Umberto Eco choc: Internet? Invaso da “imbecilli”. La rete si infiamma e la Cassazione sentenzia

Torino, 12 giugno 2015 – La rete si infiamma alle parole pronunciate da Umberto Eco, celebre semiologo, filosofo e scrittore italiano di fama internazionale, che ha parlato, tra l’altro, di web e social network in occasione della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” conferitagli presso l’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino, per aver “arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica”.

[easy_ad_inject_1] Durante la sua lectio magistralis Eco ha detto tra l’altro che il web “E’ il luogo in cui nascono le più assurde teorie complottistiche: dalle accuse sui gesuiti sospettati di aver affondato il Titanic alla costruzione di coincidenze numeriche sull’attentato alle Torri Gemelle”. “Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Il web per sua struttura avrebbe il potere di elevare “lo scemo del villaggio a detentore della verità”. E ciò non vale solo per i social ma anche per blog e siti di notizie: si rileva, infatti, la necessità di “filtrare con équipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno”.
“I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi” ha aggiunto.

Non sono tardate polemiche in rete: tra i commenti evidenziati dalle agenzie: “anche le case editrici danno la parola a flotte di imbecilli”, “Cosa vuole Eco, un’oligarchia di inconcreti intellettuali?”, mentre altri commentano: “E’ il bello della democrazia e dei sistemi aperti… bellezza!”,  “M5S distrutto in poche parole”.

Nelle stesse ore la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che l’offesa sui social è da considerarsi come se fosse “a mezzo stampa” con tutte le conseguenze penali che ne derivano.

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Autore: Vincent Dimaggio

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