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Scoperto negli USA super batterio che resiste a tutti gli antibiotici. Anche in Italia fenomeni simili

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Dagli Stati Uniti arriva la notizia della scoperta di un super batterio capace di resistere a tutti gli antibiotici conosciuti.

A renderlo noto sono i ricercatori che hanno pubblicato uno studio sulla rivista dell’American Society for Microbiology e il batterio in questione sarebbe un ceppo di “Escherichia coli” resistente anche all’antibiotico colistina, considerato l’ultima spiaggia a cui si ricorre per curare tipologie di cosiddetti “batteri da incubo”, come li hanno ribattezzati gli studiosi, capaci di uccidere fino al 50% dei pazienti colpiti.

Il batterio super resistente sarebbe stato scoperto un una paziente di 49 anni della Pennsylvania nell’aprile di quest’anno. Nelle sue urine sarebbe stato trovato il batterio prima non conosciuto catatterizzato da un gene capace di resistere anche agli antibiotici più potenti.

La donna, che comunque non sarebbe in pericolo di vita, ha sostenuto che nei cinque mesi precedenti non è stata in nessun Paese estero. I ricercatori stanno cercando di capire dove la donna ha preso il potente batterio.

Il governatore della Pennsylvania, Tom Wolf, promette una risposta “appropriata e collaborativa”, affinché il caso non diventi un problema diffuso.

L’allarme dall’Inghilterra: 10 milioni di morti entro il 2050 – Il Regno Unito ha lanciato l’allarme più preoccupante attraverso un report del servizio sanitario britannico, secondo cui, se non cambierà velocemente qualcosa, entro il 2050 ci saranno 10 milioni di vittime ogni anno a causa della resistenza dei batteri agli antibiotici.

In Cina i primi casi e non solo – Già a novembre in Cina ricercatori cinesi ed inglesi avevano trovato batteri della razza resistente a «colistin» in maiali ed in alcune persone. La razza letale di escherichia coli – spiegano i media Usa – è stata successivamente individuata in altre zone dell’Europa. La scoperta anche in Usa, «ci sta mostrando che la strada di impiego degli antibiotici può essere arrivata quasi alla fine – ha detto oggi in una intervista ai media Usa, Thomas Friedman, direttore dei Cdc – una situazione in cui non abbiamo nulla da offrire a pazienti in reparti intensivi o con semplici infezioni urinarie».

La farmaco-resistenza dei batteri – Già nell’Aprile 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva pubblicato un report globale sullo stato della resistenza batterica agli antibiotici, divenuta negli ultimi anni un vero e proprio proprio problema di sanità pubblica a livello mondiale.
Dal report si evidenzia che l’abuso di antibiotici abbia creato ceppi di batteri resistenti al trattamento, portando così infezioni comuni, curate efficacemente da decenni, a essere nuovamente letali per i soggetti che hanno appunto sviluppato la resistenza. Questi batteri antibiotico-resistenti possono velocemente diffondersi in contesti sociali ravvicinati (tra membri della famiglia, compagni di scuola, colleghi di lavoro), minacciando la comunità con un nuovo ceppo di malattie infettive che non solo sono più difficili da curare, ma anche più costose per la sanità pubblica.

Super batteri? Non è un problema solo degli USA – La Fondazione Veronesi cita i dati dell’agenzia italiana del farmaco (AIFA), secondo i quali “l’Italia si pone tra i Paesi Europei con maggior consumo di antibiotici, addirittura doppio rispetto a Germania e Regno Unito, con un aumento del consumo del 18% tra gli anni 2000 e 2007 (1). Come diretta conseguenza dell’abuso e della scorretta assunzione di antibiotici, l’Italia risulta inoltre tra i Paesi Europei con il più alto tasso di antibiotico-resistenza. Sembra chiaramente uno scenario catastrofico, ma siamo ancora in tempo a cambiare, o meglio rallentare, le cose.”

Gianni Rezza (ISS): trattare il caso con le dovute cautele, Il direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, Gianni Rezza, ha dichiarato che il caso della donna americana “non è una novità assoluta, ma deve essere trattato con le dovute cautele e di certo la notizia desta una certa preoccupazione”.

Annalisa Pantosti (ISS): anche in Italia fenomeni simili – Annalisa Pantosti dell’istituto Superiore di Sanità ha dichiarato su Quotidiano.net “Anche in Italia abbiamo fenomeni simili che stiamo combattendo. Questa minaccia è già arrivata. Da noi si manifesta con un’altra classe di batteri, la ‘Clebsielle Penumonie’ resistente ai Carbapenemi che però nel 30 o 40 per cento dei casi resiste anche alla Colistina. In questi casi dobbiamo ricorrere ad una combinazione di farmaci che però espongono ad una mortalità anche del 50% dei casi”.

La parola alle farmaceutiche – Saranno dunque i ricercatori, soprattutto quelli delle farmaceutiche a “risolvere il problema” fabbricando anticorpi futuri più aggressivi. Per molti questo allarme ha il sapore del nuovo business del terzo millennio. Un po’ di allarme sulla salute mondiale aiuta sempre a giustificare nuovi investimenti e conseguenti profitti per le grosse multinazionali della salute. Noi ci auguriamo che non sia così e siamo certi che ricercatori tanto preparati sapranno anche dare agli antibiotici quella caratteristica necessaria che impedisca il fenomeno della farmaco-resistenza.

Vincent Dimaggio
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