Uso del telefonino in sala operatoria. In Italia nessuna norma nazionale

New York City, 22 luglio 2015 – Nessuna persona di buon senso si aspetterebbe che un telefonino possa essere portato in sala operatoria. Lo squillo di un telefono durante un’operazione chirurgia può sembrare inopportuna e il senso comune fa pensare che ci siano leggi che ne vieterebbero l’uso.

[easy_ad_inject_1] – Eppure negli States gli smartphone in sala operatoria stanno dividendo gli americani non senza polemiche.

Secondo i dati pubblicati dall’Ecri Institute, organizzazione no-profit che monitora la qualità dell’assistenza sanitaria, la distrazione al cellulare dei medici è tra i primi 10 rischi tecnologici per il paziente.

A quanto si apprende nel 2011, un anestesista è stato accusato in Texas del decesso di un paziente perché durante il monitoraggio dell’ossigeno si era distratto inviando mail e messaggi senza guardare per 20 minuti i monitor di controllo durante un’operazione.

Iniziative per limitare o, possibilmente abolire l’uso dei telefonini in sala operatoria, si stanno facendo strada in questi giorni.
In particolare L’American College of Surgeons e l’American Academy of Orthopaedic Surgeons hanno pubblicato un documento che mette in guardia dall’uso dei telefonini in sala operatoria, chiedendo norme più chiare in materia che stabiliscano se e come utilizzare questi dispositivi mobili.

La situazione in Italia non sembra migliore. Anche nelle sale operatorie degli ospedali e cliniche italiane è possibile che un chirurgo o un anestesista possa essere distratto da una telefonata o un messaggino, e magari qualche condivisione su social network.

Diego Piazza, presidente dell’Acoi (l’Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani) spiega all’agenzia Adnkronos “La regolamentazione dei telefoni cellulari in sala operatoria è affidata alle direzioni sanitarie delle strutture e non sono previste disposizioni nazionali. Questo libero arbitrio crea situazioni a ‘macchia di leopardo’, mentre dovrebbero essere sempre garantite la sicurezza e la privacy del paziente. Ma c’è anche un altro aspetto: non si può lasciare il chirurgo isolato per ore durante lunghe operazioni. La soluzione – suggerisce Piazza – è predisporre fuori dalla camera operatoria un desk dove lasciare il cellulare, magari con un operatore che possa intercettare chiamate d’emergenza o altro”.

“nel nostro Paese c’è anche un problema più complesso che riguarda l’organizzazione delle sale operatorie.” – prosegue Piazza – “Se l’uso dei telefonini personali è una questione anche di etica professionale e di buon senso, manca invece una standardizzazione delle sale. Ad esempio, uno dei nodi è quello delle telecamere, spesso richieste dall’opinione pubblica quando ci sono casi di malasanità. Ma su queste azioni non c’è mai una spinta omogenea che permetta di rendere tutte le camere operatorie italiane uguali al Nord e al Sud e con gli stessi standard di sicurezza e innovazione richieste”.

“Riguardo alle polemiche in Usa e ai casi di distrazioni dei medici in sala operatoria per colpa del cellulare – conclude Piazza – in Italia non mi risultano episodi genere, ma è chiaro che questo è un problema che andrebbe risolto agevolando chi lavora in sala operatoria a lasciare il suo dispositivo fuori dalla stanza e affidandolo al personale che può intercettare le chiamate urgenti”.

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Autore: Vincent Dimaggio

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