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Tumore al seno: stress prolungato può contribuire alla progressione del cancro

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Roma, 16 maggio 2015 – Lo stress prolungato nel tempo può contribuire alla progressione del tumore al seno, la forma più diffusa di cancro nelle donne che rappresenta, ancora oggi, la seconda causa di morte per neoplasie. E’ quanto emerge dai risultati preliminari di una ricerca coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità che, in collaborazione con l’Istituto Tumori Regina Elena di Roma e l’Istituto Europeo di Oncologia, mira ad identificare dei biomarcatori specifici del carcinoma mammario.

Stando ai primi risultati, dunque, questo meccanismo, ancora non del tutto compreso in pieno, sarebbe innescato dal tumore stesso che crea un ciclo di auto-potenziamento in grado di favorire la progressione della malattia, stimolando la depressione indotta dallo stress.

[easy_ad_inject_1]Francesca Cirulli, ricercatrice dell’ISS responsabile scientifico del progetto di ricerca, nel corso della presentazione dei primi risultati ottenuti, che si è svolta ieri a Roma durante il Convegno all’ISS dal titolo “Stile di vita come fattore di rischio nella progressione del tumore al seno”, ha infatti sottolineato che nonostante vi siano evidenze di un’associazione tra isolamento sociale, stress e cancro al seno, i meccanismi che ne sono alla base non sono ancora stati del tutto spiegati.

“Sappiamo però che alcuni tipi di stress psicologico prolungato (quelli di breve durata sembrerebbero avere addirittura un effetto positivo) sono responsabili di un’accresciuta infiammazione o di una sovrapproduzione di ormoni dello stress in grado di favorire la sintomatologia depressiva, la funzione neuroendocrina e di stimolare il sistema immunitario. Evidenza questa che, oltre ad essere confermata dall’attivazione di marcatori già noti, quali i glucocorticoidi, è avvalorata anche dall’attività di fattori quali il Brain-derived Neurotrophic Factor (BDNF)”

ha spiegato Francesca Cirulli.

L’unico dato certo che finora è emerso dallo studio è che un prolungato periodo di isolamento sociale è in grado di amplificare la risposta allo stress acuto contribuendo a sviluppare una maggiore sintomatologia depressiva, con una conseguente riduzione dell’espressione genica del BDNF (fattore neurotrofico cerebrale) in diverse aree del cervello.

I ricercatori mirano ad individuare e validare i marcatori periferici di stress e funzione immunitaria, relativi alla progressione del cancro al seno, in modo da poter identificare fattori prognostici per lo sviluppo dello stato depressivo nelle pazienti con carcinoma alla mammella nel corso della terapia farmacologica e nelle fasi successive e per identificare tempestivamente le pazienti più suscettibili alle conseguenze psicologiche negative dello stress.

A tal fine, si sta svolgendo presso l’Tumori Regina Elena di Roma un progetto per l’identificazione del fenomeno stress nelle pazienti con tumore al seno operate e sottoposte a trattamento chemioterapico seguito o meno da terapia antiormonale adiuvante. Lo stress viene valutato mediante colloqui psicologici con le pazienti e una serie di analisi di laboratorio per la rilevazione dei livelli di ormoni, citochine (come il cortisolo), BDNF, e altri fattori biochimici che possono contribuire a far scattare il meccanismo di induzione dello stress con cui il tumore trova la strada aperta per progredire e diffondersi.

I primi test effettuati su 80 pazienti, hanno rilevato che, pur senza evidenti segnali di un alto livello di stress, ansia e depressione nelle pazienti, c’è una correlazione con i livelli alterati di BDNF (fattore neurotrofico cerebrale) e le alterazioni del cortisolo sia salivare che ematico.

“Una precoce identificazione dello stress può significare una eventuale riduzione di un rischio di recidiva da parte di pazienti più a rischio, come quelle donne che dovranno affrontare la terapia chemioterapica”

concludono i ricercatori.

La ricerca è finanziata dal Ministero della Salute e dalla Fondazione Veronesi.
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Vincent Dimaggio
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