Tumori, scoperto “Peptide”: riattiva il soppressore tumorale p53 bloccando la crescita tumorale

Roma, 30 novembre 2015 – Un team di ricercatori dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Cnr di Roma ha individuato nuovi bersagli terapeutici per la cura dei tumori umani mediante la riattivazione del soppressore tumorale, la proteina p53, grazie ad una sostanza denominata peptide.

[easy_ad_inject_1]La ricerca nella lotta contro il cancro sta facendo passi da gigante e ora grazie a questa nuova ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Research, i ricercatori hanno scoperto una sostanza, un peptide, in grado di “indurre la morte delle cellule tumorali e di bloccare la crescita di tumori nel topo. Inoltre, tale peptide è inattivo sulle cellule normali finora analizzate, facendo ipotizzare che questa nuova strategia possa essere ben tollerata dai tessuti sani”.

La proteina p53 è considerata uno dei fattori più importanti per il controllo dello sviluppo e della progressione dei tumori umani e, infatti, in quasi tutti i tumori umani è inattivata. Nel corso degli ultimi anni, per riattivare la proteina p53 sono state sviluppate diverse terapie mediante la “liberazione” di p53 dai suoi due inibitori MDM4 e MDM2, che però si sono rivelate incapaci di bloccare simultaneamente entrambi gli inibitorri.

Inoltre, tali approcci terapeutici sono risultati altamente tossici, tali da causare anche un danneggiamento dei tessuti sani. Partendo da diverse ricerche precedenti, il team di ricercatori dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Cnr, guidati dalla dottoressa Fabiola Moretti, ha messo a punto un nuovo approccio per riattivare la proteina p53 “interrompendo” la collaborazione tra i due inibitori.

Ed è così che è stato scoperto il peptide, una sostanza in grado di uccidere le cellule tumorali e di fermare la crescita dl cancro. I ricercatori ritengono che con questo nuovo approccio terapeutico, grazie al fatto che il peptide è inattivo sulle cellule normali, non dovrebbe creare alcun danno ai tessuti sani.

“Grazie a tecniche di biologia molecolare e cellulare è stato individuato un peptide in grado di riattivare il soppressore tumorale p53, portando alla morte le cellule cancerose. Questo peptide non funziona sulle cellule sane, ma solo su quelle tumorali che sono come una macchina accelerata. Attivando la p53 aumentiamo a tal punto la velocità della macchina che la cellula muore, ma senza danneggiare le cellule sane”

ha spiegato la dottoressa Moretti.

Lo studio è stato realizzato grazie al supporto di AIRC e del progetto CNR/Ministero dell’Economia e Finanza “FaReBio di qualità”. Il lavoro ha visto la collaborazione di ricercatori dell’Università di Perugia, dell’Università Cattolica di Roma, dell’Istituto Regina Elena di Roma, dell’Istituto Europeo per la ricerca sul cervello (EBRI)-Rita Levi Montalcini e dell’Università di Leuven in Belgio.

Autore: Donato Paolino

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