Tumori: sono due milioni gli italiani che hanno sconfitto il cancro grazie anche all’immunoterapia

Roma, 28 luglio 2015 – Cinque italiani su cento, oggi, vivono con una diagnosi di neoplasia, un dato più che raddoppiato rispetto a 22 anni fa, ma aumenta la sopravvivenza ad un tumore. Sono infatti quasi due milioni gli italiani che ad oggi possono dire di aver sconfitto il cancro.

[easy_ad_inject_1]Persone che finalmente possono concretamente ritornare alla vita che conducevano prima dell’infausta diagnosi di tumore. E’ importante per un ex malato di cancro poter ritornare a lavorare o iniziare, magari, a pensare di avere un figlio o anche più semplicemente ad accendere un mutuo per comprare una casa. Sembra strano ma per un malato di tumore sapere di poter iniziare una nuova vita dopo aver sconfitto il cancro è l’emozione più grande che possa provare.

L’immunoterapia in tutto ciò ha dato un forte contributo, proprio perché è in grado di stimolare il sistema immunitario a combattere il tumore, aumentando così la sopravvivenza del paziente alla neoplasia.

“Il cancro sta diventando sempre più una malattia cronica con cui è possibile, dunque, convivere a lungo o guarire: il 57% dei pazienti infatti ha ricevuto la diagnosi da oltre cinque anni, la soglia che tecnicamente equivale alla vittoria sulla malattia, affermano gli specialisti. I passi in avanti della ricerca ci pongono di fronte a un radicale cambiamento della relazione con il paziente L’immunoterapia permette di sbloccare il freno che le cellule tumorali pongono al nostro sistema immunitario. E per i pazienti è più facile capire che il tumore non viene curato da una molecola esterna ma grazie al sistema immunitario. Va però denunciata l’arretratezza in cui versa il nostro Paese: in Italia, infatti, la comunicazione non fa ancora parte della preparazione professionale degli oncologi. I dati della letteratura internazionale dimostrano che una comunicazione efficace aumenta la soddisfazione e l’adesione alle terapie del malato oncologico, aiuta a prevenirne il ‘burn out’, cioè il logorio psicofisico dei clinici e a ridurre le controversie medico legali. È una vera e propria risorsa per il sistema sanitario in grado di garantire risparmi nel lungo periodo: in questo modo inoltre l’assistenza costerà meno”

ha dichiarato il prof. Francesco Cognetti, Presidente della Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ nel convegno nazionale ‘Le nuove frontiere della terapia. Il ruolo degli oncologi, delle Istituzioni, dei media per garantire appropriatezza e diritti dei pazienti’, che si è svolto oggi alla Camera dei Deputati.

Per celebrare il suo secondo anno di attività, la Fondazione si è posta l’obiettivo di affrontare un altro tema cruciale, quello delle potenzialità offerte dalle nuove terapie e il loro impatto nel rapporto medico-paziente.

Lo scorso anno nel nostro Paese sono stati registrati circa 365.500 nuovi casi di tumore, parliamo di 1000 diagnosi al giorno, di cui il 54% negli uomini e il 46% nelle donne. L’immunoterapia ha dimostrato ottimi risultati nel melanoma in fase avanzata che presentava percentuali di sopravvivenza di appena sei mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. Oggi il 20% dei pazienti trattati con ipilimumab è vivo a 10 anni dalla diagnosi. E si stanno ottenendo ottimi risultati anche nel tumore del polmone metastatico dove per la prima volta è possibile parlare di pazienti vivi a tre anni.

“La comunicazione medico-paziente influisce sulla cosiddetta compliance. Un tempo si parlava di aderenza al farmaco, oggi, in modo più appropriato, l’attenzione è rivolta all’aderenza alla terapia perché la malattia, soprattutto nel caso dei tumori, raramente richiede soltanto un intervento farmacologico. Migliorare questo aspetto è un impegno nel quale tutti devono sentirsi coinvolti, dalle Istituzioni, ai clinici, alle associazioni dei pazienti, alle aziende farmaceutiche. E non va mai sottovalutato il ruolo della prevenzione, che consente di salvare milioni di vite con conseguenti importanti risparmi per il servizio sanitario nazionale”

ha spiegato il prof. Sergio Pecorelli, presidente Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA.

Le nuove terapie impongono perciò di cambiare gli strumenti per comunicare con i pazienti. Così solo, afferma Cognetti, si potrà migliorare l’adesione ai trattamenti e l’assistenza costerà meno.

In Italia il prezzo medio dei farmaci e trattamenti anticancro è fra i più bassi in Europa, soprattutto grazie ai sistemi di rimborso concordati con l’AIFA, ma resta un punto critico quello dei tempi di latenza nell’accesso ai nuovi farmaci.

Recentemente un’idagine di Farmindustria ha evidenziato che su un totale di 54 terapie approvate dall’EMA tra gennaio 2010 e settembre 2012, 46 sono entrate in Germania, 39 nel Regno Unito, 22 in Francia, 21 in Spagna e solo 14 in Italia.

“Nel nostro Paese servono circa due anni complessivamente dopo l’approvazione dell’EMA perché un farmaco arrivi sul mercato. In media trascorrono 12/15 mesi per ottenere l’autorizzazione nazionale a cui vanno aggiunti altri 12 mesi per l’inserimento nei prontuari terapeutici regionali ed altri 60 giorni perché raggiunga il paziente. Inoltre non viene valutato nella tempistica di registrazione il differente valore e rimborso di ciascun farmaco. L’innovazione in oncologia dovrebbe garantire tre elementi essenziali: disponibilità, accessibilità e appropriatezza. Sicuramente la riorganizzazione dell’AIFA che prevede un incremento del personale favorirà un’accelerazione dell’iter di approvazione”

ha commentato il prof. Francesco Cognetti.

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Autore: Vincent Dimaggio

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