Terrorismo: fermata e rilasciata Khadiga Shabbi, ricercatrice universitaria libica a Palermo

Palermo, 23 dicembre 2015 – E’ stata fermata a Palermo una ricercatrice universitaria di 45 anni, Khadiga Shabbi, originaria di Bengasi e ricercatrice in Economia. I pm di Palermo le contestano l’istigazione a delinquere in materia di terrorismo aggravata dalla transnazionalità.

A fermarla è stata la Polizia di Stato con l’accusa di svolgere via internet attività di proselitismo e propaganda in particolar modo mediante Facebook e Whatsapp. Secondo gli inquirenti la donna avrebbe avuto contatti con foreign fighters tornati in Europa dopo aver combattuto in Libia e Medio Oriente, uno in Belgio, l’altro in Inghilterra.

Ci sarebbero anche elementi di parentela che legherebbero Shabbi, risultante, sempre secondo l’accusa, zia di un giovane, tale Abdelrazeq, che le avrebbe chiesto come arrivare in Italia insieme a un compagno per sfuggire alla cattura dell’esercito regolare libico e lei, in una telefonata intercettata dalla digos, avrebbe detto alla sorella Aziza che il nipote poteva risolvere facendo “recare il nipote in Tunisia presso l’Ambasciata italiana dove, in seguito all’iscrizione alla scuola di italiano per stranieri, avrebbe ottenuto il visto di ingresso per l’Italia”. Il giovane è poi morto in combattimento in Libia.

Nel provvedimento di fermo è scritto che Shabbi, “grazie alla consolidata amicizia con la responsabile della Scuola di italiano per stranieri si attivava per iscrivere altri soggetti presso la scuola, in modo da fare ottenere loto il rilascio del visto di ingresso per motivi di studio e, una volta giunti in Italia, il rilascio del permesso di soggiorno, delineando sempre di più il ruolo di favoreggiamento ai soggetti legati alle milizie islamiche impegnate nel conflitto bellico, nonché del continuo supporto logistico svolto”.

Dopo il fermo Shabbi è stata liberata. Il gip di Palermo Fernando Sestito non ha convalidato il fermo di Khadgia Shabbi disposto dalla Procura. Per il gip non sussisterebbe il pericolo di fuga, presupposto che autorizza il fermo e non ha applicato alla donna la custodia cautelare in carcere, come chiesto dalla Procura, ma l’obbligo di dimora a Palermo senza imporre all’indagata alcun divieto di comunicazione con l’esterno.

Contrario è il commento del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, coordinatore dell’inchiesta condotta dall’aggiunto Leonardo Agueci e dal pm Gery Ferrara: “La misura è del tutto inadeguata alle esigenze cautelari e all’intensissima rete di rapporti intrattenuti dall’indagata, oltre che contraddittoria e contraria alla più recente giurisprudenza. Pertanto la impugneremo”.

Autore: Donato Paolino

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