Tac ed ecografia. Una soluzione che rischia di far ricadere sul cittadino i costi di una Sanità mal gestita da troppi decenni, e che rischia di strozzare gli utenti e operatori del settore, senza per giunta ricavare effettivamente risorse né stimolare la crescita.

Dovrebbero essere ben protetti i pazienti che hanno una patologia, ma per chi non è nella stessa condizione si prospetta l’ipotesi che il primo esame venga rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale mentre per il successivo dipenderà dalle condizioni di salute del paziente.

Prescrizioni mediche come la Tac, la risonanza magnetica e le ecografie saranno contingentate e saranno a carico del SSN solo nei casi di effettiva necessità e il medico curante dovrà attenersi com molta attenzione al nuovo protocollo previsto dal provvedimento appena approvato altrimenti pagherà con una riduzione del suo stipendio.

Insomma, il SSN non vi rimborserà il costo di una Tac se avete un semplice mal di testa.

“Per salvare il Ssn serve un intervento forte ed è essenziale rivedere il riparto di competenze fra Stato e Regioni e destinare quell’ingente porzione di bilancio, che ad oggi viene utilizzata per il solo mantenimento di questa dual governance, a un miglioramento delle prestazioni sanitarie per poter assicurare una uniforme erogazione dei LEA su tutto il territorio nazionale, riallineare il SSN sui principi di equità e universalismo e garantire così ai cittadini un effettivo diritto alla Salute, così come prescritto dall’Art. 32 della nostra Costituzione”

commenta Claudio Giustozzi.

Nell’articolo del Messaggero scritto da Carla Massi si legge tra l’altro che “Entro agosto il ministero della Salute dovrebbe presentare i diversi protocolli mirati a ridurre gli sprechi: dal test per verificare il livello di colesterolo, alla Tac, alla risonanza, all’ecografia in gravidanza fino ai ricoveri. L’operazione riguarda circa il 15% delle prestazioni che oggi il servizio sanitario passa gratuitamente. Duecento, tra analisi ed esami, sono sotto la lente e circa 108 ricoveri. In cinque anni, si dovranno recuperare almeno 10 miliardi. Ai risparmi su beni e servizi (per gli acquisti un’unica centrale) si sommeranno quelli sul personale, i ricoveri e la diagnostica. Le prestazioni erogate sono 200 milioni all’anno, si ipotizza che dovranno essere 28 milioni in meno ogni dodici mesi. Analisi ed esami inutili costano oltre 13 miliardi l’anno al bilancio del sistema sanitario. ”

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Autore: Donato Paolino

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