I tatuaggi appassionano il 13% degli italiani, ma il 17% di loro se ne pente

Roma, 9 settembre 2015 – La moda del tatuaggio affascina gli italiani, specialmente le donne, eppure tra la folta schiera del popolo dei tatuati ben il 17,2% si pente di questa scelta e rimuovere il proprio tatuaggio e di questi il 4,3% l’ha già fatto. La pelle degli italiani, dunque, è sempre più colorata, quasi 13 persone su cento hanno un tatuaggio. In termini numerici la passione di tatuarsi la pelle riguarda circa sette milioni di italiani.

[easy_ad_inject_1]Lo rivela un’indagine condotta dall’Iss, l’Istituto superiore di sanità, su un campione di quasi 8000 persone rappresentativo della popolazione italiana dai dodici anni in su, che ha scattato una prima fotografia del mondo dei tatuati nel nostro Paese.

Walter Ricciardi, Presidente dell’Iss, sottolinea che il fenomeno è in crescita e mette in guardia da possibili ricadute sanitarie dello stesso.

“E’ importante studiare il fenomeno nel suo complesso cercando di comprendere anche chi è la popolazione che si rivolge ai tatuatori per contribuire più efficacemente alla formulazione di una normativa specifica sulla sicurezza dei tatuaggi alla quale siamo stati inoltre chiamati a collaborare in sede europea”

dichiara Walter Ricciardi in una nota stampa dell’Iss.

Dai dati dell’indagine sul mondo dei tatuaggi elaborati dall’ONDICO, l’Organismo Notificato Dispositivi e Cosmetici dell’Istituto Superiore di Sanità, emerge che rispetto a chi si tatua al solo fine di colorare e decorare il proprio corpo, vi è una piccola percentuale, lo 0,3% che lo fa per finalità mediche e il 3% per finalità estetiche.

L’indagine rileva inoltre che a cedere di più al fascino del tatuaggio sono proprio le donne, che rappresentano ben il 13,8%, rispetto agli uomini 11,7%. In media, il primo tatuaggio viene fatto all’età di 25 anni, ma la fascia di età più coinvolta dal fenomeno è quella tra i 35 e i 44 anni.

Il 92,2% dei tatuati si ritiene soddisfatto della propria decisione, mentre una percentuale non indifferente, circa il 17,2% degli intervistati nel corso dell’indagine, afferma di voler rimuovere il proprio tatuaggio (sono i cosiddetti pentiti) e di questi il 4,2% già ha provveduto a rimuoverlo.

“Il tatuaggio non è una camicia che si indossa e si leva, è l’introduzione intradermica di pigmenti che entrano a contatto con il nostro organismo per sempre e con esso interagiscono e possono comportare rischi e, non raramente, anche reazioni avverse e per questo è fondamentale rivolgersi a centri autorizzati dalle autorità locali, con tatuatori formati che rispettino quanto prescritto dalle circolari del Ministero della Salute. Il 22% di chi si è rivolto a un centro non ha firmato il consenso informato. E’ invece necessario non solo firmarlo ma che nel farlo ci sia un reale consenso e una reale informazione, considerato inoltre che una fetta consistente delle persone tatuate è rappresentato da minori che potrebbero farlo solo con il consenso dei genitori”

ha spiegato Alberto Renzoni, esperto dell’Istituto Superiore di Sanità che ha coordinato l’indagine.

I tatuaggi possono causare complicanze e reazioni, come dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Inoltre, l’indagine ha rivelato che soltanto il 58,2% degli intervistati è informato sui rischi che si corrono effettuando un tatuaggio. La percezione sui rischi considerati più frequenti riguarda le reazioni allergiche (79,2%), l’epatite (68,8%) e l’herpes (37,4%). Soltanto il 41,7% è informato adeguatamente sulle controindicazioni alla pratica del tatuaggio.

Per quanto riguarda, invece, i tatuaggi medici, va considerato che anche una quota dei tatuaggi con finalità estetiche, come il trucco permanente per le sopracciglia, sono rivolti a chi è allergico al trucco convenzionale o ai pazienti oncologici che, a causa delle terapie cui si sottopongono, perdono i capelli e le sopracciglia. Se si include anche il tatuaggio della palpebra, dell’arcata sopraccigliare e del contorno labbra, – spiega l’Istituto Superiore di Sanità – i pazienti raggiungono il numero di alcune decine di migliaia. Si ricorre ai tatuaggi, cioè alla dermopigmentazione, con finalità medica per coprire condizioni patologiche della cute, al fine di ripristinare l’aspetto di una cute sana, e/o come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva.

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Autore: Donato Paolino

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