Tumore alla prostata. Individuato nella Tenascina-C il bersaglio per nuove terapie mirate

Nuove speranze nella lotta al cancro della prostata. E’ stata individuata una molecola che potrebbe essere un potenziale bersaglio di nuovi approcci terapeutici mirati per combattere uno dei tumori maschili più diffuso, che colpisce in particolare gli uomini dopo i 50 anni. Stando ai dati statistici, circa due tumori su tre vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni. La diagnosi precoce resta l’arma principale per combattere ogni tipo di tumore.

Milano, 30 giugno 2015 – Grazie alla scoperta del ruolo della proteina Tenascina-C, maggiormente espressa dal tumore della prostata nelle fasi precoci di malattia, si apre la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici del cancro alla prostata nelle sue fasi iniziali. Il merito va tutto ai nostri bravi ricercatori italiani dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, coordinati dal dottor Matteo Bellone, capo Unità Immunologia cellulare.

[easy_ad_inject_1]La proteina Tenascina-C viene, dunque, ad essere una molecola bersaglio per nuove terapie mirate che aiuterà il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare le cellule staminali tumorali. La molecola, da quanto emerge dai risultati della ricerca, sarebbe coinvolta proprio nel meccanismo di risposta del sistema immunitario al tumore alla prostata.

“Questo studio identifica la Tenascina-C come molecola bersaglio di potenziali approcci terapeutici mirati a facilitare il riconoscimento e l’eliminazione delle cellule staminali tumorali da parte del sistema immunitario. Sebbene questa ipotesi debba ancora essere verificata appieno sull’uomo, questa ricerca potrebbe modificare l’approccio ai pazienti con tumore in fase iniziale, che al momento vengono soltanto tenuti sotto osservazione nel tempo”

spiega il dottor Matteo Bellone in una nota stampa del San Raffaele di Milano.

Dalla ricerca, condotta su campioni umani e modelli murini (dal latino mus, topo, ossia la cavia che viene usata negli esperimenti, con un elevato grado di somiglianza alle caratteristiche umane), ha dimostrato che la proteina Tenascina-C, prodotta dalle cellule staminali del cancro alla prostata, viene utilizzata dalla cellule tumorali come strumento per sfuggire alla risposta del sistema immunitario, inibendo la funzione di difesa dei linfociti T, effetto questo che li rende incapaci di distruggere le cellule staminali tumorali che sopravvivono nei tessuti contaminati.

Ciò, sostengono i ricercatori, permette al tumore di rigenerarsi e dare inizio alla fase metastatica, dirigendosi precocemente ai linfonodi connessi alla prostata.

“L’identificazione tempestiva di queste cellule nella prostata e nei linfonodi pelvici, così come la loro eliminazione attraverso terapie specifiche, potrebbe perciò prevenire la progressione della malattia”

commentano i ricercatori.

L’approccio a nuove terapie mirate a contrastare l’attività immunosoppressiva della proteina Tenascina-C potrebbe perciò favorire l’eliminazione delle cellule tumorali che la esprimono, riducendo così le possibilità che il tumore alla prostata si espanda e si ripresenti.

Hanno fatto parte del team di ricercatori, guidato dal dottor Matteo Bellone: Elena Jachetti, Sara Caputo, Stefania Mazzoleni, Chiara Svetlana Brambillasca, Sara Martina Parigi, Matteo Grioni, Ignazio Stefano Piras, Umberto Restuccia, Arianna Calcinotto1, Massimo Freschi, Angela Bachi, Rossella Galli.

La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Cancer Research.

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