Virus Zika. Tra rischi associati non solo microcefalia, anche gravi danni neurologici

Rio de Janeiro (Brasile), 3 maggio 2016 – Il virus Zika sarebbe più pericoloso di quanto finora si pensasse. Lo affermano gli scienziati brasiliani che, intervistati dalla BBC, hanno lanciato un allarme sulla pericolosità di Zika, in quanto sarebbe responsabile non solo di microcefalia nei neonati ma anche di gravissimi danni alle funzioni neurologiche dei nascituri.

Secondo i ricercatori brasiliani, dunque, i problemi causati dal virus Zika vanno oltre la microcefalia (lo sviluppo ridotto del cervello), alcuni studi suggeriscono infatti che fino ad un quinto dei bambini nati da madri infettate dal virus possono subire gravi danni neurologici.

Intanto, il tasso di contagio del virus Zika, trasmesso dalla zanzara Aedes aegypti, in Brasile sta registrando una diminuzione grazie anche all’azione di prevenzione adottata nel Paese, specie a livello informativo, ma un vaccino è ancora lontano dall’essere prodotto, e questo è uno dei motivi che non ferma la diffusione di Zika in tutto il continente latino-americano.

La maggior parte di medici e ricercatori, compreso il Ministero brasiliano della Salute e l’Agenzia per la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti, concordano sul fatto che ci sia un legame tra il virus e la microcefalia nei neonati, una condizione che danneggia lo sviluppo del cervello e provoca la nascita di bambini con una testa più piccola del normale.

Alcuni tra i principali scienziati coinvolti nella ricerca sulla malattia in Brasile stimano che una gravidanza su cinque di madri contagiate da Zika è a rischio di altri gravi danni cerebrali al nascituro oltre che di microcefalia, anche se le stime fornite da uno studio della Polinesia francese indicano che solo l’1% delle donne infettate da Zika durante la gravidanza hanno bambini affetti da microcefalia alla nascita.

In un diverso studio, pubblicato sulla rivista “New England Journal of Medicine”, i ricercatori sottolineano che, dai test effettuati su feti nel grembo materno, in donne con infezione da Zika, circa il 29% dei bambini hanno mostrato anomalie, tra cui ridotta crescita del feto e morte fetale.

Ciò che adesso più fa preoccupare i ricercatori brasiliani è l’aver osservato che l’infezione da Zika può causare danni anche non così evidenti come la microcefalia.

“Sono malformazioni che potrebbero anche non avere lo stesso impatto sullo sviluppo del bambino, ma che si verificano con una frequenza allarmante. Ci sono calcificazioni nel cervello, un aumento del numero di dilatazioni nei ventricoli cerebrali e la distruzione o malformazione della parte posteriore del cervello”, spiega Renato Sá, un ostetrico che lavora negli ospedali pubblici e privati, a Rio de Janeiro.

Il medico elenca una serie di problemi che ha affrontato con crescente regolarità: ventricolomegalia (aumento dei ventricoli cerebrali), danni alla fossa cranica posteriore, craniosinostosi (chiusura prematura delle suture craniche, che causano lo sviluppo della testa nel modo sbagliato) e la calcificazione cervello. Inoltre, secondo Renato Sá ci sarebbe un ulteriore problema, cioè che spesso in questi casi, non vi è alcun segno evidente o sintomi di danni neurologici che subisce il bambino durante il suo sviluppo se non eventuali convulsioni o altri segni rivelatori.

Proprio per questo, spiegano gli esperti, vi è un urgente bisogno di capire quanto prima tutto su Zika in modo da poter sviluppare un vaccino.

A questo proposito, i laboratori dell’Instituto D’Or a Rio, stanno utilizzando le cellule staminali per creare i tessuti che si sviluppano come il cervello umano. Questi tessuti vengono poi infettati con Zika.

“Quello che osserviamo è che il virus è in grado di uccidere le cellule e influenzare la loro crescita. C’è qualcosa di particolarmente violento nel ceppo del virus che è arrivato in Brasile e che si sta diffondendo in tutto il continente. C’è qualcosa in Zika che lo rende più forte ad uccidere le cellule del cervello in fase di sviluppo. Ora abbiamo bisogno di fare ricerca e comprendere cosa rende questo virus così tanto aggressivo per lo sviluppo del cervello”, spiega il neuroscienziato Stevens Rehen, responsabile dell’unità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *