Ultimi sviluppi sul caso Marco Vannini: indagati tutti i presenti la sera dell’omicidio

Ladispoli, 29 settembre 2015 – Finalmente una svolta importante sull’omicidio di Marco Vannini, 20 anni, avvenuto quella maledetta sera del 18 maggio scorso mentre si trovava a casa della fidanzata, a Ladispoli. Gli ultimi sviluppi sul caso hanno indotto Alessandra D’Amore, il pm della Procura di Civitavecchia che conduce le indagini sulla morte del giovane ragazzo di Cerveteri, ad iscrivere formalmente nel registro degli indagati per omicidio volontario tutti i presenti nella casa quando Marco fu raggiunto alla spalla dal proiettile che gli ha causato la morte.

[easy_ad_inject_1]Gli appelli della madre, affinché fossero indagati tutti quelli che erano nella casa la sera in cui il suo unico figlio è venuto a mancare, sembra siano stati ascoltati. Secondo quanto si apprende sarebbero stati i risultati dell’autopsia effettuata sul corpo di Marco Vannini ad indurre il pm ad iscrivere nel registro degli indagati l’intera famiglia Ciontoli. Il corpo di Marco ha parlato, anche se si è dovuto attendere ben quattro mesi dalla sua morte.

Dai risultati autoptici arrivati proprio ieri sul tavolo degli inquirenti, emergerebbe infatti che il giovane poteva essere salvato tra il momento in cui il proiettile l’ha colpito e le ore successive. Tempo prezioso per la sua vita che la famiglia presente quella sera nella villetta ha fatto trascorrere invano provocando così la morte di Marco.

Decisiva per l’imputazione a carico di tutta la famiglia, è stata l’analisi incrociata delle scrupolose perizie autoptiche eseguite dal medico legale, Luigi Cipollone, e dal cardiologo Carlo Gaudio, con le analisi dello Stub e i rilievi del Dna svolti nella caserma dei carabinieri sulle persone ora indagate dalla Procura di Civitavecchia.

Insieme ad Antonio Ciontoli (unico indagato fino a ieri) sono, dunque, indagati per omicidio volontario anche la fidanzata di Marco, Martina, suo fratello Federico con la sua fidanzata Viola, e la loro mamma, Maria, moglie del sottufficiale della Marina militare con un ruolo nei servizi segreti.

Antonio Ciontoli aveva subito confessato che il proiettile che colpì Marco era partito accidentalmente dalla sua pistola che aveva riposto in un cassetto del bagno, raccontando che il colpo era partito nel tentativo di riprendere la pistola che gli stava scivolando dalle mani mentre il giovane 20enne stava facendo il bagno nella vasca.

Tutti i presenti nella casa avrebbero confermato la stessa versione. Ma le registrazioni delle chiamate al 118 raccontano un’altra storia. Una prima chiamata di intervento al 118 fatta dal fratello della fidanzata di Marco era poi stata annullata riferendo all’operatore che il ragazzo si era ripreso. In una seconda telefonata al 118 viene riferito che Marco si era ferito con un pettine, omettendo del colpo di pistola, e in questo modo, non permettendo agli operatori del 118 di rispondere alla chiamata di intervento per una ferita da arma da fuoco e non da un semplice pettine.

Arrivati poi al pronto soccorso Ciontoli raccontava ai sanitari che il giovane era stato colpito da un proiettile partito accidentalmente dalla pistola, ma a quel punto era troppo tardi per salvarlo, il proiettile aveva infatti colpito la spalla, attraversando il polmone e raggiungendo il suo cuore. Marco morì nella notte senza nemmeno poter dire addio alla madre che a tutt’oggi chiede giustizia e verità per suo figlio.

La famiglia Vannini ha appreso con soddisfazione la notizia pur sottolineando che per avere giustizia c’è ancora molta strada da fare, sono troppi i misteri rimasti chiusi per mesi in quella villetta di Ladispoli.

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Autore: Vincent Dimaggio

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