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Usa. Riceve ottima offerta di lavoro ma viene licenziata per un selfie imbarazzante

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Perde un’offerta di lavoro per aver postato qualche foto ritenuta imbarazzante dal datore di lavoro.
I rapporti di lavoro non dovrebbero mescolarsi con la vita privata, e della vita privata fanno parte anche tanti profili social sul quale ormai quotidianamente si pubblica di tutto. Si “pubblica” appunto… ciò che è privato diventa di pubblico dominio e senza le necessarie cautele di privacy può facilmente arrivare anche agli occhi del datore di lavoro.

A New York, Samantha Chirichella, una 26enne di Long Island, aveva ricevuto un’ottima offerta di lavoro, un sogno da 50 mila euro per occupare il ruolo di investigatrice privata in un studio legale.

Il datore di lavoro però ha voluto saperne di più di Samantha e come fanno tanti investigatori è andato a guardare sui profili social. Ed ecco che ai suoi occhi è apparsa quella foto sul profilo Instagram della ragazza: un selfie che la ritraeva a seno scoperto mentre si facava baciare da un’altra donna.

Samantha Chirichella ha perso il lavoro ma non ci sta. Ha fatto ricorso alla Corte Suprema di Manhattan sostenendo che quell’immagine è artistica, in quanto sarebbe stata anche esposta nella galleria d’arte della sua amica.

Non sappiamo come andrà a finire la storia di Samantha, ma la notizia ha fatto il giro del mondo per il suo contenuto in nuce: la discriminazione sessuale di un datore di lavoro nei confronti di una lavoratrice donna, un problema ora individuato dai giornalisti negli Stati Uniti d’America ma che in realtà non ha confini e non ha tempo.

Due anni fa un sondaggio CareerBuilder rivelava che il 39% dei datori di lavoro indaga sui social media dei potenziali candidati e il 43% ha trovato online qualcosa, come foto inappropriate o commenti su ex capi, che li ha convinti sa scartare il papabile candidato. Solo il 19% delle aziende ha trovato online informazioni che le hanno convinte ad assumere una particolare persona. A condurre indagini sui social media usati da potenziali candidati è circa il 77% delle aziende.

Secondo Mauro Alovisio, Avvocato presso Staff Legale Università degli Studi di Torino “I giovani candidati non sono ancora pienamente consapevoli della potenzialità delle rete internet e del relativo impatto sulle categorie del tempo e dello spazio: i commenti, le foto, i video caricati oggi sui social media potranno riemergere negli anni futuri ed essere utilizzati nei colloqui di lavoro dai responsabili delle aziende ed incidere così gravemente sulle loro possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e nella loro carriera professionale.”

E voi che ne pensate?

Vincent Dimaggio
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