Whirlpool, Fim, Fiom e Uilm sottoscrivono intesa al Mise. Lavoratori di Carinaro protestano

Roma, 3 luglio 2015 – E’ stato finalmente sottoscritto al ministero dello Sviluppo economico l’accordo tra Whirlpool e Fim, Fiom e Uilm sul piano industriale per rilanciare la produzione italiana dei siti ex Indesit e tenere aperti gli stabilimenti.

L’intesa: Da quanto si apprende l’intesa, che chiude una vicenda lunga due anni, scongiura il rischio licenziamento per oltre 2000 lavoratori del gruppo, riassorbe tutti gli esuberi inizialmente previsti, salva i siti di Carinaro e None dalla chiusura, assegna ad ogni stabilimento una missione produttiva. Previsti, inoltre, diversi interventi per oltre 500 milioni di euro in tre anni e incentivi all’esodo. A Caserta sarà insediato il polo europeo ricambi e accessori (320 persone) e il magazzino di None sarà ceduto in continuità alla piemontese Mole. Si ristabilisce in pratica un quadro stabile per il futuro industriale della società, senza licenziamenti.

Soddisfazione è espressa da Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, che in una nota ha dichiarato: “Abbiamo siglato con Whirlpool un’ipotesi di accordo importante, che nei prossimi giorni sarà sottoposta al voto dei lavoratori in tutte le fabbriche ed uffici” ha detto e spiega che “se si considera da dove eravamo partiti – sottolinea – di un’intesa senza dubbio positiva, poiché scongiura il rischio di oltre duemila licenziamenti e assegna una missione a tutti gli stabilimenti italiani, trovando una soluzione anche per Caserta e None di cui inizialmente era stata prospettata la chiusura”.

Nello stabilimento di Carinaro però i lavoratori protestano gridando “Venduti venduti!” ai sindacati. Nello stabilimento il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli ha cercato di spiegare le ragioni dell’accordo: “Dovete ricordarvi- dice alla platea- qual era il punto di partenza, che prevedeva la chiusura del sito. Abbiamo fatto il massimo – aggiunge – e la scelta dinanzi alla quale ci trovavamo era, o quella di siglare l’accordo, o di ritornare al precedente piano industriale, ossia al nulla. Abbiamo oggi una grande certezza – sottolinea il segretario – che qui il lavoro sarà migliore e bisogna riconoscere il grande risultato di aver portato a Carinaro il polo Emea per accessori e ricambi per tutti i prodotti per i mercati UE, Africa e Medio Oriente”.

I lavoratori di Carinaro non ci stanno: “E comunque sia – si lamentano al Mattino di Napoli – nell’opinione pubblica il nostro problema sembra risolto, invece non è così visto che su 815 persone, soltanto 320, con un turno da 6 ore, continueranno a lavorare e – incalzano – vorremmo proprio sapere quanti accetteranno uscita agevolata o trasferimenti”.

Al referendum che si terrà il 13 e 14 luglio, gli operai sono chiamati ad esprimersi sull’ipotesi di accordo. “ E’ solo una presa in giro- gridano gli operai – è ovvio che, soprattutto attraverso il contributo del Nord, che non è stato penalizzato come il Sud – vincerà il si”.

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Autore: Donato Paolino

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