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Xylella causa del disseccamento degli olivi salentini: lo conferma il Cnr

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Roma, 30 marzo 2016 – La Xylella Fastidiosa è la causa del disseccamento degli olivi del Salento. Lo conferma uno studio del Cnr, il Centro Nazionale delle Ricerche, condotto per conto dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Il team di ricercatori del Cnr ha sottoposto a sperimentazione non solo l’olivo, anche altre colture mediterranee come uva, limoni, mandorle, ciliege, prugne e alberi come olmo, oleandro, leccio e mirto, sottoponendoli al batterio, sia per inoculazione diretta sia usando insetti come vettori della Xylella Fastidiosa CoDiRO.

“Tali risultati confermano che il ceppo CoDiRO di Xylella fastidiosa provoca il deperimento dell’olivo. Si tratta di un importante passo avanti, in quanto potremo valutare con precisione il rischio che un’epidemia si diffonda dalla Puglia solo se colmeremo le lacune nelle conoscenze sulla gamma di piante ospiti e sull’epidemiologia del ceppo pugliese” ha spiegato in una nota il dott. Giuseppe Stancanelli, a capo dell’Unità “Salute animale e vegetale” dell’Efsa.

Nel corso della sperimentazione è emerso che le piante di olivo sottoposte a inoculazione diretta hanno evidenziato gli stessi sintomi osservati sulle piante coltivate all’aperto, deperimento e disseccamento. Anche se, spiegano i ricercatori, non tutte le varietà di olivo hanno risposto in modo eguale. Sembra, infatti, che il batterio Xylella ci metta più tempo a colonizzare le varietà di Coratina, Leccino e Frantoio rispetto alla Cellina di Nardò, che è una delle varietà coltivate più comuni della zona contaminata.

Anche per questo motivo, i ricercatori del Cnr ritengono che occorrano più test su un numero maggiore di varietà di piante per capire le diverse risposte fisiologiche dell’olivo all’aggressione del batterio.

Per quanto riguarda i test effettuati si piante di agrumi, vite o leccio nessuna di esse è risultata positiva al batterio della Xylella fastidiosa dopo l’esposizione infettiva o le inoculazioni dirette. Maggiori test si rendono invece necessari per le drupacee come pesco e susino. Gli esperimenti sul campo continueranno per altri dieci anni mentre le piante inoculate saranno tenute sotto osservazione almeno per un’altra stagione vegetativa.

“I risultati di questo progetto riducono in modo significativo le incertezze che circondano i rischi collegati al ceppo CoDiRO della Xylella fastidiosa per il territorio dell’UE e contribuiranno a pianificare le ricerche future. Successivi esperimenti su campo e in laboratorio dovranno esplorare ulteriormente le risposte dell’olivo mediterraneo, con l’obiettivo di individuare varietà tolleranti o resistenti che possano essere coltivate dagli agricoltori nelle zone colpite da X. fastidiosa” conclude il dott. Giuseppe Stancanelli.

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