Tfr in busta paga: nessuno lo vuole

Roma, 31 maggio 2015 – Tfr in busta paga: nessuno lo vuole. Dopo la diffusione dei dati di Confesercenti del mese scorso, anche i più recenti dati dell’Osservatorio della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro ha rivelato che su un campione di 1 milione di lavoratori, solo 567 ossia lo 0,0567% ha scelto di avere la liquidazione subito. La novità del tfr in busta paga, la possibilità prevista dal DPCM 20 febbraio 2015 n.29 entrata in vigore il 3 aprile scorso che permette ai lavoratori di presentare richiesta per liquidare il proprio Tfr in busta paga fino a giugno 2018 si è rivelata sostanzialmente un flop.

[easy_ad_inject_1] Quali le ragioni? Secondo lo studio, il 60% del campione intervistato lamenta una tassazione ordinaria troppo penalizzante, mentre il 20% sostiene di non aver valutato adeguatamente la scelta. Infine il 16% teme un danno alla pensione futura. I Consulenti del Lavoro rilevano come la convenienza esista solo per i lavoratori con un reddito fino a 15.000 euro mentre quelli al di sopra di questa soglia subirebbero un aggravio fiscale, con un sostanziale aumento annuale di tasse che, per chi ha 90.000 euro di reddito, arriverebbe a 569 euro l’anno.

Per quanto riguarda i richiedenti il 75% sono lavoratori del centro nord mentre solo il 25% sono del sud. I settori di appartenenza vedono in vantaggio commercio, terziario e turismo con il 43% delle richieste, il 18% proviene da lavoratori dell’ industria, il 9% dalla piccola industria, il 12% dall’artigianato e il 18% da altri settori.

“I Consulenti del Lavoro all’indomani dell’approvazione dell’operazione ‘Tfr in busta paga’ avevano preventivato una scarsa adesione.” si legge nella nota “Oggi ne abbiamo la conferma è il dato non ci stupisce”, ha commentato la Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro Marina Calderone. “Questo insuccesso è l’ennesima dimostrazione che la politica ha spesso la percezione delle esigenze del mondo del lavoro ma non è in stretto contatto con chi parla tutti i giorni con lavoratori e imprese. La bontà del provvedimento è apprezzabile, ma non la sua struttura tecnica poiché la tassazione applicata a questa misura ne ha determinato il suo insuccesso fino ad oggi. I Consulenti del Lavoro gestiscono circa 8 milioni di rapporti di lavoro e sono come sempre, attraverso il Consiglio Nazionale che presiedo, a disposizione del Governo per studiare preventivamente e in corso d’opera qualsiasi misura vada ad impattare sul mondo del lavoro e dei lavoratori”.

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Autore: Vincent Dimaggio

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Un pensiero riguardo “Tfr in busta paga: nessuno lo vuole”

  1. Io ho scelto il Tfr in busta proprio leggendo i termini usati negli articoli di stampa: flop, nessuno, fallimento, non conviene ecc.
    Di solito quando ti propongono un affarone e ti cercano a casa telefonandoti, c’è dietro la fregatura, invece per il tfr non c’è stata alcuna pubblicità, nelle aziende fanno finta di niente, sarà forse che finchè i miei soldi li gestisce qualcun altro (guadagnandoci) manca l’interesse a cambiar le cose. Con lo spettro del fallimento INPS (già fallita sulla carta) dell’azienda di lavoro o della mia salute, preferisco averli subito e perchè no, farli rendere più di quanto mi rendevano prima.

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